Buongiorno, Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> writes: [...]
Ci sono però diverse questioni:
[...]
ma si avvale anche dei tecnici delle varie università nei ruoli di APM e APA, oltre che di esperti ricercatori in informatica e reti. Non sarebbe facile trovare personale con le competenze adeguate in tutte le scuole e ci sarebbe da mettere in esercizio un call center o un NOC 24h, con ben più persone di quante ne abbia l’attuale NOC (che non opera 24h).
a quanto pare, stando a quello che ho sentito riportato da diverse persone ben informate sui fatti, quello di avere un sufficiente numero di persone con adeguate competenze interne (alle scuole, alle università, al GARR, alla PA, alla gestione amministrativa della sanità regionale e via così fino alla UE) è il motivo principale per il quale ancora oggi l'outsourcing ai privati è ancora il metodo preferito di gestione dei problemi ...pare anche che i privati, in particolare quando si parla di informatica, siano in grado di essere più attrattivi nei confronti di chi ha le competenze adeguate, sempre per sentito dire [...]
- normativa: al GARR possono accedere solo i soci e non più del 20% di terzi coinvolti in collaborazioni con altri soci, altrimenti si incorre nelle norme anticoncorrenza in cui è inciampato il CINECA.
non voglio entrare nel merito della vicenda CINECA, della quale ho letto ma non conosco approfonditamente, ma in generale trovo singolare che le norme antitrust/anticoncorrenza funzionino così bene per gli enti pubblici al 100% mentre per le aziende private (devo fare nomi?) è ESATTAMENTE l'opposto, ovvero è praticamente impossibile riuscire a "smontare" i monopoli privati, compresi quelli delle concessioni gestite male. Boh?!?
Per il GARR è stata introdotta una legge apposita, che dichiara l'”unicità della Rete GARR”, e in quanto tale autorizza enti pubblici ad utilizzarla per attività di ricerca e formazione, senza dover ricorrere a un bando di gara.
Beh allora nessuno potrebbe impedire allo stato italiano di dichiarare GARR come fornitore interno di una serie di servizi di rete al quale *dover* ricorrere prioritariamente, senza bando di gara [...]
- finanziamenti: la rete è finanziata dai soci,
[...]
In base a queste indicazioni, il ministero ogni anno stabilisce che 6 milioni del FFO delle università siano assegnati per il finanziamento del GARR, e i soldi transitano dai bilanci delle sedi e poi, con opportuno ritardo, arrivano a GARR.
Ho come la sensazione che per cambiare il giro del fumo dei finanziamenti al GARR basti solo... volerlo [...]
Per queste ragioni il mio suggerimento sarebbe di fare entrare UNIRE come socio aderente in GARR, per assicurare un servizio alle scuole basato su un politica e un finanziamento comune.
...e se come socio (unico?) aderente in GARR entrasse _direttamente_ il MIUR? Troppo antico: sa di pseudo-IRI? Troppo "aiuti di stato" allo... stato? Ce lo impedisce l'Europa? Certo potremmo anche percorrere la strada *esattamente* opposta: far erogare i servizi ai privati sulla base di regole di mercato ferree (interoperabilità, no lock-in, obbligo di fornire i dati in modo tale che eventuali migrazioni vengano via praticamente gratis, ecc.) stabilite dal MIUR per accedervi. Funzionerebbe meglio? [...]
cultura. La Piattaforma Unica difficilmente può tenere insieme tutte le diversità di cui è composta la scuola e che andrebbero valorizzate invece che appiattite. A questo proposito consiglio UNIRE o DIVIDERE di Stefano Penge: https://www.stefanopenge.it/wp/?p=844 <https://www.stefanopenge.it/wp/?p=844>
Questo è un atteggiamento comprensibile ma pericoloso. La rete unica GARR non sarebbe mai nata, se si dava adito al ragionamento sulle “enormi differenze”.
Sì ma un conto è mettere a disposizione servizi di connettività e di "infrastructure as code" e un'altra cosa fornire un "Moodle di Stato"... quindi tutto sta nel mettersi d'accordo sui cosa significhi "piattaforma", perché la semantica è pericolosamente ambigua. Io NON ho idea di quello che hanno in mente Stevano Penge o Giuseppe Attardi quando pensano a "piattaforma" ma se l'idea è quella di avere più o meno un clone di Google Classroom & co. per consentire ai docenti di creare contenuti in modo "facile" per "fare la DaD" allora forse sì che abbiamo un problema di appiattimento. So che è OT rispetto a quello di cui si parla qui, ovvero UNIRE, ma io non ho ancora capito quali sono le intenzioni del MIUR sulla questione della formazione informatica dei docenti, così che possano utilizzare al meglio tutti gli strumenti che già ci sono e magari contribuire ad estenderli con le loro competenze specifiche; così che magari un giorno possano essi stessi sviluppare con strumenti "non facili" (più avanzati) materiale didattico digitale e interattivo *interoperabile*, mettendolo a disposizione dei colleghi così che possa essere riutilizzato e migliorato nel tempo, come opera culturale libera, in modo analogo al software libero. Sono andato fin troppo OT, scusate!
Avere una rete unica o una piattaforma condivisa (piuttosto che unica) è proprio ciò che consente di investire energie nello sviluppo di attività specifiche, liberando risorse ed energie in attività che possono essere messe a fattore comune.
Condivido pienamente con il caveat di cui sopra sul termine piattaforma e l'aggiunta che per "piattaforma condivisa" si potrebbe anche considerare qualcosa di distribuito e utilizzabile anche "offline" perché disponibile anche localmente, sui propri dispositivi; non c'è bisogno di "webbificare" o "appificare" la conoscenza, anzi! [...]
Ma se scuole e università non si rinnovano adesso, se non ora quando?
Credo che su questo ci sia unanimità a 360 gradi, dubito che qualcuno oggi possa eccepire sul principio; il problema non è *se* ma *come*. [...]
Facilitare la produzione di contenuti in forma digitale interattiva,
Ecco: ma siamo davvero sicuri che la strada sia quella di *facilitare la produzione*? Non è, per caso, che dobbiamo *anche* convincere i docenti che vale la pena fare anche un po' di fatica per ottenere buoni risultati?
utilizzare forme di apprendimento nuove come le flipped classroom,
L'ho gia scritto altrove ma ripeto; disclaimer: mia moglie è insegnante alle superiori quindi osservo da vicino il suo lavoro. "Flipped classroom" nuova forma? Sono adottate da anni... "a sentimento" degli insegnanti; la flipped classroom costa più fatica dell'insegnamento frontale, anche quando erogata con l'ausilio del digitale. ...e NON è una questione generazionale, ci sono insegnanti appena entrati che usano ancora questo metodo e altre tecniche di insegnamento ormai ritenute alquanto noiose per gli studenti.
ecc. sono possibili solo se si eliminano le barriere di ingresso e si rende agevole il loro utilizzo.
Non ho capito l'utilizzo di cosa: delle flipped classroom? Del software per organizzare le lezioni in flipped classroom? BTW esistono due strade per eliminare (ridurre) le barriere di ingresso: semplificare le cose o formare le persone. La seconda IMHO è ancora poco battuta, nella scuola siamo fermi alla ECDL e nell'ultimo anno i corsi di aggiornamento sono stati più o meno a quel livello tranne che si sono TUTTI concentrati su come utilizzare Google Classroom et al per "fare la DaD". [...]
Attualmente per esempio in università non è conteggiato come attività didattica il tempo impiegato nel produrre materiale didattico. Se per fare un’ora di lezione servono 3 ore di preparazione, queste non contano.
Succede ad ogni livello scolastico e non solo per produrre il materiale didattico che va ad integrare il testo adottato ma anche per progettare i compiti e correggerli. Poi ci sono i progetti extra curricolari, per la cui progettazione c'è un monte ore (poco) retribuito extra... che non basta mai. Poi ci sono gli inutili carichi burocratici extra, con ore e ore spese a fare il copia-incolla di informazioni già inserite in "documenti word" già consegnati in precedenza e mezz'ore spese a "litigare" col programma perché tra un copia-incolla a l'altro, magari fatto da un collega che ti ha inviato il documento corretto via email, la formattazione del testo incasina tutto. Anche questo è digitalizzazione (fatta male, malissimo) della scuola e, credo, dell'università.
Ne consegue che per i docenti è più comodo semplicemente limitarsi a riprendere le lezioni in video.
Sì, esattamente come per i docenti è più comodo entrare in classe e più o meno limitarsi a spiegare le lezioni dal libro di testo. "la DaD" non è altro che la riproduzione con mezzi digitali dello stesso modo di far lezione in presenza.
La preparazione di testi viene invogliata indirettamente, attraverso la filiera editoriale: pubblicare un volume con le lezioni ha un ritorno economico diretto, perché il copyright resta all’autore, e non all’università.
Argh, ancora con 'sto mito del "copyright che resta all'autore": 'mo non ho prove scientifiche da fornirvi, ma AFAIU praticamente nel 99.8% dei casi gli autori - anche dei testi scolastici - trasferiscono il copyright delle opere agli editori in cambio di un compenso, all'interno del quale c'è una certa quota per ogni copia venduta. Ci sono autori di testi scolastici il lista che hanno voglia di raccontarci quanto sono riusciti a ricavare dai diritti di sfruttamento delle proprie opere? Giusto per avere un'idea dell'entità di questo tipo di incentivi.
Per questo occorre cambiare anche le normative sulla didattica e creare una nuova filiera per la produzione di contenuti interattivi.
Proposte? Perché IMHO questo tipo di ragionamento dovrebbe andare avanti in parallelo a quello relativo agli strumenti informatici per fare lezione e creare contenuti... ma non vedo un gran dibattito in merito all'editoria scolastica e universitaria intorno a noi. [...] Saluti, Giovanni -- Giovanni Biscuolo