"Non è il nostro lavoro censurare nessuno, ma certamente è la prima posizione ufficiale presa per non finanziare attraverso la pubblicità programmatica (cioè quella che grazie alla profilazione segue l’utente nella navigazione, ndr) contenuti non in linea con i nostri valori, divisivi, dispregiativi, meno che mai estremisti. Avevamo personalmente posto il problema a Facebook e Google ancora prima che la campagna elettorale di Donald Trump mostrasse in maniera evidente il problema. Quello che abbiamo visto è una crescita della loro consapevolezza. Dopo il caso di Trump altre aziende hanno iniziato sempre di più a trovarsi su siti come quelli legati al radicalismo islamico. Va detto che il fenomeno non è grande dal punto di vista economico, ma è imbarazzante e non è nemmeno giusto. Ci siamo trovati ad affrontare il problema tecnico e la soluzione è stata la creazione di una white list, cioè una lista di siti, diversi da paese a paese, che Wpp, Facebook e Google devono anche manutenere nel tempo. Preferiamo perdere qualche opportunità di seguire a basso costo i clienti piuttosto che fare una cosa che non fa bene al brand, al buon giornalismo, e non è nell’interesse della società. È un principio in cui credo fermamente. Ora altri stanno cominciando a dire che forse dovremmo fare tutti così" Chi l'ha detto? Vi passo un indizio. VC.