On Wed, May 19, 2021 at 1:58 AM Fabio Pietrosanti (naif) < lists@infosecurity.ch> wrote:
- L'esercizio della libertà d'espressione in uno spazio privato e non professionale del professore (lo ha detto a scuola? lo ha detto in un gruppo FB di studenti?)
Credo qui stia la questione: per me qualsiasi cosa dici su internet e che è leggibile senza passaggi complessi è pubblica, l'equivalente di una trasmissione urbi et orbi. Che siano gli archivi di questa lista, i tweet di un account non protetto, i post su un blog o su facebook in gruppi non privati. Non sono safe space. La differenza fondamentale tra *free speech* e *free reach*. Uno ha diritto alla prima, non necessariamente alla seconda.
- L'esercizio della libertà d'espressione nei confronti di un PEP (Politically Exposed Person, per usare un idioma da antiriciclaggio), nei confronti dei quali la critica pubblica trova bilanciamenti molto differenti rispetto che fra individui fuori dalla scena pubblica
L'ho detto prima e provo ad argomentare diversamente: la critica al PEP è accettabile, quando di critica si tratta. Un meme del menga, un pettegolezzo, fatto circolare da un tizio qualsiasi la vuoi considerare critica politica? Nel mio lavoro di moderatore di comunità online un post del genere avrebbe provocato immediata sospensione dell'account temporanea la prima volta e permanente su recidiva. Via, vai su 8chan ad offendere che di spazio lì ce n'è. [...]
Quindi ritengo che siamo di fronte ad un gesto censorio ed intimidatorio,, che porta a determinare un pericoloso "chilling effect" .
Ma ben venga sto chilling effect se serve a far accendere il cervello degli umani prima di girare meme a pappagallo sui social, dai. Magari l'umanità impara ad usare internet.