Un piccolo contributo di prospettiva a questa preziosa discussione.
Alcuni studiosi, Morozov tra questi, mettono in evidenza che il modello di business basato sulla pubblicità sta per raggiungere un tetto fisiologico. Nel processo di produzione e commercializzazione di beni e servizi, anche i più personalizzabili, esiste un limite alla quota assorbita dalla pubblicità. Un economista saprebbe spiegarlo molto meglio di me.
I grandi monopolisti digitali devono quindi trovare altri mercati, diversi dalla pubblicità (inclusa quella utilizzata dalla politica) in cui impiegare sia la straordinaria quantità di dati raccolti, sia la disponibilità di ricchezza ulteriormente accresciuta con la pandemia. I mercati finanziari, con la grande liquidità attuale, sono infatti poco remunerativi. Uno dei mercati da conquistare è sicuramente quello dei servizi di pubblica utilità, dalle metropoli cosiddette "intelligenti", ai grandi progetti di cosiddetta "digitalizzazione" della pubblica amministrazione, come sono quelli previsti dai PNRR europei in corso di elaborazione. E senza dimenticare quelli degli apparati statali che si occupano di pianificazione economica, o di sicurezza e controllo sociale. Tutti basati sull'uso di grandi quantità di dati digitali.
Forse, oltre a inseguire ancora il modello di affari basato sulla pubblicità, dovremmo provare ad anticipare politicamente l'ingresso dei grandi monopolisti digitali in questi nuovi mercati.
Giulio
Una richiesta di metodo:
Questa lista è una straordinaria opportunità di approfondimento e confronto, di cui sono grato a quelle e a quelli che generosamente vi contribuiscono. Forte di questa gratitudine, mi permetto di chiedervi di controllare la lunghezza dei vostri contributi. Non dico di essere sintetici come Quinta... ma talvolta la lunghezza eccessiva impedisce di arrivare fino in fondo, col rischio di perdersi magari un commento particolarmente illuminante.