On 05/04/2020, Roberto Dolci <rob.dolci@aizoon.us> wrote:
Seguendo l'esperienza cinese, pubblicata a piu' riprese su WHO e New England Journal of Medicine (https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc2001468) il contact tracing e' estramente utile per risalire a ritroso nel tempo e capire chi ha probabilita' di essere infetto e quindi contagioso.
Sono certo che sarebbe un'ottima tecnica per monitorare il bestiame. Tuttavia prima di applicarla a persone, vorrei la certezza che questi potenziali infetti vengano testati, per verificare se siano effettivamente contagiosi ed applicare anche a loro l'algoritmo, ricorsivamente. Ad oggi si stimano in italia circa 6 milioni di infetti. Immaginiamo di individuarli tutti: 6 milioni di tamponi andati. Poi ci sono i contatti: immaginiamo 4 contatti a persona, altri 24 milioni di tamponi. In totale 30 milioni di tamponi. Da fare in quanti giorni? Due? Tre? Se ci mettiamo 14 giorni a testarli tutti, questi 24 milioni di contatti, avremo (almeno) altri 4 contatti da testare per ogni infetto. E questo considerando un singolo test per ogni persona, mentre per molti (ad esempio il personale sanitario) i test andrebbero ripetuti periodicamente. Il tempo è una dimensione sulla quale siamo sempre meno abituati a ragionare. Noi informatici per primi. Qualsiasi sistema di tracciamento si scontra con questa semplice ma ineluttabile realtà: senza decine di milioni test rapidi ed il personale per effettuarli su vastissima scala in un paio di giorni, qualsiasi soluzione di tracciamento sarà completamente inutile. E con tale disponibilità di test e personale, risulta comunque più semplice e sicuro testare l'intera popolazione nazionale. Che poi il governo cinese decanti le lodi del proprio sistema di sorveglianza non mi sorprende affatto. D'altronde è ancora un po' presto per decantare apertamente le lodi del proprio sistema di oppressione. Un passo alla volta. Giacomo