Carlo,
 
ti ringrazio per le conferme riguardo ad ACTA e alla relazione del trattato con le normative europee e in particolare italiana.
A me pare che lo sbilanciamento di cui scrivi, pero', resti in buona parte solo sulla carta, e non nell'applicazione concreta dei diritti d'autore su Internet.
Le due direttive piu' importanti (quella del 2001 e quella del 2004 sull'enforcement) hanno si ribadito con forza la volonta' politica di tutelare il diritto d'autore in modo classico, con la tecnica dell'esclusiva, ma al tempo stesso, per motivi politici, per poca convinzione e anche per la crescita smisurata del potere di altri settori industriali con interessi diametramelmente opposti (le Internet companies, gli ISPs), non hanno trovato reale applicazione, almeno in alcune delle sue disposizioni piu' importanti. Se cio' fosse accaduto, probabilmente i titolari dei diritti avrebbero potuto contare su rimedi pienamente in linea con i principi della tutela giuridisdizionale che li avrebbero resi meno impopolari.
In molti Paesi europei e' di fatto inesistente o apertamente osteggiata la tutela di cui agli articoli 8.3 della direttiva 2001/29 e dell'art. 11  della direttiva 2004/48 (tutela del diritto d'autore per mezzo di ingiunzioni contro intermediari i cui servizi siano utilizzati per violazioni on-line) e non e' applicato nemmeno il diritto di informazione di cui all'art. 8 della direttiva del 2004 /48. Inoltre, la direttiva sul commercio elettronico del 2000 e' stata interpretata a livello nazionale nel senso di rendere praticamente impossibili/lentisissime/costose/inefficaci le procedure di c.d. notice-and-take-down  e di spostare sui titolari dei diritti d'autore l'onere e i costi del controllo di legalita', a tutela dell' "innovazione" e della "liberta' d'impresa" di chi mette su, per esempio, una piattaforma di user-generated content o un social network.
A me tutto cio' fa capire che, di fatto, fino ad ora ci sia stata la precisa volonta' politica di lasciare le direttive sulla carta, almeno per cio' che riguarda Internet, a vantaggio di quei settori strategici che della gratuita' e liberta' dei contenuti (altrui) hanno beneficiato in maniera massicia. Ecco perche' ACTA pare a molti tanto pericoloso, pur essendo qualcosa di meno rispetto a cio' che abbiamo gia' in Europa.
Giuseppe

 
Il giorno 16 febbraio 2012 12:19, Blengino <blengino@penalistiassociati.it> ha scritto:

ACTA è nato male, e proseguirà peggio. La segretezza nelle trattative e la poca trasparenza (non so se dettate dal timore del”popolo del web”) hanno inquinato la discussione sul trattato, esacerbando i toni in un crescendo mediatico solo parzialmente giustificato, e soprattutto improduttivo e sterile.

Concordo con Te Giuseppe: non riesco a vedere nelle disposizioni di ACTA maggiori pericoli per il web di quanti non se ne annidino nelle normative in vigore o in fieri in Europa. Non per nulla la Corte deve intervenire per bilanciare giudizialmente ciò che legislativamente bilanciato non è. In vero alcuni passaggi di ACTA mi inquietano, e son gli stessi che hanno frenato e stoppato IPRED2: mi riferisco alle possibili “ingerenze” nei procedimenti e in ipotizzabili (e già infruttuosamente tentati) atti di autotutela dei titolari (comprese le associazioni e gli enti esponenziali dei titolari dei dir.connessi). Per il resto, se guardiamo ad es. alla normativa italiana, ACTA è sin più moderato, ad esempio nell’enforcement penale.

Il punto è che stiamo rimestando in un sistema fallimentare e rafforzando una normativa oggi insostenibile. Di ciò ne pagano le maggiori conseguenze proprio gli autori. Però vallo a spiegare....

 


Da: giuseppe mazziotti [mailto:giuseppe.mazziotti@gmail.com]
Inviato: giovedì 16 febbraio 2012 11.56
A: a.dicorinto@uniroma1.it
Cc: blengino@penalistiassociati.it; nexa@server-nexa.polito.it
Oggetto: Re: Re: [nexa] Sabam atto II

 

Caro Arturo

 

anch'io ho studiato il trattato (anche per motivi di lavoro, oltre che per interesse personale) e ho anche letto attentamente i tuoi articoli, che trovo sempre molto interessanti e suggestivi.

Francamente, non credo ACTA sia soltanto nell'interesse degli USA: anche l'Europa ne beneficierebbe, non tanto nel Mercato Interno (perche' ACTA non aggiunge nulla al diritto europeo) ma nei rapporti con i Paesi parte del trattato, dal punto di vista della reciprocita' del trattamento. A me pare che alcune disposizioni dell'accordo TRIPS del 1994 (in sede di WTO, e quindi valide nei confronti dei c.d. BRICs) contengano gia' i principi tanto criticati di ACTA, solo che quest'ultimo li attualizza, per un numero di Stati contraenti piu' limitati, prendendo esplicitamente in considerazione l'ambiente digitale. E' chiaro che un trattato anti-contraffazione e' per definizione uno strumento a tutela di Paesi esportatori di tecnologie e contenuti a livello industriale e ACTA intende armonizzare le procedure di enforcement tra i Paesi firmatari (un  numero limitato, quindi). Se parli di fallimento, e' gia' un fallimento in se' dal punto di vista politico che un trattato del genere si stato negoziato soltanto tra Stati che, per la maggior parte, assicurano un livello di protezione della proprieta' intellettuale molto alto, almeno sulla carta (la situazione della UE e'esemplare su questo fronte). E' evidente che ACTA nulla puo' e potra' nei confronti di Paesi come la Cina e la Russia, dove intere economie si basano sul free riding e sulla contraffazione. Alla fine dei conti, inizialmente l'idea di ACTA l'hanno avuta la Finlandia e il Giappone, non gli USA...

Saluti, G.



 

Il giorno 16 febbraio 2012 11:39, <a.dicorinto@uniroma1.it> ha scritto:

Appunto, Giuseppe, "noi detrattori", che ci siamo scagliati contro ACTA, l'abbiamo studiato il trattato, e abbiamo capito che è inutile dal punto di vista della IP protection ma promette di fare più danni di quanti ne possa riparare. Abbiamo anche chiarito che dietro ACTA c'è una guerra ecopnomica e geopolitica, e un tentativo egemonico culturale e legale degli USA che è destinato al fallimento, soprattutto fuori dei confini dell'Europa.

Qui c'è quello che ho detto e scritto in proposito:

http://articolo21.org/4810/notizia/tutti-contro-lacta.html
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ma-il-copyright-%C3%A3%C2%A8-un-diritto-naturale/2173576
http://www.dicorinto.it/temi/innovazione/la-repubblica-dietro-il-risiko-dellacta-minaccia-globale-alla-liberta
http://www.dicorinto.it/temi/diritti_digitali/intervista-di-corintoi-su-acta-per-la-radio-slovena
http://www.dicorinto.it/temi/innovazione/arcireport-acta-una-guerra-politica
http://www.euractiv.com/infosociety/acta-activates-european-civil-society-news-510533

**********************
“The Net interprets censorship as damage and routes around it.”
– John Gilmore

-----nexa-bounces@server-nexa.polito.it ha scritto: -----

Per: Blengino <blengino@penalistiassociati.it>
Da: giuseppe mazziotti
Inviato da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it
Data: 16/02/2012 11.22AM
Cc: Nexa <nexa@server-nexa.polito.it>
Oggetto: Re: [nexa] Sabam atto II

 

Ciao Carlo,

 

si chetera' un po' SABAM, ma dovrebbero anche chetarsi tutti quelli che nelle ultime settimane hanno paventato la fine del mondo e della liberta' su Internet con ACTA (se mai verra' ratificato dall'Europa). La Corte di Giustizia, emanando le sentenze sui due casi di SABAM (contro Scarlet e Netlog), si e' mossa in un contesto legislativo, e cioe' il diritto UE, che non cambiera' per via di ACTA, e anzi prevede tutele e strumenti superiori per la tutela dei diritti d'autore rispetto ad ACTA stesso (penso alla direttiva Enforcement del 2004 e all'articolo 8.3 della direttiva Information Society del 2001). Mi chiedo perche' tutti i detrattori di ACTA si siano scagliati contro questo Trattato senza scagliarsi contro le direttive europee... non mi pare un atteggiamento serio e responsabile.

 

Una soluzione per la tutela dei contenuti protetti professionalmente dovra' pur trovarsi nel prossimo futuro, altrimenti si protrarra' la situazione di ingiustificato (e gigantesco) arricchimento che ha contraddistinto la "liberta' di business" degli ISPs e delle Internet companies, coi contenuti prodotti da qualcun altro. A questo proposito, segnalo un bel libro di Robert Levine:

 

La Corte di Giustizia oggi ci ha soltanto detto che la soluzione non puo' essere un sistema di filtraggio generale e preventivo, punto.

Cari saluti

Giuseppe

Il giorno 16 febbraio 2012 10:51, Blengino <blengino@penalistiassociati.it> ha scritto:

Confermata SABAM SCARLET in C-360/10 http://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2012-02/cp120011en.pdf

 

Il quesito era:

Se le direttive 2001/29 1 e 2004/48 2, lette in combinato disposto con le direttive 95/463, 2000/31 4 e 2002/58 5, interpretate, in particolare, alla luce degli artt. 8 e 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, consentano agli Stati membri di autorizzare un giudice nazionale, adito nell'ambito di un procedimento nel merito e in base alla sola disposizione di legge che prevede che: "Essi (i giudici nazionali) possono altresì emettere un'ingiunzione recante un provvedimento inibitorio nei confronti di intermediari i cui servizi siano utilizzati da un terzo per violare il diritto d'autore o un diritto connesso", ad ordinare ad un fornitore di servizi di hosting di predisporre, nei confronti della sua intera clientela, in abstracto e a titolo preventivo, esclusivamente a sue spese e senza limitazioni nel tempo, un sistema di filtraggio della maggior parte delle informazioni che vengono memorizzate sui suoi server, al fine di individuare file elettronici contenenti un'opera musicale, cinematografica o audiovisiva sulla quale la SABAM affermi di vantare diritti, e in seguito di bloccare il trasferimento di questi file.

 

Si sarà chetata la SIAE belga?


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