Ciao a tutti,
ho seguito le vicende che hanno preceduto la pubblicazione del regolamento AGCOM, e ho letto i contributi segnalati in lista con grande interesse.
Non ho ancora avuto modo di scrivere nulla sul tema specifico, lo farò quanto prima perché davvero ne val la pena.
Da giurista che ha affrontato, anche recentemente, questi temi più da un punto di vista europeo e internazionale che nazionale, a caldo mi vien da dire che la vicenda del regolamento AGCOM, che si trascina in modo improduttivo da oltre due anni, ben rappresenta i mali della nostra politica e del nostro diritto contemporaneo: la totale assenza di una visione del futuro, grande confusione sul metodo e sulle forme con cui procedere a modifiche legislative, incapacità di assicurare una tutela efficace e bilanciata dei vari interessi in gioco (tutti meritevoli). Mi fa riflettere il fatto che le due più gravi censure mosse da Guido Scorza alla bozza di regolamento non riguardino il diritto d'autore digitale in sé e per sé, ma le modalità e le forme con cui ci si è mossi, in un contesto normativo peraltro ben delineato dal diritto europeo (che può piacere o meno, ma esiste, e fa discutere anche a Bruxelles, moltissimo).
In Italia amiamo complicarci la vita e dibattere allo sfinimento per poi non cambiare nulla, per giunta su questioni già di per sé complicatissime ovunque.
Ci piace veramente questo gioco, imposto da una politica che non è più in grado di prende alcuna decisione. E' davvero triste.
Un saluto,
Giuseppe