On April 22, 2019 7:50:33 AM UTC, "J.C. DE MARTIN" <demartin@polito.it> wrote:
https://www.nytimes.com/2019/04/21/opinion/computational-inference.html
Because of technological advances and the sheer amount of data now available about billions of other people, discretion no longer suffices to protect your privacy.
Tempo fa descrivevo in questa lista come utilizzare dati anonimi e aggregati per identificare flotte analoghe di persone in movimento in una città storica ed indirizzarle verso i luoghi più adatti a svuotarne il portafoglio: http://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2018-January/012798.html Le informazioni implicite nel contesto (la citta storica, l'ora del giorno etc..) possono rendere sufficienti dati completamente anonimi per manipolare le persone cui questi dati appartengono.
There is no longer such a thing as individually “opting out” of our privacy-compromised world.
Questo pessimismo infondato affonda le proprie radici in assunzioni facilmente smentibili. Per esempio distribuendo la computazione nelle case, in server domestici amministrati localmente, nessuno disporrebbe di dati sufficienti per produrre i profili necessari a manipolare o discriminare gli utenti e anche il ROI di un data breach sarebbe molto limitato. La cifratura E2E e l'uso di MUA invece di web mailer incrementa ulteriormente la sicurezza etc... La privacy è ancora possibile: semplicemente è diventato un privilegio. E fin tanto che si pensa di poter regolamentare le informazioni come si regolamenta il pesce o la benzina, rimarrà un privilegio. Per farla ritornare un diritto esiste una sola strada: diffondere la conoscenza tecnologica, rendere più liberi i cittadini.
What is to be done? Designing phones and other devices to be more privacy-protected would be start, and government regulation of the collection and flow of data would help slow things down. But this is not the complete solution. We also need to start passing laws that directly regulate the use of computational inference: What will we allow to be inferred, and under what conditions, and subject to what kinds of accountability, disclosure, controls and penalties for misuse?
Non si può regolare l'uso della informazione perché non si può (e non si deve) regolare l'uso del pensiero. I dati non sono altro che rappresentazioni delle informazioni, e sono analogamente sfuggenti: non puoi provare se una certa analisi sia stata fatta o meno perché le analisi dei dati non alterano in alcun modo i dati stessi. L'unico modo di evitarne l'abuso è impedirne tecnicamente l'accumulo. Cosa che si può imporre per legge. Ma bisogna avere le competenze tecniche per immaginarlo. Giacomo