On 25/06/2019, Monica Palmirani <monica.palmirani@unibo.it> wrote:
La PSI III chiede ai singoli stati membri di adottare licenze standard, ma come è giusto che sia lascia la scelta alla sovranità nazionale.
Mai stato un problema: basta scrivere "Standard" nel titolo! :-D E dalla nascita del WHATWG è stato anche sdoganato il concetto di Living Standard, ovvero Standard che seguono le implementazioni. E se lo fanno organizzazioni private (con un impatto globale) a maggior ragione può farlo uno stato o l'Unione Europea. Dunque se nessuna delle licenze più diffuse è adatta a dati di questa natura, basta scriverne una nuova. Il punto è: sono adatte?
Arriverà entro la fine del mese uno scritto scientifico CIRSFID-UNIBO di 20 pagine puntute sul tema, frutto di anni di lavoro, che prenderanno in considerazione diritto d'autore, diritto pubblico, privacy, diritto della concorrenza.
E il diritto alla Conoscenza? Lo prenderanno in considerazione? Cultura e Conoscenza sono beni comuni collettivi: qualcuno si preoccupa di tutelarli?
Solo così si può affrontare la questione che determina la governance dei dati, asset fondamentale di un paese.
Con tutto il rispetto vi è un'enorme lacuna in questo discorso. Nessuno sta considerando l'ipotesi di un copyleft che imponga reciprocità all'uso dei dati prodotti dalla collettività e a spese della collettività. Non si tratta di impedire l'uso commerciale dei dati. Si tratta di impedire la privatizzazione della conoscenza e favorire la trasparenza per i cittadini. Qualsiasi modello di business che non comporti tale privatizzazione, sarebbe permesso. Non è già molto generoso da parte della collettività? Giacomo