Ciao Marco, io concordo con la tua analisi (e per la verità anche con buona parte di quella di Giancarlo... :-D) e condivido le tue preoccupazioni.
Per la verità, dal mio punto di osservazione, la scena appare molto più cupa.

Credo però che sopravvaluti l'efficacia effettiva dei sistemi di antitrust.
Non perché non possano IN TEORIA funzionare, ma perché IN PRATICA si attivano solo quando un gruppo sufficientemente forte ed influente si muove per cavalcarli contro qualche rivale.

E ad oggi, nessuno è più influente di Google. Perché ci conosce e perché partecipa alla nostra percezione della realtà.
Una multinazionale statunitense.


Io credo che una soluzione potrebbe emergere dalla sinergia fra tecnologia e politica.
Quando dico che la tecnologia è il proseguimento della politica con altri mezzi, non intendo solo che nella tecnologia si esprimono i valori morali e le intenzioni politiche di chi la crea.
Intendo soprattutto che l'innovazione tecnologica costituisce un potere politico straordinario che può essere orientato verso la creazione di un tipo di società piuttosto che di un altra.


Il Web come lo conosciamo è solo una delle possibili soluzioni alle esigenze cui risponde.

Non ci piace? E' ridicolmente lento? Ridicolmente complicato? E' pericoloso? E' un arma?
Cambiamolo! E' solo software!
Il software è l'artefatto più semplice da sostituire/modificare/buttare via della storia dell'umanità!
Non abbiamo scuse!

Dopo meno di un secolo di storia, come si può pensare che un qualunque artefatto informatico sia qui per restare! Che sia insostituibile!
Siamo alla preistoria dell'informatica! Cosa usiamo ancora che sia stato inventato nei primi cento anni della edilizia? O nei primi cento anni della medicina?


Io credo che l'unica forza che può opporsi alla tecnologia sia una tecnologia migliore.
Perché l'Europa (dell'Italia, in questo momento preferisco non parlare) non impegna fondi e risorse a creare sistemi migliori?
Perché l'Università non parte da una idea di società che vuole creare per immaginare e realizzare una infrastruttura che la renda possibile?
Chi diavolo ha detto che l'Università non può o non deve fare politica? Questa è Politica che solo l'Università può fare!


Temo che la risposta ad entrambe le domande sia che chi ha potere decisionale non ha lontanamente idea di come funziona il mondo in cui sta vivendo.

Sia chiaro: il mercato non funziona. Non è efficiente. E soprattutto, non si autoregola: è diretto in vari modi dai soggetti più forti.
Dunque non possiamo lasciare guidare l'evoluzione tecnologica al mercato. E' troppo importante.

Abbiamo bisogno di formare cittadini che possano diventare politici competenti, capaci di perseguire la propria visione di società anche attraverso la tecnologia.
Capaci di usare (e CREARE) la tecnologia a PROPRIO vantaggio, senza venirne usati.

Lo so, sono noioso... ma dobbiamo veramente partire dalle elementari.


Giacomo
PS: scusami se non ho risposto direttamente alla tua domanda sulle gambe... il fatto è che per me, quelle gambe, devono ancora crescere.


Il giorno 16 settembre 2018 16:21, Marco Ricolfi <marco.ricolfi@studiotosetto.it> ha scritto:

Cari Giacomo e Giancarlo,

              esprimo qui un mio punto di vista personale, non quello di Nexa. Sono contrario alla proposta di direttiva ed in particolare agli artt. 11 e 13.

              Anche in questo caso, ho l’impressione che ci siano tante cose che mi sfuggono. Però: (i) sull’art. 11 mi sembra che il discorso sia chiaro. Già oggi gli autori di articoli di giornale hanno diritto di opporsi allo sfruttamento dei loro contenuti online. Dare un altro diritto connesso agli editori non ha giustificazione che mi persuada; e comunque assicura che gli editori prenderanno anche una parte della torta che sarebbe andata ai giornalisti. Non chiamo questo incentivo alla creazione.

              Per quel che concerne l’art. 13: (i) sono d’accordo con Giacomo che gli sviluppi degli ultimi 15 anni non ci abbiano portato alle magnifiche sorti e progressive in rete, ma piuttosto a quel surveillance capitalism che è stato bene decritto da Zuboff [1]; quel che ci attende dietro l’angolo preoccupa ancor di più [2]; questo tanto più se si pensa che in Asia la Cina chiude il cerchio con il suo deciso progresso verso un sistema di social rating basato sulla sorveglianza (anche) in rete. Ora, in questo contesto, penserei che l’obbligo dei gestori delle piattaforme di filtrare preventivamente tutti i contenuti che vengono immessi sulla piattaforma è qui finalizzato a consentire il calcolo e l’allocazione di giusti compensi. Ma rafforza la tendenza alla sorveglianza.         Ai tempi del nuovo stato industriale, 60 anni fa, si era pensato: quali sono i poteri contrapposti, countervailing powers, a questi strapoteri? Se oggi provo a porre di nuovo a porre la domanda: quali sono oggi i countervailing powers, no so come rispondere. Ho però l’impressione che l’obbligo filtraggio preventivo sia un regalo nell’immediato ai titolari di copyright, ma in prospettiva al nuovo new industrial State che usa i dati raccolti con la sorveglianza per massimizzare i propri profitti e assolutizzare il proprio controllo politico.

              Mi pare evidente che si debba usare anche, soprattutto, l’antitrust per contrastare lo strapotere dei soggetti i cui business model sono basati sulla massimizzazione della raccolta dei dati. Ma quali gambe può avere questa azione?

              Che ne dite? m

[1] Shoshana Zuboff, Big other: surveillance capitalism and the prospects of information civilisation, in Journal of information technology, 2015, 30, 75 ff. also available at https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2594754

[2] v. ad es. Brett Frischmann-Evan Selinger, Re-engineering Humanity, Cambridge University Press, Cambridge, 2018

 

Da: nexa [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Giacomo Tesio
Inviato: domenica 16 settembre 2018 00:59
A: GC F
Cc: NEXA_lista
Oggetto: Re: [nexa] direttiva copyright

 

Il giorno 15 settembre 2018 23:40, GC F <gcfrosio@gmail.com> ha scritto:

Mi pare che si faccia confusione. La direttiva ora approvata si occupa di diritto d'autore non di regolamentazione di Internet tout court. Sono questioni tecniche, le cui giustificazioni politiche vanno trovate nell'analisi economica della proprietà intellettuale e nella teoria degli incentivi. Saranno semmai norme del diritto della concorrenza a dovere meglio gestire le inefficienze che che rilevano nel tuo commento.

 

Credo di aver quanto meno colto il tema della direttiva. :-)

Tuttavia, questa norma, come il GDPR prima, e' destinata inevitabilmente a "regolamentare Internet".

Se entrerà in vigore, le ricadute non saranno limitate ai contenuti, perché regolando i contenuti modifichi necessariamente il mercato che attraverso tali contenuti veicola pubblicità e accumula dati personali.

In altri termini, il Web e' un sistema dinamico molto complesso: se ti concentri su una singola dimensione perdi istantaneamente qualunque capacita predittiva sugli effetti di una perturbazione.

Accetto volentieri suggerimenti di lettura sulla teoria degli incentivi, ma inizio a pensare che parlare di proprietà per un qualunque artefatto immateriale sia inappropriato.

Forse dovremmo invece ragionare in termini di responsabilità su tali artefatti (immaginiamo un software, una poesia o un invenzione) e garantire una retribuzione per tale responsabilità.

 

 

Non possiamo discutere di incentivi circa l'allocazione di una privativa sull'attività di copia digitale, che permette usi trasformativi di opera protetta insieme a Google Analytica,Trump e Brexit.

 

Mi hai frainteso. Non intendevo fare una marmellata tutti-i-frutti! :-)

Obbiettavo ad una tua precisa affermazione: "abbiamo l'Internet, la distribuzione digitale, l'infrastruttura capillare e millioni di applicazioni. Dati empirici inoppugnabili circa la bontà di quelle scelte legislative pregresse."

SE Internet, la distribuzione digitale, l'infrastruttura capillare e le milioni di applicazioni sono in qualche modo rilevanti per la questione, ALLORA lo sono anche Trump, la Brexit e Cambridge Analytica. E lo sono i problemi di sicurezza di quella infrastruttura capillare. Ed i business model antisociali di quelle milioni di applicazioni... etc etc...

Insomma, se una qualunque scelta legislativa ha influenzato tutto questo, allora ha influenzato TUTTO questo.
Non solo quello che ci fa comodo vedere a sostegno della nostra tesi.

 

Comprendo che le questioni tecniche del diritto d'autore e della proprietà intellettuale sfuggano a chi non si occupa della materia e quindi si pensi che si possa sussumere tutto il dibattito sotto categorie ampie e generiche, ma mi pare invece che questo porti solo a una visione confusa--ed errata--dei temi che si discutono.

 

Ti ringrazio veramente per la comprensione...

Mi fa sentire molto meglio. :-)

 

Tuttavia la tua comprensione non mi aiuta a comprendere di più!

Cosa esattamente pensi che mi sfugga?

In quale categoria "ampia e generica" avrei tentato di "sussumere" (ma parli davvero cosi? :-D) il dibattito?

 

Mi farebbe piacere formarmi, con il tuo aiuto, una visione chiara--e corretta--dei temi che discutiamo.

E sono confidente che, come qualsiasi persona veramente competente nel proprio campo, mi saprai spiegare in modo semplice ed esaustivo gli aspetti della materia che a tuo parere mi sfuggono.

 

 

Circa i problemi specifici per le start-up europee che si trovano a dover licenziare sistemi di filtraggio proprietari proprio dai concorrenti che hanno economie di scala forti e affermate, riamando a quanto ho ripetuto diverse volte in molteplici lavori disponibili qui: https://papers.ssrn.com/sol3/cf_dev/AbsByAuth.cfm?per_id=647912.

 

Grazie del link: complimenti, pieno di materiale interessante.



La mia obbiezione rimane.

Anzitutto i sistemi di filtraggio possiamo farli anche noi in Europa. E chissà che non ci vengano pure meglio.

E poi, chi ha detto che le startup europee devono creare piattaforme di distribuzione dei contenuti caricati dagli utenti?

Ma davvero siamo solo capaci di copiare? Non ci POSSO e non ci VOGLIO credere. Startup del genere sono comunque destinate a fallire.

Gli upload filter mi spaventano molto di più in termini politici.
A quanto ho capito, rischiano di diventare il metodo più rapido per far rimuovere contenuti scomodi dalla rete.

Giacomo