caro Angelo, anzitutto grazie per questa lettera che è importate mandare. E proprio perchè credo sia importante, permettimi una osservazione. Credo di comprendere perfettamente lo spirito con cui hai scritto che molto più importante delle varie funzionalità della Smart City di cui si sta discutendo nei convegni sono lo Smart Hospital e la Smart School. E condivido anche un certo fastidio per il fiorire di convegni che sembrano fatti apposta/solo per mostrarsi e posizionarsi rispetto ai bandi presenti e prossimi venturi sull'Agenda Digitale. Ma la città, specie nel nostro Paese, è il luogo primo della vita sociale e democratica e in questo senso forse ha altrettanto importanza della salute e della scuola. Il problema mi pare piuttosto nel significato di smart, che diventa troppo spesso sinonimo di un approccio technology driven, che dimentica la dimensione sociale nella progettazione di un qualunque sistema informatioa: già Enid Mumford negli ormai lontani anni '70 (del XX secolo) si era accorta che questa dimenticanza, al di là di qualunque questione etico-politico-sociale, è economicamente perdente perchèi i sistemi tutti technology-oriented vengono molto spesso rifiutati e causano quindi una perdita economica. Una tecnologia (informatica, ma non solo) è smart se può essere utile e accessibile (in senso lato) a coloro che la devono usare. Siano questi I cittadini che vogliono tornare a essere protagonisti delle scelte di governo della loro città, dei bambini malati o disabili, o i ragazzi che a scuola devono acquisire i fondamenti dell'informatica, insieme a quelli delle altre discipline di base. Mi piacerebbe quindi che quella frase fosse un po' riformulata: La fiducia e la capacità di avvelarsi delle opportunità che la tecnologia offre si costruiscono in un tessuto sociale capace di mettere le persone in grado di appropriarsene consapevolmente, sulla base di esigenze ed interessi, individuali, ma anche di gruppi, comitati e associazioni che già popolano e operano nelle città e anche nello spazio online, troppo spesso ciascuno chiuso nel proprio £particulare. La rete può e deve anzitutto connettere e valorizzare questo patrimonio, ritornando al senso antico della città, come luogo di incontro, socializzazione, scambio. Se sapesse ricreare nel questa ricchezza anche nel mondo augmented (in cui online e offine, analogico e digitale si intrecciano e arricchiscono reciprocamente di continuo), l'Italia dei comuni potrebbe perfino diventare di esempio per il mondo intero. Un caro saluto -- fiorella Angelo Raffaele Meo <meo@polito.it> on Mercoledì, 6 giugno 2012 at 17:47 +0000 wrote:
Carissimi, vi rimando la bozza della lettera per il Governo, dopo aver apportato le correzioni suggeritemi da Alessandro Rubini e dopo averla convertita in .odt per accontentare Paolo che ha ragione (anche le bandiere hanno la loro importanza). Ai ministeri manderemo un .pdf, oppure, come ho fatto con la prima lettera dell'8 dicembre, il documento stampato su carta e spedito via posta. Ho aggiunto alla lista dei destinatari alcuni amici storici dei nostri movimenti. Sarebbe bello , a mio giudizio, che a firmare la lettera non fossero soltanto le tre unità che compaiono attualmente nella lettera, ma anche altre associazioni o imprese , ed eventualmente privati cittadini. Siete d'accordo? Sopratutto, approvate i contenuti della lettera? Per ora, solo Alessandro ha portato il suo contributo. La lettera è urgentissima. Subito dopo dovremo lavorare per produrre la nostra proposta operativa. Grazie!!!!!!!!! Raf