Mi spiego meglio. Secondo me avrebbe un senso l'idea di imporre ai maggiori content provider di contribuire allo sviluppo delle infrastrutture. Infatti, la quantità di traffico che oggi potrebbe potenzialmente viaggiare in rete è di gran lunga superiore alla portata delle infrastrutture attuali ed i maggiori content provider sono proprio la fonte di questa smisurata mole di traffico. In aggiunta a ciò, essi sarebbero i primi a beneficiare del potenziamento della rete, essendo in grado di fornire sempre più materiale ed in formati sempre più appetibili, con conseguente aumento esponenziale delle revenues connesse alla loro attività "primaria", ma, soprattutto, del potenziamento beneficerebbero gli utenti finali. Detto ciò, concordo con le critiche mosse alle politiche di discriminazione del traffico on line. Mi sembra già abbastanza assurdo non poter usufruire del traffico VoIP attraverso alcuni tipi di connessioni, non voglio neanche prospettarmi l'idea di dover pagare un abbonamento supplementare per vedere un video su youtube. Anche se forse una situazione del genere aiuterebbe a ragionare di più sulla discriminazione del traffico che già avviene e della quale non ci preoccupiamo perché passa inosservata e/o ci fa comodo (penso ai filtri antispam). Al di là di tutto questo, però, la mia domanda resta: qual è la strada migliore per adeguare le infrastrutture alle esigenze dell'utente attuale (senza dover attendere l'intervento statale, visto che in Italia non ce lo possiamo permettere)? E, prima ancora di ciò, tale adeguamento è realmente necessario? Emanuele On 14/feb/2011, at 17:23, Paolo Brini <paolo.brini@iridiumpg.com> wrote:
Il 14/02/2011 16:46, Emanuele Lerro ha scritto:
http://www.ft.com/cms/s/0/f5c2856e-379e-11e0-b91a-00144feabdc0.html#axzz1Dwk...
Posto che la pretesa non sarebbe del tutto infondata, la soluzione proposta non mi sembra la migliore sotto diversi aspetti, net neutrality in primis. Cosa ne pensate? Quali potrebbero essere le alternative?
Perché non sarebbe infondata? Io ci vedo la solita vergognosa e disgustosa bugia consapevole del cosiddetto "free lunch" dei content provider, che in realtà pagano eccome il traffico che generano. Le telco invece vorrebbero incassarci sopra due (o tre) volte.
Di alternative non ne vedo: per realizzare questi farneticanti progetti le telcos devono necessariamente smantellare Internet come la conosciamo, sbriciolare la net neutrality e anche stravolgere il keep & bill.
Mi chiedo comunque chi ci perderebbe di più se per esempio Google o Facebook non pagassero il pizzo ad una telco e i clienti di quella non potessero raggiungere Google... e mi chiedo infine come in pratica realizzerebbero la cosa se i content provider o gli utenti stessi cominciassero in massa a criptare il traffico. Non è un'ipotesi peregrina, in Svezia già un ISP lo sta facendo addirittura con VPN in outsourcing per sfuggire ad un'altra vergogna (la data retention); gli utenti che non vogliono il traffico criptato e vogliono essere soggetti alla data retention pagano un'addizionale di circa 9 € al mese.
Infine, ad un livello più teorico, mi chiedo se il blocco di servizi che si potrebbero dimostrare essenziali per la libertà di espressione e il diritto di informazione non violi l'art. 1.3a della direttiva quadro 2002/21/CE come emendata dalla 2009/140/CE; come disse pochi mesi fa Sahed, di Skype, alla Commissione durante il Net Neutrality summit, come reagirebbero Parlamento e Commissione se dovessero pagare ogni singola telco di ogni singolo Paese Membro per poter essere raggiungibili dai cittadini europei?
Ciao, Paolo
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