Mi riferisco ai msg in nexa Digest, Vol 165, Issue 74: 1. Re: Il valore d'uso dei dati (was: mail studenti UniMi outsourced a Microsoft) (Giuseppe Attardi) 2. Re: Blackout Libero Mail (Giuseppe Attardi) 3. Re: Il valore d'uso dei dati (was: mail studenti UniMi outsourced a Microsoft) (Giacomo Tesio) 4. "Certe cose è meglio non dirle" [Was: Blackout Libero Mail] (Damiano Verzulli) - - - Fa bene Giacomo a preoccuparsi che un eventuale middleware - cooperativa od altro - accumuli comunque dati, costruisca profili, li distribuisca -. Indirizzata a soggetto diverso, le piattaforme, è la stessa preoccupazione che avevo manifestato, ha ragione Giacomo nel temere che la falla si possa aprire a livello intermedio. Anche se è meglio dubitare di chi finora ha tratto profitto, è chiaro che nessuna "polizia", nessuna "magistratura" è perfetta, ogni uomo è corrompibile. Alla luce di queste ultime informazioni riformulo le domande: 1- tecnologicamente, quali rimedi per evitare l'accumulo di dati, la costruzione di profili, la loro distribuzione? Affidare i dati ad un intermediario fidato non sarà "LA SOLUZIONE" ma è un progresso rispetto ad oggi: il vantaggio supera i costi? 2- se i rimedi tecnologici non fossero possibili od adeguati, quali altri rimedi? 3- per ogni ipotesi normativa, domando: quali prove potrebbe fornire la tecnologia sulla violazione delle norme ipotizzate? Quanto "facili"? 4- il guadagno è la calamita che attrae le piattaforme ed appare guadagno (troppo) facile: sarebbe utile un'inversione nell'offerta di cookies che inizi la navigazione nella modalità "no cookies - zero cookies"? 5- tenendo conto di precedenti osservazioni manifestate in listaNexa, azioni collettive sono preferibili ad analoghi atti individuali, ma il 6 febbraio è vicinissimo: listaNexa riesce a proporre IMMEDIATAMENTE una richiesta di gruppo? Grazie per la vostra attenzione, cordialità. Duccio (Alessandro Marzocchi) Il giorno lun 30 gen 2023 alle ore 18:10 <nexa-request@server-nexa.polito.it> ha scritto:
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Message: 1 Date: Mon, 30 Jan 2023 15:15:44 +0100 From: Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> To: Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> Cc: nexa@server-nexa.polito.it Subject: Re: [nexa] Il valore d'uso dei dati (was: mail studenti UniMi outsourced a Microsoft) Message-ID: <408D3843-369D-4AF4-B807-F5850F337CAC@di.unipi.it> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
On 30 Jan 2023, at 13:10, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> wrote:
Ciao Giuseppe,
On Mon, 30 Jan 2023 11:00:44 +0100 Giuseppe Attardi wrote:
L’analisi non tiene conto del meccanismo delle aste con cui oggi si pagano le inserzioni pubblicitarie
Vero, perché la mia analisi non si limita alle ricadute economiche del controllo dei dati e dunque al loro valore "economico".
Ho parlato espressamente di "valore d'uso" come fattore moltiplicativo dell'efficacia nella manipolazione di una popolazione.
Si tratta di una forma di POTERE nuova, una leadership senza leader visibili a cui chiedere conto.
Poi sì, la ricaduta economica di questo potere è minima: come dico sempre i fatturati di aziende come Google o Facebook sono irrilevanti a confronto del potere di cui dispongono grazie ai dati che hanno raccolto fin ora.
Purtuttavia, minimizzare i costi della manipolazione ed aumentarne l'efficacia sono due facce della stessa medaglia: ricorda, Google non seleziona solamente chi deve vedere un determinato Ads, ma anche quali Ads (o risultati di ricerca, o notizie etc...) ciascun navigatore deve vedere.
E lo fa costantemente, non solo per ragioni economiche, ma politiche.
Il valore del dato di ciascun singolo è irrilevante rispetto al complesso.
Questo è certamente vero, perché il complesso cresce appunto in modo esponenziale con ogni bit raccolto su tutti gli altri.
Tuttavia, ogni nuovo bit raccolto su un individuo duplica l'efficacia delle manipolazioni cognitivo-comportamentali che Google può attuare su quell'individuo (e su tutti coloro che sono simili a lui rispetto alle dimensioni via via rilevanti).
In altri termini, ogni nuovo bit raccolto su una persona da Google riduce la libertà di pensiero di quella persona quanto tutti i bit raccolti in precedenza su di lei (o su chiunque sia simile sotto le dimensioni rilevanti).
Hai ragione: questa riduzione di libertà è minima se paragonata con quella complessivamente applicata all'intera popolazione sorvegliata.
Ovvero, il potere POLITICO di Google è infinitamente superiore rispetto a quello coercitivo che può applicare ad un singolo individuo.
Ma ciò non significa che il prossimo bit che Google raccoglierà su di te non ti danneggi gravemente, tanto più se di dati personali ne ha già raccolti tanti.
Che poi questo danno sia difficile da quantificare economicamente, soprattutto con modelli primitivi come quelli attuali che non rappresentano la sua crescita esponenziale, è un discorso diverso.
D'altro canto, se anche fosse lecito pagare per usare una persona (ovvero per imporgli la propria volontà, come con la pubblicità subliminale) ad un valore d'uso a crescita esponenziale dovrebbe corrispondere una retribuzione a crescita esponenziale.
Solo così il compenso potrebbe essere equo.
Al primo bit mi paghi un centesimo. Al secondo 2. Al terzo 4. Ma al centesimo bit mi dovrai pagare 2^99 centesimi.
A quel punto però, dubito che esistano abbastanza soldi sul pianeta per ripagare il prossimo nuovo bit che Google acquisirà.
Temo ci sia un errore in questa analisi del bit singolo, come lo riporti anche nel video della tua lezione. Non è vero che un singolo dato divida a metà la platea, e il secondo a 1/4 e così via. Un singolo dato distingue solo 1/3miliardi di tutti gli utenti e così il secondo. Ciò che divide a metà è un attributo dei dati che condividono metà degli utenti, ossia 1,5 miliardi. Questo poi si divide ulteriormente a metà solo se trovi un altro attributo completamente indipendente dal precedente, ossia condiviso tra 1,5 miliardo di utenti ortogonale al precedente gruppo di 1,5 miliardi. Se i due attributi non sono ortogonali, la sua capacità di ulteriore discriminazione è inferiore o nulla. Quindi ciò che devono fare gli inserzionisti è individuare quegli attributi che discriminano separandoli gruppi ampi e significativi di utenti.
Per fare questo tipo di analisi occorre aggregare i dati di milioni di persone, come minimo, per poter effettuare estrapolazioni statistiche minimamente affidabili. Lo scandalo Cambridge Analytica ha mostrato come bastino 5 attributi di psicometrica per discriminare gruppi di utenti significativi e rilevanti per una campagna politica. Ma il calcolo di quei 5 fattori richiede incrociare milioni di dati. Come riportavo, FloC individua 350mila parametri: così tanti che il rischio di essere troppo selettivo ha spinto Google a ritirare la proposta, per passare a PAIR.
Quindi ribadisco, da nessun punto di vista il dato di un singolo ha valore altamente rilevante, né per il singolo, né per l’aggregatore.
L'unico modo democratico di gestire i dati personali e minimizzarne la diffusione, vietarne la raccolta e limitarne al massimo la ritenzione, punendo con il carcere chiunque effettui e/o faciliti la manipolazione di una o più altre persone.
Un po’ estremo: vietarne la raccolta bloccherebbe anche servizi cruciali come il servizio sanitario.
Beh, dipende.
I miei dati personali sanitari potrebbero essere salvati su un MIO disco cifrati con una chiave pubblica che solo io o i miei cari possiamo decifrare per fornirne accesso ai medici.
Tutto sta nel mettere in discussione l'architettura amministrativamente centralizzata del cloud (che poi è operativamente federata per ovvie ragioni di latenza lo stesso).
È del tutto simile alla soluzioni Solid e non dissimile dalle Data Cooperative.
D'altro canto, a ben guardare nessuno (o almeno, non io) vuole mettere in discussione l'importanza di sistemi di fiducia quali il rapporto medico-paziente: mi fido abbastanza poco di chi promuove sistemi "trust-less".
Si tratta però di rendere l'uso della fiducia ricevuta trasparente (poter cioè verificare puntualmente e chiaramente come l'hai usata) e facile da riattribuire: se posso toglierti fiducia con un click perché hai abusato dei dati che ti ho fornito e mi è facile scoprire che ne hai abusato, avrai un ottimo incentivo a non abusarne.
Siamo però lontani anni luce da un sistema del genere, anche solo perché invece la fiducia "a scatola chiusa" e "vincolata" tramite lock-in o pratiche simili è notoriamente una forma di potere cui molti ambiscono e pochi sono disposti a rinunciare.
Le soluzioni che cito mantengono agli utenti il possesso dei dati e i criteri di concessione del loro utilizzo.
Queste soluzioni sono più praticabili che lasciare in mano i dati ai singoli, che dovrebbero diventare esperti tecnologi e di norme giuridiche per stabilire come comportarsi, caso per caso, come ad esempio avviene oggi col consenso informato per i cookie su ciascun sito.
Il vantaggio di usare delle cooperative è proprio di non lasciare ogni utente solo in un confronto sbilanciato tra grandi aziende che detengono potere economico, tecnico e sono quindi in grado di ricattare l’utente: o accetti o niente servizio.
Affidarsi a una cooperativa significa delegare a qualcuno di cui ci si fida di curare i tuoi interessi. Una cooperativa con milioni/miliardi di utenti sarebbe in grado di controbilanciare i poteri delle big tech e negoziare condizioni a vantaggio dei suoi associati. Per esempio, potrebbe raccogliere compensi per le sue funzioni ed usarli per erogare servizi agli associati, sostenere gli sviluppi di soluzioni Open Source e/o svolgere ricerche sulle tematiche per inventare soluzioni a beneficio di tutti, evitando che sia Google a proporre tecniche proprietarie come PAIR.
Del resto le cooperative sono un’invenzione del ‘800 proprio come alternativa alle aziende di capitale con scopo di lucro.
Quindi al momento è importante minimizzare l'accumulo e l'uso dei dati.
Si potrebbe vietarli in generale e autorizzare puntualmente per legge _specifici_ trattamenti nell'interesse della persona, ma solo con le necessarie garanzie tecniche.
Dare indicazioni su questo e farle rispettare verso i propri associati sarebbe esattamente il compito delle data cooperative.
— Beppe
Giacomo
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Message: 2 Date: Mon, 30 Jan 2023 16:04:11 +0100 From: Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> To: nexa@server-nexa.polito.it Subject: Re: [nexa] Blackout Libero Mail Message-ID: <DBEC2283-B281-430D-A3C7-E7C72E96498F@di.unipi.it> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
On 30 Jan 2023, at 15:08, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote: …. - ieri il Rettore lo ha chiamato: un altro Rettore gli ha detto che hanno la posta su GMAIL. Funziona benissimo, ed è gratis; ….
Qualche settimana fa un funzionario di Google si è fatto vivo per spiegare che il servizio Google Workplace (ex GSuite for Education), che prevedeva spazio disco illimitato gratis, utilizzo di GMail, Classroom e Meet, non lo è più e l’Università di Pisa deve rientrare sotto il limite di 450GB totali o pagare un abbonamento commisurato al numero di utenti. 450GB di spazio disco ridondato, più qualche server sarebbero ammortizzabili in 3 anni a meno di €10.000/anno e anche includendo lo stipendio di 3 tecnici per tenere in piedi il servizio costerebbero molto meno dell’abbonamento richiesto da Google. Se invece a farsi i servizi ciascuna università per conto proprio, fosse un’associazione di tutte 80, il costo sarebbe ancora inferiore e il servizio più affidabile.
Ma la cosa più stupefacente è che, subito dopo aver riportato quanto sopra nella mailing list del dipartimento in cui si chiedeva il parere dei colleghi, sono stato eliminato dalla lista dal direttore in persona. Certe cose è meglio non dirle.
— Beppe
Torno alla domanda: cosa fa la differenza fra "A" e "B"?
Bye, DV
-- Damiano Verzulli e-mail: damiano@verzulli.it ---
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Message: 3 Date: Mon, 30 Jan 2023 17:14:49 +0100 From: Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> To: Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> Cc: nexa@server-nexa.polito.it Subject: Re: [nexa] Il valore d'uso dei dati (was: mail studenti UniMi outsourced a Microsoft) Message-ID: <20230130171449.0000039b@tesio.it> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
On Mon, 30 Jan 2023 15:15:44 +0100 Giuseppe Attardi wrote:
Temo ci sia un errore in questa analisi del bit singolo, come lo riporti anche nel video della tua lezione. Non è vero che un singolo dato divida a metà la platea, e il secondo a 1/4 e così via. [...]
Vero: nel video, così come nella analisi che ho riportato qui ci sono molte semplificazioni perché le lezioni erano destinate a persone completamente prive di competenze matematiche ed informatiche precedenti e qui non volevo essere troppo prolisso.
Hai ragione: un bit su una persona non dimezza il costo di manipolare un'intera popolazione: devi conoscere quel bit su tutti i membri (o comunque una quantità sufficiente da poterlo dedurre in modo probabilistico attraverso sulla restante parte sulla base delle correlazioni che lo coinvolgono).
Infatti, per semplificare _senza_mentire_ di solito parlo di "ogni nuovo bit sulla popolazione" intendendo che lo conosco per tutti i membri.
D'altro canto, anche a livello individuale il valore d'uso dei dati funziona nello stesso modo, permettendo la selezione del messaggio (o della sequenza di messaggi) che producono un determinato comportamento.
Supponiamo che voglio convincere propriamente TE a sostenere l'ingresso dell'Italia in una guerra nucleare frontale contro la Russia. Se non posso convincerti, voglio comunque disincentivare che tu ti esprima contro.
Ogni giorno vengono prodotti miliardi di messaggi sul tema.
Ogni nuovo bit _rilevante_ che acquisisco su di te duplica la mia capacità di decidere quali messaggi "personalizzati" efficaci inviarti.
Ovviamente se analizziamo un singolo condizionamento su una singola persona, la crescita del valore d'uso dipende dalla rilevanza del bit per il condizionamento in questione di quella persona.
Ci sono bit rilevanti per selezionare il messaggio migliore da sottoporti per spingerti ad un certo comportamento e bit irrilevanti.
Quelli irrilevanti non influenzano l'efficacia della manipolazione, ma quelli rilevanti continuano ad avere un effetto moltiplicativo esponenziale.
Tuttavia, un bit irrilevante per orientare il tuo comportamento in un senso, può essere rilevante per orientare il tuo comportamento in un altro: sapere se sei maschio o femmina potrebbe essere irrilevante per la propensione alla guerra nucleare, ma potrebbe esserlo per influenzare la tua opinione sull'aborto o su qualcos'altro.
Tuttavia ogni _nuovo_ bit su una singola persona (ovvero ortogonale e non deducibile da quelli già disponibili) duplica anche l'efficacia della manipolazione di un singolo individuo, dimezzando il numero di messaggi "di suo interesse" fra cui scegliere per condizionarlo nello spazio di attenzione disponibile, ed orientarne il comportamento nella direzione desiderata.
Insomma, la dinamica che viene interpretata comunemente come "la polarizzazione delle opinioni sui social" è il risultato dell'applicazione continua di questo meccanismo.
Ed è ingenuo chiamarla polarizzazione: si tratta più che altro segmentazione e normalizzazione all'interno di ciascun segmento.
Quindi ribadisco, da nessun punto di vista il dato di un singolo ha valore altamente rilevante, né per il singolo, né per l’aggregatore.
E come ho provato a spiegare ti sbagli perché il valore d'uso dei dati non serve solo a selezionare le persone cui inviare un messaggio, ma anche i messaggi da inviare ad una singola persona per orientarne il comportamento.
D'altro canto, una volta che la probabilità di produrre un determinato comportamento in una singola persona è prossimo alla certezza, un bit ulteriore, per quanto nuovo ed ortogonale a tutti gli altri aumenta in modo marginale tale probabilità.
MA può aumentare in modo NON marginale la probabilità di successo di molte altre manipolazioni. Quante? Bella domanda... ci penso. :-)
Però in fondo è abbastanza intuitivo: anche a livello individuale, tanto meglio puoi prevedere a fronte di quali stimoli una persona reagirà con un determinato comportamento, tanto più facilmente potrai produrre quel comportamento, sottoponendolo nel momento giusto allo stimolo giusto.
Questa riduzione di libertà duplica con ogni nuovo bit _rilevante_ acquisito. E poiché non sappiamo a priori per quali manipolazioni un certo bit sia rilevante, preferisco assumere che lo sia per tutte.
Matematicamente è una semplificazione eccessiva, ma eticamente no.
In fondo, se anche Google potesse determinare SOLO UN mio comportamento, menomando la mia libertà di pensiero in UNA SOLA occasione, per me sarebbe già una violenza gravissima e inaccettabile.
Con altre riduzioni della libertà individuale lo comprendiamo tutti subito al volo: pensa alle violenze sessuali.
Affidarsi a una cooperativa significa delegare a qualcuno di cui ci si fida di curare i tuoi interessi. Una cooperativa con milioni/miliardi di utenti sarebbe in grado di controbilanciare i poteri delle big tech e negoziare condizioni a vantaggio dei suoi associati.
Anzitutto la copia dei dati non lascia tracce. Questo di per sé rende opaco l'uso che queste cooperative farebbero di quei dati e chi vi avrebbe accesso. E rende impossibile rimuovere con certezza la fiducia: non saprai mai se una copia dei tuoi dati rimane in una chiavetta della cooperativa [1].
Poi queste cooperative sarebbero oggetto di attacchi di ogni sorta, dalla banale corruzione dei sistemisti a sofisticati attacchi informatici: se metti tutte le uova in un paniere, quello attrae molte più volpi (che magari sono anche incentivate a collaborare).
Infine, anche se non ci fosse alcuno di questi problemi, ti rendi conto di cosa negozierebbero queste cooperative "a vantaggio degli associati"?
Negozierebbero la menomazione degli associati stessi!
E' un po' come proporre di aprire cooperative che negoziano con gli stupratori il prezzo dello stupro degli iscritti, perché altrimenti lo stupratore più ricco deciderà come stuprare tutti gratuitamente.
NO! Dobbiamo arrestare gli stupratori, piuttosto!
Dobbiamo iniziare a pensare i nostri dati personali come una parte di noi, una parte inviolabile della nostra persona. Della nostra mente, per la precisione.
Non puoi affittare un pezzo del tuo cervello. E anche se ti fidassi di me ciecamente, non posso affittarlo neanche io.
Neanche se fosse una parte piccola.
Perché non è una cosa che hai fatto e mi hai affidato: è un pezzo di te.
Giacomo
[1] LETTERALMENTE ciò che avvenne in Unicredit https://www.bitdefender.com/blog/hotforsecurity/unicredit-leaks-3-million-cu...
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Message: 4 Date: Mon, 30 Jan 2023 18:09:53 +0100 From: Damiano Verzulli <damiano@verzulli.it> To: nexa@server-nexa.polito.it Subject: [nexa] "Certe cose è meglio non dirle" [Was: Blackout Libero Mail] Message-ID: <8dbed4e3-d253-1112-db8f-662853c2d100@verzulli.it> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"; Format="flowed"
Caro Prof. Attardi,
si puo' certamente scegliere di andare in guerra armati di forconi di legno e, magari, qualche sasso... Se il nemico, pero', nel frattempo [mentre noi eravamo nelle caverne] si è armato di scudi, archi, frecce, palle incendiarie.... e qualcuno, addirittura, gli ha pure "regalato" fucili e cannoni.... non ci si puo' stupire di soccombere all'inizio della prima battaglia.
Non entro nel merito della notizia (che, tra l'altro, è "vecchia" [1] ed impatta diversi altri Atenei, ovviamente [2]). Mi limito pero' a sottolineare che:
* il suo Ateneo ha un "Collegio dei Revisori dei Conti" [3] che, come da Statuto, " [...] esercita il controllo di regolarità amministrativa e contabile, assicurando, in conformità ai principi dettati dal decreto legislativo n. 286/1999, la legittimità, la regolarità e la correttezza dell'azione amministrativa". Se il suo Ateneo sostiene dei costi che qualcuno ritiene sproporzionati o addirittura inutili... sarebbe il caso di segnalarlo (nelle forme opportune);
* non dovrebbe essere necessario ma.... tenga conto che in tutti gli Atenei (incluso il suo) esiste un Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza [4]
* esiste anche un Responsabile per la Transizione al Digitale [5], cui la legge (rif. Art. 17 - del CAD [6]) assegna diversi compiti che --a vari livelli-- intersecano le scelte che lei ha raccontato. Ad esempio (il maiuscolo è mio): "...A tal fine, ciascuna pubblica amministrazione affida [...] la transizione alla modalita' operativa digitale [...] e i conseguenti processi di riorganizzazione finalizzati alla realizzazione di un'amministrazione digitale e aperta [...] attraverso UNA MAGGIORE EFFICIENZA ED ECONOMITA'.....";
* il mancato rispetto del CAD, sia da parte dell'RTD o, piu' generalmente, dell'Ente nel suo complesso, puo' essere segnalato al Difensore Civico, espressamente previsto dalla norma e gestito da AGID [7]
Inoltre, non va sottovalutato il principio della cosiddetta "Responsabilita' Dirigenziale". Anche se sono ancora pochi i casi noti al grande pubblico, sono diversi i provvedimenti che vedono i dirigenti "colpevoli" di azioni che hanno comportato un danno erariale e, pertanto, impongono loro il risarcimento del danno. Su una scala molto diversa ed in un ambito molto diverso... è interessante, ad esempio, questo provvedimento della Corte dei Conti dello scorso 22/12/2022 [8], a sfavore di una partecipata pubblica (della mia citta'), che a pagina 11 segnala cosa sia necessario fare rispetto a delle Polizze Assicurative che la societa' aveva accesso a favore di alcuni funzionari. Si legge: "Si ribadisce che le citate polizze vanno revocate e la società deve recuperare presso il beneficiario le quote già versate".
...e tutto cio', senza neanche scomodare i livelli piu' "politici" (a partire dal Rettore, in su) i quali dovrebbero promuovere certe scelte sulla base di criteri che qui, fra i Nexiani, sono palesi... ma altrove, no.
Sicuramente dimentico qualcosa... Chiudo, pero', segnalando che "le chiacchiere, le porta via il vento". Qualunque cosa si faccia, quindi, serve... come minimo, una PEC: lei non ha idea di quale impatto comporti una PEC ben argomentata spedita ai recapiti giusti...
Tutto cio' premesso.... la invito a riconsiderare tutta la sua vicenda e valutare se/come andare in battaglia... alla luce di tutte queste belle armi che il nostro ordinamento le mette a disposizione.
Insomma: non è che... "Certe cose è meglio non dirle". È semplicemente che... vanno dette nei modi opportuni, nelle sedi opportune ed ai referenti corretti.
Un caro saluto, DV
[1] https://support.google.com/a/answer/10431555?hl=it [2] non posso fornire dettagli, ma sono _DIVERSI_ gli Atenei che se ne stanno occupando, gia' da fine 2022 (un esempio pubblico, è qui: https://t.me/eticadigitalegruppo/59726 ). Interessante il fatto che la "deadline" è diversa per tutti, in quanto è funzione della data di scadenza delle sottoscrizioni precedentemente attive. In alcuni, in particolare, il provvedimento NON è ancora "attivo" [3] https://www.unipi.it/index.php/organi-dell-ateneo/itemlist/category/202-coll... [4] https://www.unipi.it/index.php/amministrazione/itemlist/category/1997-staff-... [5] https://indicepa.gov.it/ipa-portale/consultazione/responsabile-transizione-d... [6] http://www.normattiva.it/eli/id/2005/05/16/005G0104/CONSOLIDATED/20230130 [7] https://www.agid.gov.it/it/agenzia/difensore-civico-il-digitale [8] https://www.corteconti.it/HOME/Documenti/DettaglioDocumenti?Id=d63fab57-3fab...
Il 30/01/23 16:04, Giuseppe Attardi ha scritto:
On 30 Jan 2023, at 15:08, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:
…. - ieri il Rettore lo ha chiamato: un altro Rettore gli ha detto che hanno la posta su GMAIL. Funziona benissimo, ed è gratis; ….
Qualche settimana fa un funzionario di Google si è fatto vivo per spiegare che il servizio Google Workplace (ex GSuite for Education), che prevedeva spazio disco illimitato gratis, utilizzo di GMail, Classroom e Meet, non lo è più e l’Università di Pisa deve rientrare sotto il limite di 450GB totali o pagare un abbonamento commisurato al numero di utenti. 450GB di spazio disco ridondato, più qualche server sarebbero ammortizzabili in 3 anni a meno di €10.000/anno e anche includendo lo stipendio di 3 tecnici per tenere in piedi il servizio costerebbero molto meno dell’abbonamento richiesto da Google. Se invece a farsi i servizi ciascuna università per conto proprio, fosse un’associazione di tutte 80, il costo sarebbe ancora inferiore e il servizio più affidabile.
Ma la cosa più stupefacente è che, subito dopo aver riportato quanto sopra nella mailing list del dipartimento in cui si chiedeva il parere dei colleghi, sono stato eliminato dalla lista dal direttore in persona. Certe cose è meglio non dirle.
— Beppe
Torno alla domanda: cosa fa la differenza fra "A" e "B"?
Bye, DV
-- Damiano Verzulli e-mail:damiano@verzulli.it ---
nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
-- Damiano Verzulli e-mail:damiano@verzulli.it --- possible?ok:while(!possible){open_mindedness++} --- "...I realized that free software would not generate the kind of income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able to get a well paying job as a free software developer, but not here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008 http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html