Buongiorno,
scusate l'OT ma sulla questione del rapporto tra automazione e lavoro
credo occorra almeno un minimo di prospettiva storica, altrimenti sembra
tutto nuovo e NON lo è.
Vero: ne parlava Karl Marx, ma citarlo in era neoliberista è diventata una bestemmia.
La narrativa oggi, anche della sinistra, è tutt’altra e omologata (“Abbiamo una banca”), come fa notare Vincenzo Visco
Tuttavia lo splendore e la pulizia del mondo tecnologico abbaglia: basta vedere lo spot televisivo di Amazon, che mostra proprio un lavoratore in un magazzino, che si vanta di aver raggiunto un buon posto di lavoro, anche senza aver completato gli studi.
Come se nesce, se non con una rivoluzione, come diceva Marx?
Purtroppo i lavoratori sono rassegnati e si sentono colpevoli anziché vittime e i politici restano affascinati dalle Big Tech di successo e fanno loro tappeti rossi.
Basta scrivere saggi come quelli di Piketty (
Capital and ideology) e Quintarelli (Capitalismo Immateriale)?
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Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> writes:On 9 Oct 2020, at 10:56, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:
I robot erano troppo efficienti. Potevano portare gli oggetti così
rapidamente che le aspettative di produttività per i lavoratori sono più
che raddoppiate, secondo un ex direttore operativo senior che ha visto
la trasformazione. E hanno continuato a salire. Nel tipo di magazzino
più comune, gli operai chiamati raccoglitori - che in precedenza
dovevano prelevare e scansionare circa 100 articoli all'ora - dovevano
raggiungere velocità fino a 400 all'ora nei centri di appagamento
robotizzati.
Questo è un tipico esempio dell’evoluzione del lavoro con l’adozione
di tecniche di AI.
No: non è una evoluzione del lavoro (alienato) ma è l'ESSENZA delletecniche di automazione in ASSENZA di regole che VIETINO anche solo diIMMAGINARE che l'uomo possa essere USATO alla stregua di una APPENDICEdi una macchina.Non è un effetto collaterale, è l'elemento principale del lavoroalienato [1] del quale l'automazione è elemento FONDANTE.Non si è MAI visto sulla faccia della terra un lavoratore **dipendente**che possiede una macchina come AUSILIO del priprio lavoro, questo NON èsecondario.La stessa IDENTICA dinamica è osservabile in ciascuna delle trerivuluzioni industriali (circa 1750, 1870 e 1970) che non sono MAI stateaccompagnate da una adeguata EVOLUZIONE SOCIALE con relative politiche eregole ADEGUATE, le politiche del "mercato del lavoro"... stendiamo unvelo pietoso.Le regole, spesso RAFFAZZONATE, sono SEMPRE arrivate dopo, a seguito ditensioni sociali più o meno pesanti, e sempre applicate MOLTOcontrovoglia... e si vede ancora oggi.Noi siamo dentro, IN PIENO, nella terza rivoluzione industriale partitanel 1970; l'introduzione progressiva del software (quindi anche l'AINarrow) nell'automazione dei processi invece che umanizzarel'automazione sta disumanizzando quel poco che è restato finora immuneperché non automatizzabile, compresi i c.d. "lavori intellettuali" e"lavori della conoscenza" (con effetti al contempo devastanti eilluminanti, ancora poco apprezzati se non da pochi).Tutto questo, sebbene qualcuno sta impiega ingenti mezzi per farlocredere, NON è inevitabile ma frutto di specifiche politiche sociali benmodulate in funzione delle necessità socio-economiche e geopolitiche delmomento.Lo dico "al contrario": questo tipo di "evoluzione del lavoro" NON è unfenomeno regolato dalle stesse leggi sull'evoluzione dalla specie didarwiniana concezione, il "darwinismo sociale" è FALSO.Si creano due fasce estreme di lavori:
1. Lavori altamente specializzati e ben pagati, ma pochi di numero,
per chi sviluppa i sistemi stessi
La fascia estrema della curva è fatta senza dubbio di questi lavoratorima quelli ben pagati (e soddisfatti del proprio lavoro in generale) sonopochissimi rispetto all'universo mondo di chi lavora "nel digitale" esono usati troppo spesso come artificio retorico propagandistico nelleapologie dei presunti benefici del sistema, per nascondere le realicondizioni precarie della stragrande maggioranza di essi: Casilli con«En attendant les robots» docet (non cito il titolo italiano, percarità).2. Lavori ripetitivi e sottopagati, al servizio delle macchine,
laddove le macchine non funzionano.
Da quanto MI PARE si riesca ad osservare almeno dagli ultimi 150 anni distoria dell'automazione non sono MAI esistite macchine autonomeECONOMICHE in grado di sostituire il lavoro umano in TUTTE le fasi delprocesso di produzione (compresa l'erogazione di un servizio), quindi inmoltissimi casi "le macchine non funzionano"... PERFINO nel settore AI:-OIl caso dei magazzini automatizzati è ECLATANTE (ma non certo unico):sostituire i "runner" che devono prendere il prodotto dallo scaffale èdiventato economicamente vantaggioso perché i sistemi completamenteautomatici che lo fanno sono:1. più economici (da qualche tempo) della somma dei "runner"2. più efficienti perché usano algoritmi di allocazione dinamica dellospazioPerò sostituire i "raccoglitori" NON è economicamente vantaggioso SOLOperché sostituirli con sistemi automatici costerebbe di più della sommadegli stipendi di tutti loro messi assieme; invece costringere i"raccoglitori" a lavorare ai ritmi imposti da chi li equipara adappendici delle macchine costa meno.Questo processo, ovvero "usare le persone come macchine" dipende dalcontesto sociale E tecnologico nel quale agiscono gli elementi 1 e 2citati sopra, declinati per lo specifico ambito lavorativo: daiciclofattorini ai minatori di cobalto.Perché quelle che dovrebbero essere conquiste inoppugnabili delle nostresocietà vengono messe periodicamente in discussione ogni qual voltaviene introdotto un "elemento magico" di PSEUDO novità, in questo casol'uso del software e dei robot intelligentissimi?Il film di Ken Loach, Sorry we missed you
(https://en.wikipedia.org/wiki/Sorry_We_Missed_You).
Chapeau Ken Loach!Segnalo anche:https://it.wikipedia.org/wiki/La_classe_operaia_va_in_paradiso«La classe operaia va in paradiso» di Elio Petri, 1971Saluti, Giovanni.[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Alienazione-- Giovanni Biscuolo