Marco, 

so che la pensiamo diversamente, ma riconosco le tue ottime ragioni.

Sulla sentenza ho molte perplessità e ne approfitto per inoltrare in lista il link al pezzo che ho appena scritto...e che immagino non troverà grandi consensi.

Parliamone, come sempre ;)

I miei dati al di là dell'oceano
http://www.ilpost.it/carloblengino/2015/10/10/i-miei-dati-aldila-delloceano/ 

C.

Il 10/Ott/2015 14:02, "Marco Ciurcina" <ciurcina@studiolegale.it> ha scritto:
In data martedì 6 ottobre 2015 12:51:32, Blengino ha scritto:
> Tecnicamente di tutto, o più probabilmente nulla.
>
> Vincolati come siamo ad una normativa nata 20anni fa (Zuckerberg aveva
> 11anni) si aprono scenari surreali, non tanto per i grandi titolari di
> trattamento stranieri basati in EU,
L'effetto è che potrebbero perdere clienti.
Speriamo si rendano conto che, per loro, è fondamentale fare pressione sul
governo USA perchè rispetti i diritti umani degli stranieri (europei e non
solo).

> quanto per le imprese UE cui
> teoricamente potrebbe esser  inibito l’utilizzo di qualsivoglia servizio
> che comporti un trasferimento dei dati trattati verso US. E basta GMail o
> un qualsiasi servizio cloud (magari fornito da sp europeo, che utilizzi
> ridondanze extraUE tipo amazon ecc.ecc.)
Già..
E non solo le imprese: anche la PA.
Penso, per esempio, all'inavvertita scelta di molte università italiane che
hanno migrato i servizi di posta per docenti, studenti e personale
amministrativo a servizi offerti gratuitamente da Google.
E al nostro Ministro dell'Istruzione che, avvertitone da più d'un anno, non ha
neppure ritenuto di rispondere a un'interpellanza di Quintarelli
http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/05980&ramo=CAMERA&leg=17

Credo che, alla luce della sentenza Schrems, ci si possa aspettare che qualche
professore e/o studente di quelle università si rivolgerà al Garante della
Privacy per chiedere di verificare se l'adzione di servizi offerti da imprese
USA che prevede il trasferimento dei dati extra-UE è conforme al diritto.

m.c.



>
>
>
> Se debbo dire, sono molto incerto nella valutazione della sentenza: afferma
> principi importanti su di un punto cruciale, ovvero l’ingerenza dello Stato
> per ragioni di sicurezza nazionale e law enforcement, che è però materia
> del tutto estranea alla Direttiva del 95 che regolava unicamente il mercato
> (primo pilastro) e non giustizia e sicurezza. E questo è da sempre un
> vulnus anche per noi europei.  E dunque non so dire se:
>
> i)                    sia la forzatura di una Corte che si rende conto di
> esser l’ultimo baluardo per reagire ad una situazione inaccettabile nella
> compressione dei diritti fondamentali sul web da parte degli Stati (Governi
> UE inclusi: la condanna pare esplicita,  non per Facebook ,ma alla
> sorveglianza da parte degli Stati, così che si parla a suocera perché
> moglie intenda);
>
> ii)                   se sia la scelta politica e miope di sferrare
> l’ennesimo attacco all’egemonia economica USA, dove i diritti fondamentali
> sono la clava per tentare di recuperare forza contrattuale… (c’è il TTIP
> che vaga…ma non voglio far dietrologia).
>
> Insomma, non so dire. Leggiamo e vedremo
>
> C
>
>
>
> Da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it
> [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di fabio chiusi
> Inviato: martedì 6 ottobre 2015 11:33
> A: 'nexa'
> Oggetto: Re: [nexa] Decisione Corte di giustizia europea invalida Safe
> Harbor
>
>
>
> Ma ora che succede? Non ho ben capito le conseguenze (immediate e non) di
> questa decisione...
>
> f.
>
>
>
>
>
> Il Martedì 6 Ottobre 2015 10:45, Antonio Casilli
> <antonio.casilli@telecom-paristech.fr> ha scritto:
>
>
>
> http://mobile.nytimes.com/2015/10/07/technology/european-union-us-data-colle
> ction.html