La risposta è così ricca che mi devo prendere tempo per coglierne gli addentellati al mio lavoro di ricerca azione nei commons. 
Perciò per ora esprimo gratitudine e anticipo che vorrei trasformare il tuo testo in intervista e tradurlo in inglese. Aggiungerei qualche domanda, di sicuro sulla dimensione etica, e forse anche scivolerei sugli archivi distribuiti con catene a blocchi, se non risultasse eccessivo. Ho in mente una destinazione per pubblicare.
Ci staresti? 

Buona giornata, 

       Enzo

Il giorno dom 16 dic 2018, 23:53 Giacomo <giacomo@tesio.it> ha scritto:
On December 16, 2018 8:49:20 AM UTC, Vincenzo Mario Bruno Giorgino <vincenzo.giorgino@unito.it> wrote:
>Grazie Giacomo.
>Porto a casa una maggior chiarezza di base.

Grazie a te!
Non mi capitano spesso complimenti come questo! :-)

>Ho una ulteriore domanda: nel movimento dei Commons si evitano entrambi i
>termini per preferire FLOSS. Stallman sostiene che tale etichetta è inutile
>perche in sostanza tentano di mediare senza che ce ne sia alcuna necessità.

Non ho presente a che intervento di Stallman fai riferimento, ma lui è decisamente troppo diplomatico! :-D

La differenza è profonda.

Quando si dice FLOSS o FOSS in realtà si intende open source. I valori della cultura hacker sono totalmente assenti.

Una pietra di inciampo molto interessante per il FLOSS è TempleOS, un sistema operativo scritto da zero da Terry Davis, un hacker schizofrenico recentemente mancato.

TempleOS è donato al mondo sotto pubblico dominio per scelta dell'autore, dunque stando alla retorica, è sia Free Software sia Software Open Source.

Si tratta di un piccolo gioiello, straordinariamente anticonvenzionale, e per certi aspetti molto più avanzato dei sistemi operativi mainstream.

Per un hacker, alla compassione per la malattia si sostituisce il rispetto e l'ammirazione per una prospettiva unica e dunque preziosissima.

Ma l'autore di TempleOS non avrebbe mai potuto partecipare ad un evento FLOSS. Non avrebbe mai potuto sottostare alle regole aziendali codificate dalle Code of Conduct.

Un luogo ove un hacker non può esprimersi liberamente per non compromettere l'immagine degli sponsor, non ha niente di libero o di hacker.

Per questo non dovremmo usare FOSS e FLOSS.
Perché vuol dire marginalizzare gli hacker, cui non frega una cippa dell'immagine propria o altrui.
La F e la L sono li per nobilitare modelli di business che non hanno nulla di nobile (ne di ignobile, fin tanto che non abusano la credulità degli utenti e non cercano di marginalizzarci).

>Tali distinzioni hanno poi conseguenze su ciò che si deve intendere come
>commons  (o comune) e pratiche del commoning (fare il comune).

Per questo molti le rifiutano.
L'ambiguità avvantaggia sempre la parte più forte.


A questo proposito, negli ultimi sei mesi ho compiuto un terribile sacrilegio: ho scritto (come tanti prima di me) una licenza libera per un componente fondamentale del mio sistema operativo (che d'altronde pende il nome da una pericolosissima eretica, dunque c'era da aspettarselo :-D).

Si tratta di un copyleft molto più forte della GNU AGPL ma lungo un quarto: http://www.tesio.it/documents/HACK.txt

La Hacking License risponde chiaramente alla visione di una vasta comunità che collabora, apertamente e alla pari, attraverso software innovativo messo in comune su un sistema distribuito.

Cerca di garantire agli utenti il diritto di studiare il software che usano (inclusi i SaaS) e di scegliere se eseguirlo sul proprio hardware.
E cerca di garantire la massima diffusione della conoscenza che tale software esprime, come un dono ricorsivo.

Di recente ne abbiamo discusso su Debian Legal e nonostante diversi contributi molto interessanti e costruttivi che ho ricevuto (principalmente in privato), la risposta più frequente è stata: "Come OSI scrivere licenze copyleft?!? Tu che sei solo un programmatore!" (pun intended, ma da intenditori :-D)
Come se uno perdesse 6 mesi senza immaginare i rischi di una nuova licenza!


E veramente Common solo ciò che non può essere sottratto alla comunità e che obbliga i membri a lavorare insieme e godere insieme dei suoi frutti (cum munis).

Ciò che può essere vittima di tattiche come il Embrace Extend Extinguish non è Common, non co-obbliga nessuno.


Per noi hacker mantenere la conoscenza (e dunque il software che la esprime) in comune è fondamentale per soddisfare la nostra Curiosità.
Noi vogliamo che il nostro software resti "di tutti".

Altri, mossi da interessi e valori molto diversi, considerano questa esigenza come una pretesa fastidiosa e si spendono per diffondere un idea di Common in cui le risorse condivise non sono "di tutti", ma "di nessuno".
Strumentale a questo obbiettivo è convincere la maggioranza degli utenti che "di tutti" sia uguale a "di nessuno", che donare software non sia "sostenibile" e che non ci sia differenza fra libertà e convenienza.

Da qui l'introduzione di FLOSS e FOSS, per nobilitare l'OSS marginalizzando al contempo gli hacker che sviluppano Free Software.


Scusa la lunghezza, ma ho cercato di rispondere  alla tua domanda... chiaramente stimolando la tua Curiosità.    :-D


A presto!


Giacomo