Per una questione di età son nuovo di questa terra e Morozov - prima dell'estate passata (ho scambiato qualche mail con lui per un indagine che stavo facendo per Liquida) - non lo conoscevo. Ora: oggi ho letto con calma l'articolo in questione. E dire che le argomentazioni mi siano sembrate non sostenibili è dir poco. Non voglio scendere nei dettagli, ma questo continuare a dire "Internet avrebbe dovuto fare X, ed invece siamo ancora nella situazione Y" mi sembra superficiale perché non tiene conto (mai nell'articolo in questione) della dimensione temporale del fenomeno. E cioè del fatto che ne deve passare di tempo perché un paradigma cambi completamente. Rispetto a quello che dice ad esempio nei punti 3 e 4, è ovvio che la consapevolezza politica e di controllo del potere di una cultura (in questa caso quella occidentale) non possa cambiare nel corso di 15 anni. E nessuno dice che grazie ad Internet l'abbia fatto. Per non parlare di abomini tipo "Siamo sicuri che maggiore informazione si traduca in maggiori possibilità di raddrizzare ciò che non funziona? Non necessariamente." "Internet è ormai una televisione via cavo alla massima potenza" "Altro pericolo incombente è che perfino le notizie che leggiamo arriveranno sempre più spesso da fonti selezionate, quali i nostri amici su Facebook, che potrebbero restringere la gamma di opinioni alle quali siamo esposti." Ma l'intento di questa mail è un altro. Vi volevo chiedere, a voi che seguite quel che succede in Rete da ben più anni di me, e conoscete sicuramente meglio il corpus teorico di cui Morozov si serve, perché è autorevole? Che testo mi suggerireste da leggere? Detta in modo brutale: perché lo stiamo ad ascoltare? Lo chiedo con umilità e curiosità semplicemente perchè, se non avessi letto l'autore, l'avrei tranquillamente potuto scambiare per un editoriale di qualche tronfio trombone italiano che vuole sgonfiare una bolla semplicemente perché non ne riesce a beneficiare anche lui. Ringrazio in anticipo chi, spero, mi darà qualche link per approfondire le letture. Grazie mdr 2010/4/29 <a.dicorinto@uniroma1.it>:
Mah.... Morozov fa l'errore esattamente opposto a quello degli entusiasti e degli ottimisti che decantano le virtù salvifiche e democratiche di Internet. Fermo il fatto che la "risposta" di Luca è molto azzeccata e praticamente perfetta per il livello di astrazione che offre, la riflessione che mi viene da fare è che in tanti, prima di Morozov, abbiamo ragionato, detto e scritto dei "pericoli" legati a un'interpretazione acritica degli usi sociali di Internet, ricordando che il senso di una tecnica è sempre dato dai suoi utilizzatori e che Internet forse non fa rima con libertà ma "è progettata" per poterlo fare.
Da questo punto di vista segnalo che tra le analisi delle culture critiche di Internet i testi di Geert Loovink e Bifo sono ancora insuperati, ma il libro che vi consiglio di leggere è Cybersoviet di Carlo Formenti.In esso Formenti decostruisce i miti di Internet (non è vro che sia democratica, perchè non è vero che la rete non possa essere controllata, la sua trasparenza non è sempre buona e gli sciami che la popolano non sono sempre intelligenti). Dopo aver ingaggiato un pesante corpo a corpo con le teorie democratiche e postdemocratiche legate a Internet e lascia a noi le conclusioni sul che fare per trasformare Internet in uno strumento di libertà. La mia recensione del libro è qui: http://bit.ly/aEDs0L Il video della presentazione qui: http://www.youtube.com/watch?v=0TSctmTu7Ig
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