Il 10/04/2011 15:26, Paolo Brini ha scritto:
Naturalmente questo non implica che un motore di ricerca sia un mere conduit, se non altro perché non mi sembra conforme all'art. 12.2. Nel caso dell'autocompletamento "alla Google" mi appare anche la violazione del 12.1 (c), come hai fatto notare anche tu. Per questo dicevo che il giudice, ove afferma che Google non è un content provider e ove lo descrive come conforme ad un hosting provider, potrebbe aver ragione.

Marco,

aggiungo che il problema dell'autocomplete si può estendere anche al motore di ricerca Google nella sua interezza. Ho trovato infatti delle dichiarazioni (di avvocati di Google stesso!) che affermano che Google crea nuovi contenuti, e che quindi smentiscono quello stesso punto del giudice (quello che esclude che Google sia un content provider) che invece mi sembrava potesse essere corretto.

Ecco quello che dicono gli avvocati di Google nel 2006 (da verificare l'attendibilità del sito che riporta tali affermazioni):

"“[the] argument that Google’s search engine is a mere conduit is nonsense. According to KinderStart, Google’s search results function solely to link a user to third party websites and contain no original content. But Google’s search results are original content, expressing Google’s opinion of the relative significance of websites”, Google Attorneys, 2006.

Ergo, mentre il funzionamento tecnico dei motori di ricerca che ho studiato agli albori (per es. AltaVista) e attuale di alcuni neutrali (ci metterei DuckDuckGo ma anche dozzine di altri) rispetta quanto ho detto, le affermazioni degli stessi avvocati di Google (ripeto, da verificare, ma non sarebbe la prima volta che a mio avviso Google si spara sui piedi) smentiscono me e il giudice e indicano che Google non solo non è un mere conduit (e fin qui ok) ma nemmeno è un hosting provider.

<http://www.searchneutrality.org/foundem-google-story/myths-surrounding-google-penalties>

Ciao,
Paolo