Se è un Foia, non c'è bisogno di un interesse specifico, lo può presentare chiunque (quindi, niente limite siggettivo)L'unico limite oggettivo che mi viene in mente le università potrebbero opporre, sarebbero i profili di segreto industriali o know how connessi ai contratti di fornitura.
Scusatemi ma... credo esistono approcci (legali) estremamente
piu' semplici.
Sono un dipendente di un Ateneo. Fino al 15/01/2025 ero responsabile di un settore [1]. Dal 15/01/2025 sono stato "migrato" alla Divisione Informatica [2].
Gia' prima --ad esempio-- ho gestito acquisti di infrastrutture hardware (rigorosamente "in convenzione CONSIP") per decine di migliaia di euro (nota a latere: l'hardware, a distanza di 7 mesi *NON* è stato ancora consegnato... ma questa è un'altra storia).
Mi confronto *QUOTIDIANAMENTE* con il responsabile acquisti "sotto soglia" [3]. Abbiamo (entrambi) le idee abbastanza chiare sulla normativa, specie in ambito "trasparenza" (ricordo a tutti che parliamo di PP.AA.). Conosciamo ANAC e entrambi sappiamo che tutti i flussi di acquisto vengono tracciati centralmente e... *CENSITI*, in modo abbastanza "moderno" [4]. ANAC, inoltre, fa un lavoro egregio in termini di trasparenza e di OpenData: mette a disposizione dati "grezzi" che chiunque (...che è capace di gestire un set di qualche centinaio di CSV o JSON) puo' prendere [5], elaborare e... divertirsi a "frullare" a proprio piacimento (es.: recuperando le chiavi di microsoft Italia [6] e incrociandola con i dati (IVA/CF) degli Atenei e... "frullando" il tutto). Per capirci: stiamo parlando di lavoro a scala DI UNO STAGISTA... DI UNO STUDENTE DI SCUOLA SUPERIORE... o anche di meno... È roba che --a mio avviso-- non meriterebbe nemmeno l'importanza di una tesi di laurea in tema di data-visualization (...stante la relativa semplicita').
Sintesi e conclusione: se un qualunque docente di qualunque ateneo nazionale invia una semplice e-mail alla segreteria del Rettore di un qualunque Ateneo chiedendo l'estrazione degli affidamenti --gia' comunicati ad ANAC-- relativi soltanto alla parte informatica (Microsoft, Google o relativi "proxy" [penso a CRUI [7]]), giustificando la richiesta con: "l'analisi dei costi informatici a scala UNIV nell'ottica di una ricerca tesa a valutare concretamente l'impatto di tali forniture nell'ottica di valutare eventuali alternative"... scommetto quello che volete che un buon 90% di Atenei vi risponde. E se non vi risponde... mandate una PEC. E se non vi risponde.... iniziate ad innervosirvi. Ma sono sicuro che NON servira'.
Insomma: recuperare questi dati è *MOLTO* piu' semplice di quello
che --intuisco-- immaginate...
Provare per credere.
Saluti,
DV
P.S.: a scanso di equivoci, se serve una mano per capire come
"frullare" quei CSV/JSON, contate pure su di me :-)
[1]
https://www.unich.it/ateneo/organizzazione/organigramma/settore-reti-sistemi-e-posta-elettronica
[2]
https://www.unich.it/ateneo/organizzazione/organigramma/divisione-9-informatica
[3]
https://www.unich.it/ateneo/organizzazione/organigramma/settore-gare-acquisti-servizi-e-forniture-sotto-soglia
[4]
https://dati.anticorruzione.it/superset/dashboard/appalti/?native_filters_key=Xe-M2B5Hraiw9ZqGN-5w329oiZVAxT6rn9L3xKDhmN7Ij28-O_oisCMEzvKSApUF
[5] https://dati.anticorruzione.it/opendata/dataset/aggiudicazioni
[6] https://www.ufficiocamerale.it/2257/microsoft-srl
[7] https://ict.crui.it/microsoft/
BPInviato da Outlook per Android
From: nexa <nexa-bounces@server-nexa.polito.it> on behalf of Stefano Quintarelli via nexa <nexa@server-nexa.polito.it>
Sent: Wednesday, February 5, 2025 5:37:08 PM
To: Enrico Nardelli <nardelli@mat.uniroma2.it>; Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it>; nexa@server-nexa.polito.it <nexa@server-nexa.polito.it>
Subject: Re: [nexa] I tecno-baroni vogliono rovesciare la democrazia, riformiamo i social
per acquisire i dati dall'universita' va fatto un FOIA da qualcuno che
ha interesse a sapere (ad esempio chi paga le rette ? questo lo sa un
avvocato)
On 05/02/25 15:03, Enrico Nardelli wrote:
> Mi permetto di suggerire di una linea di attacco.
>
> 1) Raccogliere informazioni precise sull'entità dei costi di queste
> licenze annuali alle big tech, per quante più università possibili, con
> l'aiuto di chi in lista riesce ad accedere a questi dati.
> 2) Ottenere i costi sostenuti dal Politecnico di Torino per gli stessi
> servizi.
> 3) Assumendo che 2) dimostri la convenienza economica fare
> un'interrogazione parlamentare
> 4) Non mi aspetto gran che da 3) ma forse la magistratura contabile
> potrebbe trovare interessanti le nostre osservazioni
>
> Sarebbe utile se si riuscisse a fare lo stesso anche per il settore
> della scuola. Potrebbe essere più difficile, ma ci sarà pure qualche
> scuola che usa software libero per le sue infrastrutture, per poter fare
> un confronto.
>
> Ciao, Enrico
>
> Il 24/01/2025 16:00, Giuseppe Attardi ha scritto:
>> Proprio così.
>>
>> Ma si continua a frignare, fare convegni, scrivere rapporti per
>> analizzare i fallimenti (tipo Draghi), disquisire su domande alla
>> Marzullo (tipo se sia meglio un social o un altro, se i social
>> cambiano noi o noi che cambiamo i social, se la tecnologia sia
>> neutrale o la neutralità ci rende complici).
>>
>> Ho provato per diversi anni a realizzare servizi in casa per le
>> università, come sanno Bregni e Verzulli: l’università di Pisa per
>> anni aveva il propio mail server fatto in casa, il GARR aveva un cloud
>> pubblico federato basato tutto su sw Open Source.
>> Ma quando cercavo il coinvolgimento sia di colleghi che dei dirigenti
>> universitari (con unica eccezione il Poli di Torino), la risposta è
>> sempre stata negativa: chi ce lo fa fare, se tanto i servizi ce li
>> danno gratis e sono fatti in modo professionale e intanto posso
>> licenziare i sistemisti.
>>
>> Poi i servizi hanno smesso di essere gratis: tre anni fa Google è
>> venuta a presentare il conto del servizio Google Workspace for
>> Education e Microsoft per i servizi tra cui Exchange per la posta.
>> L’università di Pisa paga centinaia di migliaia di euro l’anno a
>> entrambe e più o meno lo stesso fanno le altre 70 università.
>> Mettendo assieme tutte le spese, le università avrebbero potuto avere
>> servizi digitali comuni gestiti in proprio.
>>
>> Purtroppo la vera conclusione è che preferiamo essere schiavi di un
>> padrone che pensa a tutto lui, piuttosto che faticare per guadagnarci
>> la nostra libertà.
>>
>> — Beppe
>>
>>> On 24 Jan 2025, at 15:26, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:
>>>
>>> From: Guido Vetere <vetere.guido@gmail.com>
>>> To: abregni <abregni@iperv.it>
>>> Cc: Antonio <antonio@piumarossa.it>,nexa@server-nexa.polito.it
>>> Subject: Re: [nexa] I tecno-baroni vogliono rovesciare la democrazia,
>>> riformiamo i social
>>> Message-ID:
>>> <CAD3hHB4_MgtU4YtzqEjzP8KmpuQECQkkbF=j92-BEHF0DU3Xdw@mail.gmail.com>
>>> Content-Type: text/plain; charset="UTF-8"
>>>
>>> Se ho capito bene, le tre proposte di Sanchez sono :
>>> - Certificazione dell'identità (facile da aggirare)
>>> - Moderazione e factchecking (ha già fallito)
>>> - Responsabilità penale della piattaforma sui contenuti degli utenti
>>> (giuridicamente assurda)
>>>
>>> Ma davvero questo è tutto quello che la 'sinistra' europea riesce a
>>> elaborare?
>>> Il problema delle piattaforme sociali non è la qualità dei loro
>>> contenuti, ma il fatto che sono monopolizzate.
>>> L'Europa avrebbe dovuto favorire la nascita di social decentralizzati
>>> e interoperabili, finanziando infrastrutture e provider indipendenti,
>>> invece di organizzare simposi con i lobbisti yankee.
>>> E adesso tutti a frignare e a dire caxxate ai convegni.
>>>
>>> G.
>>>
>>>
>>>
>>> On Fri, 24 Jan 2025 at 14:26, abregni <abregni@iperv.it> wrote:
>>>>
>>>> Ciao.
>>>>
>>>> La soluzione -- come al solito, al di fuori della comune definizione del
>>>> problema (i social ci avrebbero fatto un baffo) -- ci sarebbe stata,
>>>> ...con un "cortocircuito epocale" fra tecnologia e democrazia:
>>>> http://www.ybnd.eu/docs/Mat_fibra.pdf
>>>>
>>>> Per 5 anni, dal 2008 al 2013, ho provato a far passare l'idea:
>>>> - Sui media, mi hanno dato uno spazietto su Report, ho avuto una bella
>>>> chiosa da parte della Gabanelli, e c'è stata una citazione sul Corriere
>>>> della Sera;
>>>> - Lato società, invece, ho trovato a) muri di gomma persino in ambito
>>>> universitario, e b) gente che o vedeva nell'idea la possibilità di un
>>>> tornaconto (e non era quello lo spirito), oppure nessuna voglia di
>>>> alzare il sedere dalla sedia per provare a cambiare in meglio il proprio
>>>> futuro (purtroppo, l'aveva già detto Tocqueville nel 1840 che sarebbe
>>>> finita così, ...la democrazia).
>>>>
>>>>
>>>>
>>>> Il 2025-01-24 12:58 Antonio ha scritto:
>>>>> All'inizio degli anni 2000 i social media hanno iniziato a prosperare
>>>>> con la promessa di unire le persone e rafforzare le nostre democrazie.
>>>>> Sulla base di questa promessa le istituzioni pubbliche, le aziende e il
>>>>> pubblico si sono uniti ai social media, che hanno permesso alle persone
>>>>> di interagire al di là delle distanze fisiche. Ma gli aspetti negativi
>>>>> sono ormai chiari, dice Sánchez, paragonandoli a "invasori nascosti nel
>>>>> corpo di un cavallo di Troia". Sánchez si è scagliato contro i tecno
>>>>> miliardari, affermando che si è verificata una concentrazione di
>>>>> ricchezza e potere nelle mani di pochi, "a scapito della nostra salute
>>>>> mentale e delle nostre democrazie".
>>>>>
>>>>> A.
>>>>>
>>>>> https://www.rainews.it/articoli/2025/01/davos-pedro-sanchez-i-
>>>>> tecno-miliardari-vogliono-rovesciare-la-democrazia-riformiamo-i-
>>>>> social-97dbc212-0601-40b0-8396-ac01a5f633b7.html
>>>>>
>>>>> https://www.youtube.com/watch?v=SCDD2pwe5O4
>>>
>>
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> https://www.hoepli.it/libro/la-rivoluzione-informatica/9788896069516.html
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> Prof. Enrico Nardelli
> Past President di "Informatics Europe"
> Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI
> Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata"
> Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma
> home page: https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli
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You can reach me on Signal: @quinta.01 (no Whatsapp, no Telegram)
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Damiano Verzulli
e-mail: damiano@verzulli.it
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possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
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"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html