Ciao Maurizio, spero che tu e tutta la comunità Nexa abbiate trascorso un Natale sereno e colgo l'occasione per augurare buon onomastico ai tanti Stefano che frequentano questi lidi. On December 25, 2020 6:11:12 PM UTC, maurizio lana wrote:
sono molto contento di incontrare qui un relatore al convegno dell'associazione.
Su questa lista ne puoi trovare diversi e mooolto più autorevoli di me.
mi incuriosisce
Oh... bene! "Adoro i piani ben riusciti!" :-D
la chiave di lettura degli informatici come "prima classe di proletari a detenere il pieno controllo dei mezzi di produzione, saldamente ancorati sul collo".
In questa sintesi estrema della sintesi estrema costituita dall'abstract, ho usato il termine "proletario" come sinonimo di "salariato", un lavoratore dipendente che non gestisce liberamente il plusvalore economico che produce ed è perciò costretto a cedere continuativamente tale controllo a chi lo accumula come capitale. La scelta del termine era finalizzata a rendere rapidamente evidente la contraddizione che caratterizza la contemporaneità cibernetica e di cui parlo nell'abstract. L'emergere di una coscienza di classe informatica viene ostacolata da decenni: certamente ricorderai le parole di Robert Noyce, fra i fondatori di Intel, che alla fine del secolo scorso dichiarava "remaining non-union is an essential for survival for most of our companies. If we had the work rules that unionized companies have, we'd all go out of business. This is a very high priority for management here. We have to retain flexibility in operating our companies. The great hope for our nation is to avoid those deep, deep divisions between workers and management which can paralyze action." (vedi http://dbacon.igc.org/Unions/02ubust4.htm) Tuttavia si tratta di un processo storico che è possibile rallentare o (dis)orientare, ma non evitare, per almeno due ragioni: - abbiamo il pieno controllo dei mezzi fondamentali di produzione, le nostre menti, e non è possibile sottrarceli senza azzerarne l'utilità. - siamo noi a realizzare e controllare l'infrastruttura automatica attraverso cui l'umanità comunica e crea nuova conoscenza e plusvalore Costituiamo dunque una classe sociale che, realizzando la portata del proprio potenziale, può decidere COME cambiare il mondo. Ci si oppongono organizzazioni come i GAFAM, il Venture Capitalism, la retorica delle startup, le aziende che si appropriano delle nostre creazioni etc... e con il diffondersi di una coscienza di classe più propriamente informatica, il capitalismo globale (USA centrico) potenzierà certamente gli investimenti in divide et impera. Ma con il lento declino dell'impero americano, la loro egemonia culturale vacilla ed è possibile iniziare a concepire interpretazioni alternative a quelle che gli permettono di controllare il mondo, più attinenti alla realtà. E così possiamo accorgerci di controllare i mezzi di produzione. E ciò che produciamo, gestisce sempre più aspetti della vita umana. Seppure evidenti, le implicazioni sfuggono ancora a molti. "Software is eating the world", ripetono. Ma il software lo creiamo noi, non loro. ;-) Giacomo