On Mon, 17 Dec 2018 at 09:28, Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> wrote:
On Sun, Dec 16, 2018 at 10:52:33PM +0000, Giacomo wrote:
Quando si dice FLOSS o FOSS in realtà si intende open source.
No Giacomo, *tu* intendi open source quando si dice FLOSS o FOSS. Opinione rispettabilissima, ma non puoi pretendere che sia universale.
Quando qualcuno cerca di insultarmi dicendomi che sono un "Mother Fucker" gli faccio rispettosamente notare che, sì, ho una spledida moglie e tre fantastiche figlie. Quando qualcuno mi parla di "apprendimento" di una "rete neurale artificiale" gli faccio rispettosamente notare che in realtà sta parlando di un processo statistico che seleziona in modo casuale (o pseudo casuale, a seconda della sorgente utilizzata per inizializzare i nodi e della costruzione del dataset di calibrazione) una delle infinite funzioni che passa in media entro una distanza dai punti che conosce (purtroppo non a tutti gli "esperti" di reti neurali sono chiare le implicazioni di questo fatto). Insomma, a seconda del contesto, il significato "universalmente riconosciuto" di un termine è utile per comunicare un'intuizione e un'intenzione, oppure è dannoso per la comunicazione in corso e va corretto. D'altro canto, ti faccio notare che l'opinione mainstream è spesso sbagliata e sempre poco stimolante. ;-)
A parte te, tutte le altre persone che conosco che dicono FLOSS/FOSS intendo evidenziare che sono interessati alle libertà effettive offerte dalla licenza del software, a prescindere dalle etichette.
Così dicono. Qualcuno persino ci crede. Se fosse così, potremmo ormai usare solo "Software Libero" e dimenticarci dell'OSI. In fondo, non sarebbe il coronamento del successo dell'OSI stesso? Purtroppo non è così. Nei fatti, Mozilla non informa gli utenti degli attacchi potenzialmente liberticidi cui li lascia vulnerabili. Nei fatti, la Software Freedom Conservancy ha fra i suoi membri progetti che violano ripetutamente le licenze del software libero. Nei fatti compilare Chromium è più difficile di compilare Linux. Insomma... com'è che cantava Mina? :-D
Ma l'autore di TempleOS non avrebbe mai potuto partecipare ad un evento FLOSS. Non avrebbe mai potuto sottostare alle regole aziendali codificate dalle Code of Conduct. [...] Un luogo ove un hacker non può esprimersi liberamente per non compromettere l'immagine degli sponsor, non ha niente di libero o di hacker.
Non ho alcuna pretesa di convincerti, ma mi dispiace lasciare credere ad altri lettori che l'equivalenza che tu fai tra comunità hacker e negazione delle code of conduct sia corretta. Perché non lo è.
Io non ho fatto questa equivalenza. Mi scuso se le mie parole si prestano a questa interpretazione. Io stavo parlando _specificatamente_ delle Code of Conduct del "FLOSS", tanto di moda in questo periodo, che sono proiezioni di esigenze "professionali" e "manageriali". Esigenze produttive legittime, ma che NULLA hanno a che fare con l'etica hacker. Esigenze che sono SOLO esigenze del "open source", non del software libero. Una Code of Conduct che permetta a Terry Devis (o a Richard Stallman o a qualunque altro hacker) di esprimersi in modo libero, proteggendolo dall'ingerenza delle masse "conformemente ben pensanti", sarebbe totalmente adeguata ad una comunità di hacker. Ma sarebbe compatibile con un evento marchiato "FLOSS/FOSS"?
Per chi volesse un altro data point, tutti i più importanti hackerspace del mondo (ne ho verificati quattro, a campione: c-base, metalab, noisebridge, artisan's asylum) hanno delle Code of Conduct che si sono auto-imposti, senza avere sponsor:
- https://wiki.c-base.org/dokuwiki/C-Miteinander - https://metalab.at/wiki/Code_of_Conduct/en - https://www.noisebridge.net/wiki/Community_Standards - http://wiki.artisansasylum.com/index.php?title=Code_of_conduct&redirect=no
Altri data point (tutti diversi! prova! :-D): 0. http://9front.org/coc 1. http://9front.org/coc 2. http://9front.org/coc 3. http://9front.org/coc 4. http://9front.org/coc 6. http://9front.org/coc 7. http://9front.org/coc
Poi, certo, puoi dirmi che dato che hanno una CoC non sono veri hacker.
No. Non sono così superficiale. Non tutti i poveri hanno coscienza del significato politico della propria povertà. Ciò non li rende meno poveri, solo più manipolabili. Non tutti gli hacker hanno coscienza del significato politico della propria curiosità. Ciò non li rende meno curiosi, solo più manipolabili. Tuttavia, se un hacker brillante ma gravemente schizzofrenico necessita di "compassionevoli eccezioni" per partecipare ad un evento organizzato da una di queste comunità, allora in queste comunità gli hacker NON sono veramente benvenuti (né presenti). Spesso le Code of Conduct vengono sbandierate come soluzione a problemi gravissimi, come l'incapacità dei leader di gestire casi di violenza e sopruso nella comunità che le adottano (naturalmente non viene detto così! :-D). E risolvono il problema quanto lo risolve il dipartimento risorse umane di una startup americana. Ovvero lo "risolvono" nell'interesse dei leader della comunità, non in quello delle vittime. Come ti ho già scritto in passato, le CoC sono o inutili (se i leader hanno già le palle di assumersi la responsabilità di gestire la situazione E denunciare i crimini) o dannose (se vengono usate politicamente per contenere il dissenso). In nessun modo opporsi ad una CoC significa giustificare gli abusi. Significa SOLO pretendere responsabilità ed onestà intellettuale dai leader, senza paraventi pericolosi o controproducenti.
Ma è un sillogismo che si fonda sulla correttezza della tua equivalenza, che io contesto, dati alla mano.
Sillogismo ed equivalenza che io NON sostengo, per cui... contestali pure con la mia benedizione! :-D Tuttavia ti chiedo: perché state tentando di costringere un hacker ad omologarsi, se siete hacker voi stessi? https://wwahammy.com/on-safety-at-libreplanet/ Supplicare Stallman (o qualsiasi altro hacker) di sottostare alle regole di un ufficio fuori dall'orario di ufficio è frivolo. Il fatto che abbiate, legittimamente, scambiato una certa omologazione con l'ottenimento di obbiettivi che ritenete (sempre legittimamente) più importanti (come, diciamo, la diffusione del software open source nelle aziende), non vi autorizza ad imporre la stessa omologazione ad altri. Riuscite a considerare l'ipotesi che altri hacker potrebbero non essere interessati ai vostri obbiettivi? Che potremmo non condividere i valori che esprimete nelle vostre azioni (pur condividendo i valori che dichiarate)? Insomma, che siamo diversi? Di solito, un hacker è consapevole di questo fatto, perché il mondo intorno a lui non condivide la sua curiosità. Giacomo PS: dico "voi" perché hai firmato quella lettera. Sono consapevole delle tue buone intenzioni e personalmente dovrei fare violenza a me stesso per violare le Safe Space Policy di Libre Planet. Ma come ti ho scritto altrove, state rompendo qualcosa di importante e prezioso.