On 12 Oct 2021, at 15:52, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> wrote:
Ciao Giuseppe,
On October 12, 2021 9:06:05 AM UTC, Giuseppe Attardi wrote: Il filosofo Mosterín riflette sul superamento degli stati-nazione attraverso Internet. In una digital utopia si eviterebbe la netta contrapposizione tra maggioranza e minoranza che impongono scelte non accettate da tutti, in quanto ciascuno aderisce a quella comunità di cui accetta gli ideali.
Dunque sarebbero mutualmente esclusive?
No, si può appartenere a più comunità, è il bello del virtuale.
Su Internet, sin dall'invenzione della mailing list, l'appartenenza ad una comunità non esclude "ex lege" l'appartenenza a nessun'altra.
Non solo, ma non esisteva alcuna autorità preposta o anche solo in grado di identificare con certezza l'elenco completo di comunità cui un individuo apparteneva.
Questa qualità di Internet viene spesso confusa con l'anonimato e lo pseudonimato online (che certamente facilitano questa separazione degli aspetti sensibili della propria vita cibernetica) ma in realtà era un effetto indipendente da essi e semplicemente dovuta alla natura decentralizzata (e quindi partizionata amministrativamente) della rete.
Con la centralizzazione a livello infrastrutturale (cloud, oauth, openid connect etc...) e culturale (facebook, twitter e silos vari) questa caratteristica è diventata sempre meno scontata.
Oggi è tecnicamente possibile tracciare capillarmente e continuamente la vita cibernetica della maggioranza delle persone e dunque individuare le varie comunità cui appartengono ANCHE se usano pseudonimi.
Tant'è che Google lo fa da anni e ci fa pure soldi.
Però la centralizzazione è precondizione per il tracciamento e la sorveglianza: ssenza sarebbe impossibile impedire ad una persona di partecipare a più "utopie digitali", fossero anche in diretta contraddizione valoriale.
O magari mi sto perdendo qualcosa di ovvio?
Modern liberal democracy is a compromise between the twin ideals of freedom and democracy. Mosterín emphasizes their differences: freedom comes down to doing what I want to do; democracy, to doing what (the majority of) the others want me to do.
Pessimo argomento fantoccio.
Almeno in teoria [1], in una democrazia la maggioranza non decide cosa un individuo debba fare, ma cosa NON debba fare (ed al limite COME debba fare alcune cose).
Ci sono tanti atti a cui i cittadini sono obbligati: pagare tasse, iscrivere figli a scuola, assicurare le automobili e indossare cinture di sicurezza, contribuire al SSN, ecc. Pone obblighi non solo ai cittadini, ma alle istituzioni stesse, pubbliche e private.
La differenza talvolta può essere molto sottile, ma pure esiste.
Prendiamo un esempio particolarmente problematico:
- l'obbligo di vaccinarti con vaccini che richiedono una TUA assunzione di responsabilità in caso di eventi avversi - il divieto di uscire di casa senza una certificazione che attesti sostanzialmente la tua ridotta probabilità di essere contagioso
SONO comunque diversi.
La fiera del tartufo ad Alba, dopo l'esperienza dell'anno scorso che portò alla chiusura di tutte le scuole del Piemonte, mostra tutta l'ipocrisia di questi divieti, che non hanno finalità di salute pubblica ma di massimizzazione dei profitti privati.
Tuttavia sono rarissime le situazioni in cui un governo democratico impone ai propri cittadini qualcosa.
La differenza fra cittadino e suddito sta proprio in questa impossibilità: lo Stato (la maggioranza) delimita lo spazio della nostra libertà con divieti (non uccidere, non rubare etc...) ma non ci dice cosa fare giorno per giorno.
Cosa che peraltro oggi sarebbe tecnicamente possibile.
Rejecting as muddled the metaphysical notion of free will, he focuses on political freedom, the absence of coercion or interference by others in my personal decisions.
Definizione molto liberista.
Se fosse vera, il bambino che muore di povertà è perfettamente libero. Ma allora sceglie di morire?
E se è adulto?
He proposes a world without nation-states, territorially organized in small autonomous but not-sovereign cantonal polities, complemented by strong world organizations.
Proposta interessante.
Personalmente ritengo che la tendenza ad aumentare la complessità organizzativa che l'uomo ha manifestato negli ultimi diecimila anni renda lo scenario di un singolo stato planetario probabile nel lungo periodo (a meno che non avvenga un collasso della civiltà umana, con la morte della maggioranza della popolazione del pianeta).
Tuttavia non immagino cosa impedirebbe a queste organizzazioni mondiali di schiacciare le piccole autonomie locali e governarle direttamente. Assumi che tutte le grandi organizzazioni siano malefiche. Io spero che ce ne siano alcune benefiche. Sta solo ai cittadini fare crescere quelle in cui si riconoscono, facendole diventare in grado di contrastare le altre. E dal confronto sugli esiti che producono, i cittadini potranno scegliere oculatamente. Oggi vige ovunque un modello neoliberista e gli economisti sostengono che non ce ne sia un altro (There is no alternative. Margareth Thatcher). Se si potesse sperimentare in un mondo virtuale un altro modello, si potrebbe dimostrare che le alternative esistono.
Pensa solo alla questione climatica. Oggi abbiamo mivimenti transnazionali che si battono per il clima, ma il cui obiettivo si limita a chiedere ai politici di intervenire. Ma la politica fa fatica a intervenire, in quanto soggetta a mediazioni e a molti livelli di decisione. Immagina invece un’utopia incentrata sulla sostenibilità ambientale. I suoi aderenti adotterebbero comportamenti virtuosi e chiunque volesse interagire con loro, ad esempio vendendo prodotti, dovrebbe rispettare i dettami sui sistemi produttivi. Se l’utopia consiste di milioni di persone, costituirebbe un mercato interessante e le aziende si adeguerebbero ai loro principi.
D'altronde, Mosterín propone di sostituire stati-nazione (e dunque storie e culture geograficamente determinate), religioni e partiti con queste piccole autonomie locali che però sono comunque determinate geograficamente (perché comunque SIAMO sempre anche il nostro corpo: le allucinazione transumaniste lasciamole ai lobbisti in acido).
Tu invece proponi qualcosa che non è geograficamente (e dunque fisicamente) determinato e quindi ancora più fragile politicamente.
Non direi che un utopia costituita da mezzo milardo di persone sarebbe fragile. I Big Tech derivano da quello la loro potenza, non dalla territorialità. — Beppe
Può esistere solidarietà senza solidità?
Giacomo
[1] nella pratica i Governi degli stati "democratici" governano sempre di più "a nome" della maggioranza, ma lo scollamento con la realtà e la popolazione dei politici è talmente drammatica che è difficile talvolta riconoscervi una democrazia (cosa della quale i populismi approfittano per radicarsi e radicalizzarsi).