On 10 Oct 2020, at 09:42, Giovanni Biscuolo <giovanni@biscuolo.net> wrote:

Buongiorno,

scusate l'OT ma sulla questione del rapporto tra automazione e lavoro
credo occorra almeno un minimo di prospettiva storica, altrimenti sembra
tutto nuovo e NON lo è.


Vero: ne parlava Karl Marx, ma citarlo in era neoliberista è diventata una bestemmia.
La narrativa oggi, anche della sinistra, è tutt’altra e omologata (“Abbiamo una banca”), come fa notare Vincenzo Visco
(https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2020/10/il-liberismo-non-è-mai-stato-di-sinistra-v.-visco-domani.pdf).

Tuttavia lo splendore e la pulizia del mondo tecnologico abbaglia: basta vedere lo spot televisivo di Amazon, che mostra proprio un lavoratore in un magazzino, che si vanta di aver raggiunto un buon posto di lavoro, anche senza aver completato gli studi.

Come se nesce, se non con una rivoluzione, come diceva Marx?

Purtroppo i lavoratori sono rassegnati e si sentono colpevoli anziché vittime e i politici restano affascinati dalle Big Tech di successo e fanno loro tappeti rossi.

Basta scrivere saggi come quelli di Piketty (Capital and ideology) e Quintarelli (Capitalismo Immateriale)?

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Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> writes:

On 9 Oct 2020, at 10:56, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:

I robot erano troppo efficienti. Potevano portare gli oggetti così
rapidamente che le aspettative di produttività per i lavoratori sono più
che raddoppiate, secondo un ex direttore operativo senior che ha visto
la trasformazione. E hanno continuato a salire. Nel tipo di magazzino
più comune, gli operai chiamati raccoglitori - che in precedenza
dovevano prelevare e scansionare circa 100 articoli all'ora - dovevano
raggiungere velocità fino a 400 all'ora nei centri di appagamento
robotizzati.

Questo è un tipico esempio dell’evoluzione del lavoro con l’adozione
di tecniche di AI.

No: non è una evoluzione del lavoro (alienato) ma è l'ESSENZA delle
tecniche di automazione in ASSENZA di regole che VIETINO anche solo di
IMMAGINARE che l'uomo possa essere USATO alla stregua di una APPENDICE
di una macchina.

Non è un effetto collaterale, è l'elemento principale del lavoro
alienato [1] del quale l'automazione è elemento FONDANTE.

Non si è MAI visto sulla faccia della terra un lavoratore **dipendente**
che possiede una macchina come AUSILIO del priprio lavoro, questo NON è
secondario.

La stessa IDENTICA dinamica è osservabile in ciascuna delle tre
rivuluzioni industriali (circa 1750, 1870 e 1970) che non sono MAI state
accompagnate da una adeguata EVOLUZIONE SOCIALE con relative politiche e
regole ADEGUATE, le politiche del "mercato del lavoro"... stendiamo un
velo pietoso.

Le regole, spesso RAFFAZZONATE, sono SEMPRE arrivate dopo, a seguito di
tensioni sociali più o meno pesanti, e sempre applicate MOLTO
controvoglia... e si vede ancora oggi.

Noi siamo dentro, IN PIENO, nella terza rivoluzione industriale partita
nel 1970; l'introduzione progressiva del software (quindi anche l'AI
Narrow) nell'automazione dei processi invece che umanizzare
l'automazione sta disumanizzando quel poco che è restato finora immune
perché non automatizzabile, compresi i c.d. "lavori intellettuali" e
"lavori della conoscenza" (con effetti al contempo devastanti e
illuminanti, ancora poco apprezzati se non da pochi).

Tutto questo, sebbene qualcuno sta impiega ingenti mezzi per farlo
credere, NON è inevitabile ma frutto di specifiche politiche sociali ben
modulate in funzione delle necessità socio-economiche e geopolitiche del
momento.

Lo dico "al contrario": questo tipo di "evoluzione del lavoro" NON è un
fenomeno regolato dalle stesse leggi sull'evoluzione dalla specie di
darwiniana concezione, il "darwinismo sociale" è FALSO.

Si creano due fasce estreme di lavori:
1. Lavori altamente specializzati e ben pagati, ma pochi di numero,
per chi sviluppa i sistemi stessi

La fascia estrema della curva è fatta senza dubbio di questi lavoratori
ma quelli ben pagati (e soddisfatti del proprio lavoro in generale) sono
pochissimi rispetto all'universo mondo di chi lavora "nel digitale" e
sono usati troppo spesso come artificio retorico propagandistico nelle
apologie dei presunti benefici del sistema, per nascondere le reali
condizioni precarie della stragrande maggioranza di essi: Casilli con
«En attendant les robots» docet (non cito il titolo italiano, per
carità).

2. Lavori ripetitivi e sottopagati, al servizio delle macchine,
laddove le macchine non funzionano.

Da quanto MI PARE si riesca ad osservare almeno dagli ultimi 150 anni di
storia dell'automazione non sono MAI esistite macchine autonome
ECONOMICHE in grado di sostituire il lavoro umano in TUTTE le fasi del
processo di produzione (compresa l'erogazione di un servizio), quindi in
moltissimi casi "le macchine non funzionano"... PERFINO nel settore AI
:-O

Il caso dei magazzini automatizzati è ECLATANTE (ma non certo unico):
sostituire i "runner" che devono prendere il prodotto dallo scaffale è
diventato economicamente vantaggioso perché i sistemi completamente
automatici che lo fanno sono:

1. più economici (da qualche tempo) della somma dei "runner"

2. più efficienti perché usano algoritmi di allocazione dinamica dello
spazio

Però sostituire i "raccoglitori" NON è economicamente vantaggioso SOLO
perché sostituirli con sistemi automatici costerebbe di più della somma
degli stipendi di tutti loro messi assieme; invece costringere i
"raccoglitori" a lavorare ai ritmi imposti da chi li equipara ad
appendici delle macchine costa meno.

Questo processo, ovvero "usare le persone come macchine" dipende dal
contesto sociale E tecnologico nel quale agiscono gli elementi 1 e 2
citati sopra, declinati per lo specifico ambito lavorativo: dai
ciclofattorini ai minatori di cobalto.

Perché quelle che dovrebbero essere conquiste inoppugnabili delle nostre
società vengono messe periodicamente in discussione ogni qual volta
viene introdotto un "elemento magico" di PSEUDO novità, in questo caso
l'uso del software e dei robot intelligentissimi?

Il film di Ken Loach, Sorry we missed you
(https://en.wikipedia.org/wiki/Sorry_We_Missed_You).

Chapeau Ken Loach!

Segnalo anche:
https://it.wikipedia.org/wiki/La_classe_operaia_va_in_paradiso
«La classe operaia va in paradiso» di Elio Petri, 1971


Saluti, Giovanni.



[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Alienazione

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Giovanni Biscuolo