On Mon, Apr 15, 2019 at 06:46:40PM +0200, Enrico Nardelli wrote:
Devo comunque confessare che un articolo che contesta un saggio sulla base del fatto che il suo autore sia razzista, eugenista, nativista (questa non l'avevo mai sentita - è uno che crede letteralmente nel Natale?) e islamofobo si squalifica da solo come critica scientifica. Infatti alla fine emerge nell'articolo come il principale interesse del suo autore sia la politica.
Concordo. ... e in fatti le critiche di Coriat et al. che citavo più sopra *non* sono basate sulle (orrende) opinioni personali dell'autore del famoso essay in materia di eugenetica. Ma sono più sostanziali sulla definizione stessa. La proposta alternativa (detta male) è di *non* considera come commons qualcosa che sia semplicemente abbandonato a se stesso e quindi, in quanto tale, prono ad essere facilmente appropriato da interessi privati. Poi, certo, possiamo contro argomentare dicendo che è come redefinire l'addizione perché 2+2 faccia 5. Ma culturalmente c'è una differenza enorme. La nozione di commons di "tragedy of the commons" è stata usata culturalmente per promuovere l'appropriazione commerciale come l'unico modo di difendere veramente un commons. La nozione alternative, al contrario, promuove una difesa pubblica, basta su regulation, dei commons. Take your pick. -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader . OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »