Ciao Raffaele, mi scuso per non aver risposto prima alla tua considerazione. Io lavoro con e per gli IT di alcune banche multinazionali italiane. In passato ho lavorato per consorzi misti fra pubblico e privato di varia natura. Qualsiasi servizio infrastrutturale in organizzazioni di tale complessità e dimensione ha ampi margini di spesa. Microsoft (o IBM o Accenture o...) è la scelta che minimizza il biasimo sul manager in caso di problemi. In contesti del genere il management tende a minimizzare i propri rischi piuttosto che quelli dell'azienda (che comunque è ampiamente protetta da dinamiche indipendenti dal suo operato). Potrebbero risparmiare? Certo! Potrebbero disporre di software di maggiore qualità? Certo! (ho visto cose che voi umani... :-D) Ma anche quando sono consapevoli delle alternative (cosa tutt'altro che scontata) comunque non si discostano dai brand più famosi. In un ottica prettamente utilitaristica, adottano una soluzione razionale. Perché assumere rischi se tanto i tuoi capi non sono in condizione di comprendere i vantaggi di una soluzione rispetto ad un'altra? Il problema, al solito, è di cultura informatica. Fin tanto che la cultura informatica sarà riservata ad una élite, queste dinamiche rimangono inevitabili. On 27/05/2019, armeo@mail.nexacenter.org <meo@polito.it> wrote:
Formulo una proposta precisa: affidare a una struttura pubblica del Paese (da torinese sto pensando a CSP, CSI, TOPIX, ma anche a CINECA e a molte strutture di ricerca oltre ai dipartimenti di informatica delle università del nostro Paese) lo sviluppo di software libero per attuare le funzionalità dei servizi messi a disposizione da Microsoft e alle stesse Poste la gestione dei relativi servizi.
Quanto buon senso pretendi dallo Stato! :-D Per me, è un ottima idea. (da realizzare però con intelligenza e lungimiranza, doti rarissime in Italia) Giacomo