Ho letto questo articolo e sono rimasto sconvolto dal fatto che si faccia ricerca inutile, che i ricercatori non abbiano neppure ben capito quale sia la natura e lo scopo del diritto, e che ai risultati venga data emphasis sul NYT.

Che un hacker--o un consorzio di scienziati statunitensi...e brasiliani--riescano a identificare i nominativi di soggetti che hanno chiesto il de-listing è irrilevante in relazione al "successo", "implementazione pratica nel lungo termine", e altre amenità discusse nell'articolo, del RTBF. Come ho cercato di spiegare più volte, senza successo, ai colleghi americani, il RTBF è un diritto all dignità umana che grarantisce all'individuo il diritto di auto-determinazione informazionale dei risultati che appaiono nella "nostra" pagina personale che "di fatto" Google crea in Internet senza il nostro consenso, se questi risultati non sono di interesse pubblico o altrimenti rilevanti. Che gli scienziati statunitensi possano identificare i nominativi è irrilevante all'idraulico che ha chiesto il delisting di infomazioni che appaiono quando potenziali clienti cercano il suo nominativo online per un potenziale contatto professionale.

L'articolo del NYT poi fa emergere il problema dell'uso dei media a scopi propagandistci, mi pare. Non è la prima volta che appaiono assurdi commenti in tema. Viene i dubbio che si sia un'agenda e, quindi, una campagna propagandistica in atto (notate anche il titolo e l'idea che il RTBF è "flawed").

Gian

On Sat, Jun 4, 2016 at 8:36 AM, J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it> wrote:

http://mobile.nytimes.com/2016/06/04/technology/europe-right-to-be-forgotten-privacy-academics.html


(Sent from my wireless device; please excuse brevity and typos (if any))
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