Per gli esempi, mi serve un'altra email ma se serve lo faccio volentieri.Mi riferisco agli sforzi che molti fanno per sperimentare nuove forme di interazione sociale e di scambi economici, che dalle prime, a mio avviso, derivano.Sono rivoli che spesso non si incontrano ma è sempre più prevedibile che accada. Ci sono sperimentazioni di produzione P2P, sperimentazioni di economia dei commons, di economia collaborativa (non la sharing economy del modello GAFA), di comunità intenzionali, ed infine, di progettazione di archivi distribuiti derivati dalla bitcoin blockchain, o ad essa alternativi, che sostengono quella che può essere la sperimentazione più dirompente, perchè permette un salto di scala; con essa i nostri valori e risorse possono essere sostenuti e realizzati in un circuito quanto più possibile ampio ed auto-determinato. Questo non è merito "delle tecnologie". Per me sono costruzioni sociali, ma non sono per definizione un prodotto del "capitalismo". Bisogna abbandonare una visione determinista ed è difficile, ed anche metter da parte un approccio divisivo, fondato su opposti che si elidono a vicenda. In primis, per me si tratta di coltivare una forma mentis aperta, nessuno ce l'ha per nascita; su queste basi, si può progettare o co-progettare la società e l'economia che preferiamo. Nel volume collettivo Co-Designing Economies in Transition. Radical Approaches in Dialogue with Contemplative Social Sciences (mi spiace citarmi ma lo devo fare) ho raccolto il contributo di diversi autori (filosofi, informatici, sociologi, attivisti-teorici dei commons, economisti...) che vanno in questa direzione.
Il peso del capitalismo è sopravvalutato, sia dai suoi sostenitori che dai critici, e anche su questo i dati ci sono... E anche il ruolo dello stato. E mi pare che ci sia in questo sito una certa tendenza a finire sempre in "regolazione". Forse ci sono molti giuristi? O mi sbaglio?Chiudo con qualche idea: il fallimento del servizio di car sharing CarCity Club a Torino è passato nel silenzio, nonostante il cambio di amministrazione in Comune (il servizio, privato, era controllato da GTT, altra azienda privata controllata dal Comune). Non è una lezione da cui apprendere? O la situazione attuale va bene perchè abbiamo tre-quattro operatori in concorrenza (parola magica per alcuni)?Se i 2600 utenti del CArCityClub avessero avuto voce in capitolo sarebbe andato in crisi lo stesso? 2600 soggetti che non si conoscono, nè accedono ad alcun dato sui propri comportamenti di uso, nè decidono tipo di auto (per erano tutte Fiat a benzina, eccetto qualche Prius ibrida), numero di esse e numero di stalli ecc.. Ha senso un'organizzazione così gerarchica e opaca nell'ambito della "sharing" economy perlopiù gestita da un ente pubblico? Con utenti tenuti artificialmente separati tra loro e in ignoranza pefetta?Per fare un esempio diverso, a Ghent in Belgio c'è un servizio autogestito da volontari che mette in comune 1200 auto private: è una "collaborazione sociale non di mercato", parafrasando il giurista Yochai Benkler. Pare funzioni. Così come sono state basate sui commons piattaforme quali ebay, couchsurfing, blablacar, e l'interessantissima patients-like-me in cui narrazioni personali sul proprio percorso di malattia e cartelle cliniche sono messe in comune e con cui sono stati sperimentati nuovi metodi di ricerca, basati proprio sul fatto che i soggetti "si sono scelti", non sono un campione rappresentativo ma sono più di centomila... un data mining connesso a un approccio di citizen science... Noi invece in Lombardia vendiamo 9M di dati sanitari alla IBM...Il bike sharing di Torino ha 26000 iscritti e, di nuovo, contano meno del due di picche (come sopra): mica è Uber, è il Comune di Torino... Meglio un'organizzazione gerarchica che detta le regole e provvede sanzioni o meglio avere il coraggio della sperimentazione e vedere se siamo in grado di apprendere ad autogestirci visto che spesso ci sono le condizioni?
Ringrazio Giacomo e mi scuso per la lunghezza, ma sono stato colpito nel vivo!Il giorno mer 25 lug 2018 alle ore 18:47 Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:Il Mer 25 Lug 2018 17:21 Vincenzo Mario Bruno Giorgino <vincenzo.giorgino@unito.it> ha scritto:Beh non c'è da inventare nulla.Temo di essere in totale disaccordo.Infinite strade sono ancora da esplorare.Eppure, tutti ci fossilizziamo su tecnologie desuete piene di problemi, accozzaglie di pezze su pezze.C'è ancora TUTTO da inventare.Questa rassegnazione di fondo è una manifestazione della egemonia culturale che subiamo da decenni.Migliaia di persone sono da anni impegnate per realizzare una società in rete con economia digitali decentrate...Io parlavo di evoluzione, storia, politica, cultura, giustizia... perché sentiamo sempre e solo "economia"?In questi anni, le parole che hai scelto appaiono pericolosamente correlate a "blockchain"... ma sono comunque curioso: a cosa ti riferisci esattamente?GiacomoIl Mer 25 Lug 2018, 16:59 Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:______________________________Beh, è ormai dal piano Marshal che sappiamo che i comunisti mangiano i bambini.Ma proviamo a guardare il fatto in una prospettiva più ampia.Si tratta, in definitiva, di pressione evolutiva artificiale applicata alla popolazione da una minoranza (il governo) attraverso l'informatica.L'obbiettivo dichiarato dovrebbe piacere molto ai liberali che riconosceranno uno dei presupposti fondamentali della teoria della mano invisibile di Adam Smith: la perfetta simmetria informativa.A ben guardare non è molto diverso da quanto accade in occidente.La differenza principale sta nella consapevolezza della popolazione, nella dimensione del progetto (qui facciamo subito le cose in grande) e negli obbiettivi dichiarati.Possiamo dire che c'è una alternativa?Possiamo dire che lo stato di diritto garantisce la giustizia?A guardare gli ultimi 30 anni di storia italiana, temo di no.Noi abbiamo in qualche modo instaurato una pressione evolutiva opposta, in cui la mentalità del homo homini lupus fornisce e giustifica un netto vantaggio evolutivo all'evasore fiscale, al politico o al giudice corrotto, al mafioso etc...Se l'alternativa è l'impunità di chi viola la legge, lo sterminio (lento, su tempi evolutivi) degli stessi assume tutto un altro significato.Il problema, inutile dirlo, è nella fiducia che possiamo riporre in chi controlla il processo.La fiducia che i cinesi possono riporre nel governo o che noi possiamo porre in Google, Amazon, Facebook etc...Qualcuno potrebbe chiedersi se abbiamo alternative che attingano alla nostra lunga storia europea.O se esistano tecnologie alternative, o applicazioni alternative delle stesse tecnologie...La risposta è...;-)GiacomoIl 25/Lug/2018 08:33, "Marco Ricolfi" <marco.ricolfi@studiotosetto.it > ha scritto:Caro Luca,
è questa l’alternativa a Trump che l’UE dovrebbe abbracciare?
Da: Marco Ricolfi
Inviato: mercoledì 25 luglio 2018 08:31
A: 'don Luca Peyron'; Nexa
Oggetto: R: [nexa] Cina e controllo dei comportamenti
are “works of applied art, designs, and works of design” identical?
Da: nexa [mailto:nexa-bounces@server-
nexa.polito.it ] Per conto di don Luca Peyron
Inviato: mercoledì 25 luglio 2018 07:34
A: Nexa
Oggetto: [nexa] Cina e controllo dei comportamenti
Un articolo divulgativo, ma ugualmente interessante.
Buona lettura
Dl
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https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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--https://www.palgrave.com/de/book/9783319665917
"One of the great liabilities of life is that all too many people find
themselves living amid a great period of social change and yet they fail
to develop the new attitudes, the new mental responses that the new
situation demands. They end up sleeping through a revolution."
- Martin Luther King, Jr., "Remaining Awake Through a Great Revolution"Vincenzo Mario Bruno Giorgino, Ph.D.Dept. of Economic and Social Sciences, Mathematics and StatisticsUniversity of Torino - Italy