A mio parere sono “”VERE”” entrambe le opinioni che operano su piani differenti.
La parola non esiste in natura, è un flatus vocis umano.
Però … gli umani usano le parole per descrivere / indicare / interpretare / raccontare la natura ed i “”fatti”” degli stessi umani. I problemi cominciano quando lenta mente noi umani abbiamo cominciato a SOSTITUIRE LA REALTA' con le nostre parole, dando alle stesse una forza che non hanno, meglio: cominciando a dar loro forza crescente fino ad illuderci / pretendere che abbiano forza autonoma (autòs nomos, che si regola da sè) non dipendente da / non collegata a la natura.
Credo Gianluca faccia riferimento alle cosiddette preleggi - disposizioni sulla legge in generale / disposizioni preliminari al codice civile -: all’art 12 danno per acquisito il potere di regolare i fatti umani ed affermano un principio a mio avviso corretto e semplice “” Nell'applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore. “”
Mia opinione: il dibattito sull’IA è su questo punto, in sostanza l'IA non seleziona le parole per il loro senso comune? Cioè la macchina fa quello che l'art 12 preleggi prescrive, meglio: indica come criterio interpretativo?
Al centro sta il confronto uomo e macchina, riaprendo domande fondamentali, fra le quali la questione se siamo davvero non ripetibili, questione che un tempo vedeva la sede dell’umanità nel ““cuore”” ed ora la vede in “”mente / intelligenza”” le quali hanno origine da parola, linguaggio e quest’ultimo si basa su significati accettati dalla maggioranza. Ricordo l’opinione contraria di Guido e riconosco che la sua autorevolezza, giustamente riconosciuta, mi scuso se vi faccio perder tempo.
Cordialmente.
Duccio (Alessandro Marzocchi)