a tal proposito mi tornano in mente le parole del Prof. Rodotà sul ruolo della tanto (ingiustamente) criticata "legge sulla privacy": "I cittadini mostrano di preoccuparsi assai del loro "corpo elettronico", di una esistenza sempre più affidata alla dimensione astratta del trattamento elettronico delle loro informazioni. Le persone sono ormai conosciute da soggetti pubblici e privati quasi esclusivamente attraverso i dati che le riguardano, e che fanno di esse una entità disincarnata. Con enfasi riduzionista, per molti versi pericolosa, si dice che "noi siamo le nostre informazioni". La nostra identità viene così affidata al modo in cui queste informazioni vengono trattate, collegate, fatte circolare. Proprio da qui nascono le nuove esigenze di tutela. Si invoca da tempo un habeas data, indispensabile sviluppo di quell'habeas corpus dal quale si è storicamente sviluppata la libertà personale. Questa è la prospettiva nella quale si colloca oggi la privacy, confermando quel che da anni diciamo e pratichiamo: la tutela dei dati è un diritto fondamentale della persona, una componente essenziale della nuova cittadinanza. Così ci siamo mossi anche prima che l'articolo 8 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea attribuisse autonoma rilevanza alla tutela dei dati personali. Stiamo interpretando la legge appunto come un habeas data, non solo per respingere invasioni illegittime o indesiderate, ma anche per evitare di essere "costruiti" dagli altri. Parlavamo l'anno scorso di una "costituzionalizzazione" della persona, e l'espressione parve a qualcuno eccessiva, quasi una forzatura. Poiché, invece, essa comincia ad entrare nell'uso, con echi significativi anche nei lavori di importanti studiosi stranieri, oggi ci si può spingere oltre e sottolineare che un processo "costituente" è in corso, che associa sempre più strettamente tutela complessiva della persona e protezione dei suoi dati, come garanzia nei confronti di ogni potere, pubblico o privato che sia." (Discorso del presidente del Garante per la protezione dei dati personali, S. Rodotà, tenuto l'8 maggio 2001 alla presentazione della Relazione annuale) On Thu, 13 Sep 2012 10:15:54 +0200 Giuseppe Futia <giuseppe.futia@polito.it> wrote:
13.09.2012
Qui ci vuole una costituzione dei diritti digitali
JUAN CARLOS DE MARTIN
Gli smartphone, quei minuscoli computer che consentono anche di telefonare, stanno portando nelle tasche di milioni di persone i due pilastri della rivoluzione digitale: un computer tutto-fare in grado di elaborare qualsiasi informazione rappresentabile sotto forma di uni e di zeri e una connessione a Internet. Chi i computer già li frequenta apprezza gli smartphone perché permettono, in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, molte, anche se non tutte, delle operazioni tipiche di un computer. E gli altri apprezzano subito, anche grazie alle interfacce intuitive, il marchingegno che si ritrovano in tasca. La legge di Moore - quella che sancisce il raddoppio delle capacità di calcolo dei computer ogni 18 mesi - ha contribuito: gli smartphone sono sempre più potenti, veloci e versatili. Pochi anni fa, era impensabile che un dispositivo tascabile riuscisse a registrare e magari anche a montare video ad alta definizione: oggi è la norma. Così per le prestazioni fotografiche, per la navigazione stradale, per le funzioni di pagamento, in un crescendo imperialista che porta lo smartphone ad assorbire nella sua flessibile anima di computer un numero crescente di dispositivi una volta a sé stanti.
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-- Avv. Alessandro Mantelero, PhD Professor of Private Law Faculty Fellow, Nexa Center for Internet and Society http://staff.polito.it/alessandro.mantelero Twitter: @mantelero Department of Production Systems and Business Economics Politecnico di Torino Corso Duca degli Abruzzi, 24 10129 Torino - Italy in libertate fortitudo