A volte divento impaziente quando colleghi accademici - di varie discipline - si comportano come se pensassero che sulle questioni "digitali" dire la prima cosa che passa loro per la testa sia automaticamente interessante in virtù della loro eccellenza nell'ingegneria, nell'economia, nella filosofia, nel diritto, nella letteratura, nel giornalismo, eccetera. Non è così. Non è più il 1994. Nel 2011 (ma ormai da qualche anno) occuparsi di Internet e di digitale pressupone, se si vuol esser seri, la conoscenza di una bibliografia molto consistente, composta sia da articoli scientifici, sia - e forse soprattutto, con buona pace di coloro che pensano che il libro sia morto - da monografie. Un esempio? Questa recensione dei libri usciti nel solo 2011: http://techliberation.com/2011/12/09/important-cyberlaw-info-tech-policy-boo... Non tutti quei libri sono importanti, ovviamente. Alcuni basterà sfogliarli per cassarli. Altri saranno sufficientemente lontani dai propri specifici interessi - non ci si può occupare di tutto, neanche in questa disciplina emergente! - che si potranno legittimamente ignorare in attesa di avere il tempo di leggere anche quelli. Ma altri libri invece stanno cambiando l'intero settore e il non averli letti squalificherà chi vorrà ancora continuare a occuparsi di Internet in maniera rigorosa. E' così che funziona la ricerca. Da questo punto di vista, anche in Italia dobbiamo sforzarci tutti di alzare l'asticella, di fare ciascuno i propri "compiti", di sudare sulle carte, di tenerci aggiornati. Senza sentirci troppo in colpa se ogni tanto magari ci sottraiamo - il tempo è prezioso - a confronti con persone che pensano ancora di essere nel 1994. juan carlos