Quello della commistione tra "pubblico" e privato è il problema maximo dei nostri tempi. Trattasi per altro di problema di facile soluzione, quantomeno sul piano razionale. Innanzitutto scopriamone la causa. L'intera caotica situazione che viviamo deriva dalla impossibilità, da parte dei detentori del monopolio della cultura (scuola, università ed informazione finto-pubblica), anche solo di avvicinarsi al concetto di PUBBLICO senza temere di perdere lo status che avevano ereditato dal precedente Stato monarchico/fascista, il quale aveva loro concesso a vita un ruolo "pubblico". E' così del tutto mancata una ricerca sul giusto rapporto tra PUBBLICO e PRIVATO al punto che ancora oggi la nostra Carta Costituzionale riporta al suo primo Articolo la confondente frase: "L'Italia è una Repubblica democratica ..." che avrebbe potuto/dovuto essere convertita in mille occasioni in una ben più chiara espressione: L'ITALIA È UNA DEMOCRAZIA CHE GODE DI UNA RES PUBLICA E DI UNA RES PRIVATA. Purtroppo, prima della diffusione di Internet a livello popolare, le persone comuni, non afflitte dal CONFLITTO d'INTERESSI che invece ha sempre paralizzato i detentori del monopolio della cultura, non hanno mai potuto disporre di un proprio ambiente di ricerca ed espressione. E così è mancato un imparziale disegno economico, politico e sociale che ci guidasse verso opportune direzioni. Da parte loro i tenutari a vita della Funzione Pubblica hanno fatto così tanto i loro comodi che tanto i politici quanto la stessa popolazione si è disamorata del finto-pubblico ed ha preferito pian piano dirottare verso il privato. Con ben evidenti risultati. Oggi, però, grazie alla grande rete, le vecchie sale e strade della cultura possono essere abbandonate, potendone infine aprirne di nuove. Così facendo eviteremo la definitiva: Usucapione della Res Publica http://www.hyperlinker.com/ars/usucapione.htm I migliori auguri per un anno come non se ne sia mai visto prima, Danilo D'Antonio