Ciao Guido e Antonio On Tue, 19 Jan 2021 09:11:32 +0100 Antonio Iacono wrote:
"D’altra parte, per regolare le comunicazioni radiofoniche e televisive, abbiamo a suo tempo fatto ricorso alla nozione di etere come bene pubblico, pur sapendo benissimo che l’etere non esiste. Un colpo d’ingegno ideativo da cui si può trarre ispirazione spingendosi su un piano di astrazione ancora più alto: la stessa facoltà del linguaggio è un bene comune, e nessuno, nell’infosfera, può di fatto impadronirsene."
Uau, una proposta choc e, almeno in questo periodo, controcorrente. Per quello che possa valere ha tutto il mio appoggio.
Non so se tu sia ironico ma che "l'informazione vuole essere libera", che la Conoscenza, OGNI forma di Conoscenza, debba essere Patrimonio inalientabile dell'Umanità intera è un tema piuttosto antico. Almeno dal 1984, alla prima "hacker conference" del 1984, fu Brand a sostenere (in una prospettiva assolutamente statunitense) che
On the one hand information wants to be expensive, because it’s so valuable. The right information in the right place just changes your life. On the other hand, information wants to be free, because the cost of getting it out is getting lower and lower all the time. So you have these two fighting against each other.
Tema poi ripreso e rielaborato da Stallman, Barlow etc... Forse ne abbiamo rimosso la memoria, ma sono DECENNI che gli hacker sostengono proprio questo! D'altro canto, non stiamo parlando di Informazione, che esiste solo nella mente umana come esperienza soggettiva di pensiero comunicabile (e dunque essendo qualificata per la propria comunicabilità... l'informazione NASCE ed ESISTE per essere comunicata, messa in comune). Stiamo parlando di DATI, ovvero rappresentaioni di INFORMAZIONI. E stiamo parlando in particolare di dati ESPRESSI, non di dati EMESSI (entrambi componenti rilevanti della infosfera contemporanea) E questi due tipi di dato vanno regolamentati in modo diverso. (e personalmente non credo che il concetto di privacy colga appieno l'essenza della protezione necessaria ai dati emessi dalle persone) D'altronde, se la comunicazione e la conoscenza sono patrimonio comune di cui nessuno può impadronirsi, questo non vale solo per i social! Vale per chiunque possa impedire accesso alla conoscenza col copyright. E d'altro canto deve anche garantire ad ogni persona il diritto di NON esprimere un concetto che NON condivide. Che sia il saluto al Führer in una Germania nazista (ovvero qualcosa di condiviso dalla maggioranza) o l'opinione disgustosa ed irritante che personalmente non condivide.
Allo stato attuale delle cose, l’ipotesi che siano agenzie pubbliche anche sovranazionali a gestire lo spazio delle interazioni sociali, per quanto non priva di difficoltà, andrebbe percorsa.
Una considerazione simile a quella proposta da Juan Carlos in questo articolo sulla stampa https://www.lastampa.it/topnews/tempi-moderni/2021/01/13/news/missione-socia... E' probabile che sia un compromesso comprensibile (e dunque accettabile) da molti nel breve periodo, ma attenzione che rischia di spostare il problema, senza risolverlo. E' un po' come se dicessimo che lo Stato dovrebbe fornire gratuitamente a tutti scribi capaci e professionali... per scrivere e leggere le proprie comunicazioni: forse risolverebbe il problema del potere della IWriteForEverybodyForFree Corp. ma non libererebbe alcun cittadino. Lo Stato deve mettere tutti in condizione di leggere e scrivere da sé.
Si tratta di un ragionamento ancora da sviluppare nel dibattito pubblico, anche affrontando a viso aperto alcuni dogmi liberisti.
Beh finalmente questo iniziano a sostenerlo anche diversi liberisti! :-D Tuttavia lo fanno a denti stretti e con una profonda insicurezza (assolutamente comprensibile, sia chiaro! non è facile accettare di aver ciccato per decenni la propria interpretazione del mondo!) Attenzione però a non perdere di vista il nucleo del problema. Lo esprimo con le parole di Juan Carlos:
l’estrema concentrazione di potere (economico, civile, politico) delle piattaforme. Un pugno di uomini residenti negli Stati Uniti prende decisioni - non di rado opportunistiche - che riguardano la sfera comunicativa di miliardi di persone.
E' facile risolvere questo problema se ignoriamo per un momento i "dogmi liberisti" (purtroppo profondamente radicati nella coscienza di molti): basta porre limiti superiori. Al numero di utenti che una azienda privata può servire. Alla ricchezza individuale. E così via. Se poniamo limiti superiori, vincolati magari a quelli inferiori, molti degli incentivi a competere vengono bilanciati da incentivi a collaborare. Ma quanti liberisti potranno anche solo accettare di prendere in considerazione una soluzione così semplice? Ad oggi, temo, ancora pochi. Temo che serviranno ancora molti altri traumi collettivi. Giacomo