Breve premessa, sono un semplice /tecnico/ e so nulla di filosofia (e di musica), ma per quel poco che ho studiato (da autodidatta) così come nella musica esiste un prima e un dopo Bach, nella filosofia esiste un prima e un dopo Kant... quindi sono "di parte" :-D 380° <g380@biscuolo.net> writes: [...]
segnalo un articolo sul tema algoretica scritto da SIpEIA su Magazine Intelligenza Artificiale - MagIA https://magia.news/che-dire-della-algor-etica-spunti-per-una-critica-della-p...
a parte qualche stonatura (red herring?) che io ritengo più che perdonabile nel contesto, ho molto apprezzato la critica all'algoretica
ma mi lascia estremamente perplesso la «proposta diversa» presentata nell'articolo, ovvero l'etica dell'IA --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Un'etica riducibile ad un algoritmo implica che l'etica dipende dalla sola razionalità ed è riducibile ad un insieme di numeri, posizione non conciliabile con quella di chi vede per l'essere umano un ruolo speciale nel creato. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- dunque sì, sì e poi ancora sì: l'etica (filosofia morale) dipende dalla sola razionalità (/roba/ da umani e non da macchine). quindi il fatto che l'etica non si possa descrivere algoritmicamente dipende _non solo_ dal fatto che non è "riducibile a un insieme di numeri" ma nemmeno può essere descritta in un linguaggio che esprima enunciati validabili attraverso regole di logica formale (si tratta di "semplicità insormontabili")... almeno non con _questa_ IA :-D --8<---------------cut here---------------start------------->8--- 1.5 Perché etica dell'IA ──────────────────────── L'algoretica non è sufficiente quando considera l'etica come qualcosa che si occupa di un oggetto che sta in un Iperuranio esterno e estraneo alle condizioni concrete della vita reale. Sulla scorta di questo tacito assunto c'è il rischio che si venga a riproporre una sorta di “etica tradizionale” che non tenga conto né delle innovazioni intervenute né dei cambiamenti di circostanze storiche che le innovazioni producono. A questo proposito è opportuno ricordare che anche l'etica generale ha già comportato cambiamenti significativi, sollecitati dalle etiche speciali, e quindi è pensabile che qualcosa di simile capiti anche ora con “l'etica dei programmi intelligenti”. Per esemplificare: la Rivoluzione industriale ha dato inizio alla “più grande trasformazione dell'umanità di cui abbiamo documenti scritti” (Hobsbawm), in quanto il controllo del mondo inorganico ha consentito nuove forme di relazioni sociali, ponendo le basi per la fine dell'aristocrazia e l'avvento della “sovranità popolare”. Mentre già nel XVIII secolo crollava l'Assolutismo in ambito sociale e politico, e la “etica politica” sollecitava la fine dei divieti etici assoluti (che non ammettono eccezioni) in ambito sociale, un filosofo come I. Kant ribadiva la tesi tradizionale dicendo che l'imperativo etico della moralità generale è quello categorico (cioè assoluto). Questa tesi è rimasta per meno di due secoli, quando la Rivoluzione biomedica ha consentito il controllo del mondo organico e l'idea che tutti i divieti siano prima facie (cioè, valgono a prima vista e ammettono eccezioni: non sono assoluti) si è estesa anche alle relazioni umane private e intime che riguardano la vita biologica. Ora la Rivoluzione IA propone un ulteriore passo dal momento che si profila la capacità di controllo delle “attività intelligenti”, con la capacità di nuove forme di produzione e di memoria. Il cambiamento che si profila è di magnitudo superiore ai due menzionati, e la sinergia tra i vari settori prospetta un mix che produrrà effetti tanto dirompenti da superare l'immaginazione. È per questo che ci vuole l'IA-etica, per sottolineare l'esigenza di un'etica nuova che abbia definitivamente abbandonato i divieti assoluti e che si apra alla costruzione di nuove prospettive. È a questo sguardo sul futuro che dobbiamo prestare attenzione. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- ho lasciato il paragrafo integrale per non tralasciare nulla che potrebbe essere importante per una sincera critica alla "etica dell'AI" la mia domanda è: ma non è che "per caso" in questa proposta di /superamento/ della "etica tradizionale" (filosofia morale) c'è una sorta di furia /filosofo-clasta/ portata avanti "con l'ascia in mano"? non è che /per caso/ si sta travisando giusto un filino quello che Kant propose nella sua filosofia morale e che passa alla storia con l'etichetta di "Imperativo Categorico" [1]? è davvero necessario contribuire _in questi termini_ alla /ridicolizzazione/ delle "etiche tradizionali" (filosofia morale) per /fare spazio/ a etiche _specializzande_ più adatte alle "magnifiche sorti e progressive" della "Rivoluzione IA" (con la R maiuscola)? non è che "algoretica" e "etica della Rivoluzuione AI" sono sue facce della stessa medaglia (cioè il /materiale/ di cui sono fate a ben guardare è lo stesso)? non so, sono molto perplesso. saluti, 380° [1] https://plato.stanford.edu/entries/kant-moral/ P.S.: poi non ho capito come diavolo avrebbe fatto la "Rivoluzione biomedica" a /far sloggiare/ la "tesi tradizionale" di Kant in merito all'imperativo categorico... se qualcuno me lo sa spiegare meglio lo faccia in privato per favore (però quel qualcuno, per favore, deve sapere bene cos'è l'imperativo categorico a cui si riferisce Kant, no perditempo, grazie). -- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego) «Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché» Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.