Caro Giacomo,

vorrei commentare senza mettere in discussione l'etica del dono, che condivido, ma la messa in opera dell'etica stessa.
Esistono diverse forme di economia nella nostra società: mercato (capitalista o meno), stato, economia domestica e commons. Il dono non coincide in modo univoco con i commons. I commons sono un "fare il comune", cioè mettere insieme delle risorse, investire in esse le proprie energie individuali e ricevere in cambio quanto serve per provvedere a sè; i criteri di contribuzione e ripartizione sono decisi in comune. Se poi questo avvenga secondo gerarchie comunitarie oppure alla pari, una testa un voto, è da vedere.
Nei commons ci può anche essere il mercato, ma non capitalista, cioè non volto alla massimizzazione del profitto via accumulazione del capitale...
Su questa definizione riduttiva del capitalismo io non sono d'accordo, ma viene inteso così dai commoner (Bauwens, Bollier, Helfrich etc...).
 
Il dono invece è altro: può essere basato sulla reciprocità o essere incondizionato (senza obbligo alcuno di restituzione: è il dono più alto, penso ai donatori di organi come esempio o alla cura di un genitore per il figlio... o all'amicizia o più in generale a forme compassionevoli di relazione tra estranei). Entrambi i tipi di dono hanno corso nell'economia domestica (che non è affatto marginale: dal 30 al 50% del PIL, a seconda dei metodi di calcolo e dei Paesi): in famiglia, tra vicini o tra amici. Può avvenire anche in altre forme, ma non ne è la sostanza, il lievito, la base energetica che le rende vitali e funzionanti.

Il software libero può essere un commons compiuto (o un dono incondizionato, estensione dell'economia intima, vale a dire tra estranei con affinità (hacker), cioè una comunità intenzionale) ma solo se mette in grado di provvedere a se stessi. Se consideriamo solo un aspetto di questo lavoro relazionale che facciamo, cioè i significati che attribuiamo al software, e pure l'aspetto del vantaggio per chi ne usufruisce, siamo forse a metà dell'opera, perchè se le transazioni e i legami sociali che ne permettono la realizzazione sono parte di altre forme economiche, non abbiamo nè un dono in senso stretto nè un commons compiuto: non si reggono sulle loro gambe. Quello è lo spirito, l'etica che anima i partecipanti, ma provvedono a se stessi in altri modi (dipendono dallo stato o dal privato e quando possono hackerano e dedicano il tempo al software libero).
Ovvero... di cosa campa Richard Stallman?  https://www.reddit.com/r/linux/comments/5l1g9k/how_does_richard_stallman_earn_money/
Ho sentito Stallman di recente a Torino, poche settimane fa, al dipartimento di Informatica: criticava l'open source e Floss proprio sulle basi che tu Giacomo hai sostenuto in queste mail, ma secondo me la reciprocità come motore di un sistema di transazioni, per esser tale, deve avere come condizione che i partecipanti ne traggano quanto serve loro per vivere. Ciò non sminuisce le intenzioni ma le ricolloca nelle condizioni.

Un caro saluto,

    Enzo

PS: non credo esista "il capitalismo" ma vari capitalismi, culturalmente fondati. Così come non credo che tutte le aziende puntino a massimizzare il profitto, come un mantra universale da quando Karl Marx ha pubblicato Il Capitale. E non credo che il mondo sia capitalocentrico: c'è anche dell'altro. Dati alla mano. E nemmeno credo ad un pensiero unico neo-liberista che tutti ci soffoca...
Ed infine non credo che Facebook, Google ecc "estraggano" valore da noi vivendo di rendita sulle nostre interazioni. Troppo semplice. Ci mettono qualcosa anche "loro", qualcosa che "noi" non siamo (ancora) capaci di realizzare.


Il giorno mer 19 dic 2018 alle ore 00:51 Giacomo <giacomo@tesio.it> ha scritto:
Ciao,

scusate se riapro il thread ma spiegando su Debian Legal perché non posso adottare una licenza più permissiva della Hacking License (come ad esempio la AGPLv3),  mi sono reso conto di un aspetto importante della questione dei Commons che discutevamo qui.
(per chi fosse interessato:  https://lists.debian.org/debian-legal/2018/12/msg00078.html )


La differenza fra ciò che è di tutti e ciò è di nessuno è parallela alla differenza fra l'etica del dono e l'etica della produzione capitalista.

Il prodotto, una volta creato, diventa un oggetto deperibile da trasferire al più presto a qualcun altro.
Questo è vero per qualsiasi prodotto fisico, ma è particolarmente evidente per i prodotti alimentari: se non lo vendi in fretta puoi regalarlo o buttarlo, ma in qualsiasi caso te ne DEVI sbarazzare.

L'etica della produzione capitalista assume un completo distacco dal prodotto, che al limite può essere abbandonato se non più vendibile, ma non deve diventare una responsabilità (e dunque un onere) per il produttore.


L'etica alla base dei beni comuni è un etica del dono.
Il dono stabilisce sempre una relazione bidirezionale, co-obbliga.
Chi dona ai Common non abbandona l'artefatto, non lo getta via perché sia preso e sfruttato da chiunque: si assume la responsabilità di garantire che tale artefatto rimanga in comune, a disposizione di tutti nello stesso modo, attraverso (nel caso degli artefatti immateriali) la tutela del proprio diritto d'autore.

Nella Hacking License questo responsabilità è ancora più evidente e diffusa attraverso la condivisione di tutti i permessi di sfruttamento economico sulle opere derivate con gli autori delle opere originali (ferme restando le condizioni della licenza), ma era già presente nella GPLv2 che (anche grazie ad una clausola di terminazione seria) mantiene il grosso di Linux in comune.


Dunque, nel definire i Commons la differenza fra dono e abbandono interviene ancora prima che la reciprocità di un copyleft entri in gioco, ed indipendentemente dalle garanzie (non) fornite dalla licenza.


Giacomo


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"One of the great liabilities of life is that all too many people find
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to develop the new attitudes, the new mental responses that the new
situation demands. They end up sleeping through a revolution."
- Martin Luther King, Jr., "Remaining Awake Through a Great Revolution"
Vincenzo Mario Bruno Giorgino, Ph.D.
Dept. of Economic and Social Sciences, Mathematics and Statistics
University of Torino - Italy