Grazie Antonio per questi eccellenti riferimenti, anche se - sinora, ma sono in attesa delle puntate successive... :-) - da quanto scrivi ne risulta una risposta negativa alla mia domanda. Ciao, Enrico Il 23/04/2020 10:10, Antonio Casilli ha scritto:
La letteratura che conosco io è quella dei practitioners di contact tracing tradizionale (con investigatore umano e colloquio con paziente), che ha una lunga tradizione in epidemiologia (MST, HIV/AIDS, TBC, ecc.) ed è ancora la più efficace soprattutto per riuscire a scovare popolazioni nascoste, marginalizzate, o rurali, come è stato dimostrato ancora nel caso dell'Ebola in 2014-15 (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6152989/)
Sempre durante l'epidemia di Ebola si è iniziato a pensare a un contact tracing su smartphone, ma la cosa è restata allo stadio di un proof-of-concept e lo studio conclude che, anche se possibile in teoria, "the challenges of using an app in this setting and epidemic context were substantial". (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6749711/).
Altri studi contemporanei sono basati su modelli teorici e su piccoli esperimenti con studenti (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4006791/) e malgrado ciò non vanno in genere più un là di dire che "overall, contact tracing via mobile phone communication traces may be a viable option to arrest contagious outbreaks". Non esattamente un risultato solido.
Un pilota che ha dato risultati interessanti (=più precisi e veloci del tracing su carta) sull'uso di app di questo tipo per la TBC era basato su geolocalizzazione GPS e su un questionario medico bello lunghetto con info da inserire a schermo (tempo risposta media: 3 minuti per contatto) (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6238947/). Solo che (sorpresa !) questo studio proponeva di istallare questa app sul tablet dei medici E NON NELLO SMARTPHONE DEI PAZIENTI (e men che mai nello smartphone di tutti i cittadini di tutta una nazione...).
Sempre su Ebola, l'uso di dati di telefonia mobile (solo luogo di provenienza delle chiamate per identificare comunità e poi andare casa per casa a testare tutti) è attestato in una comunità in questo studio (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5470714/) ma solo per trovare clusters di missing contacts (quindi un contact tracing tradizionale era comunque stato realizzato). Anche in questo caso, non si sa cosa l'uso di questi dati abbia aggiunto in termini di efficacia: i missing contacts risultano essere "effectively identified and tested" ma non si sa quale fosse la ratio missing/tracciati su carta, il che è un'informazione abbastanza fondamentale.
(segue)
----- Mail original ----- De: "Enrico Nardelli" <nardelli@mat.uniroma2.it> À: "nexa" <nexa@server-nexa.polito.it> Envoyé: Jeudi 23 Avril 2020 09:01:40 Objet: [nexa] una domanda alla comunità Nexa
Esistono articoli scientifici referati che documentino l'evidenza sperimentale (o anche teorica) dell'efficacia di un'app per il tracciamento digitale dei contatti descrivendo anche le misure organizzative sociali adottate?
Avere le informazioni di cui alla seconda parte della domanda è fondamentale, dal momento che ciò che si può fare in una società orwelliana è ben diverso da ciò che si ritiene accettabile in una società democratica (secondo gli standard occidentali).
Grazie!
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