Sarei cauto nel prospettare soluzioni centralizzate patrocinate dal MIUR. Al 90% si finirebbe con una soluzione CINECA che potrebbe anche essere valida dal punto di vista tecnico ma avrebbe probabilmente una semplicità di utilizzo prossima allo zero. IL risultato finale sarebbe quindi quello di continuare ad avere docenti e altro che utilizzano soluzioni private (gmail) per la loro posta istituzionale. Porto i miei 2 cents alla discussione perché per molti anni sono stato in un ateneo (Urbino) dove il passaggio a G Edu è stato fatto già da molti anni. Ovviamente la cosa è stata decisa centralmente sulla base di considerazioni tecniche (il servizio sarà migliore e più affidabile di quello interno) ed economiche (l’ateneo risparmierà x mila euro e l’ateneo non ha i soldi per piangere). C’è da dire che l’intero sistema offerto da Google è assolutamente interessante ed è molto più della sola email ed in prospettiva includerà anche classroom (http://www.google.com/edu/classroom/). A urbino le voci contro furono minime (o nulle) e tutto il personale è felicemente migrato su gEdu dopo anni di terribili esperienze con il mailer interno. Un aspetto interessante per la discussione potrebbe essere che in Danimarca - mia attuale collocazione - l’areneo ha optato per la soluzione Outlook di MS essenzialmente perché (a quanto mi è stato detto) era l’unica che permetteva di avere i server del servizio in territorio Danese. Attenzione però i server sono sempre di MS (quindi in realtà la soluzione è molto simile a quella di Google) ma MS può cagantire che i dati siano fisicamente su server in territorio danese. Può essere utile notare che in questo caso la soluzione non sia stat guidata da necessità di budget ma esclusivamente dalla volontà di usare in maniera più razionale le risorse. Può sempre essere utile sottolineare come, almeno nel mio ateneo, al momento il nodo dolente sia rappresentato da Dropbox. Regolamenti nazionali e locali che vietano la conservazione di dati su server privati esterni all’ateneo e TUTTI i docenti o ricercatori che per poter collaborare agevolmente oramai non ne possono più fare a meno. A quanto ne so era in sviluppo una soluzione “interna” una sorta di Dropbox danese… ma non mi sorprenderebbe se fosse solo un tentativo di retroguardia. l. Luca Rossi Assistant Professor Section: Culture, Aesthetics, Organisations and Society Digital Media & Communication Research Group (DMC) Digital Culture Research Group (DC) IT University of Copenhagen Rued Langgaards Vej, 7 2300, København S. Danmark lucr@itu.dk On 07/Monday/, at 12:24, M. Fioretti <mfioretti@nexaima.net> wrote:
On Mon, Jul 07, 2014 11:03:19 AM +0200, J.C. DE MARTIN wrote:
per far capire a tutti che gestire bene l'email di un ateneo richiede euro e richiede personale qualificato.
Non è forse inutile complicare questo particolare caso con gli atenei che non hanno più una lira? è cosa verissima e drammatica, ma è davvero rilevante? Oppure è un modo per spingere direttamente verso una soluzione seria?
Dire no a Gmail mica vuol dire "ogni ateneo deve farsi pagarsi e gestirsi la sua posta da solo".
Sono anni che quasi tutti noi più o meno "dell'ambiente" stiamo facendo due scatole così sul (G) cloud a chiunque sia tanto sfigato da finirci davanti, perché abbatte moltissimo i costi di gestione, personale ecc. Se è così, questo non è proprio un caso fatto su misura per essere risolto in quel modo? Chiedendo al MIUR SOLO di mettere subito su UN sistema comune, anziché soldi per server "scollegati" di ogni ateneo?
Marco http://mfioretti.com
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