scusate lista, mi scrive questo lettore a proposito del
mio articolo uscito oggi sulla stampa (lo trovate a questo link
sotto)
non gli ho ancora risposto ma mi sembra che possa
interessarvi e sarei felice di rispondergli con il vostro contributo, grazie
anna
l'articolo
della Signora Masera descrive i fatti della sentenza di Milano su Google ma
purtroppo li ammanta di un tifo spinto e acritico a favore delle tesi di Google
(che costituiscono la tipica applicazione del fondamentalismo liberista a un
danno delle norme a tutela della libertà di ciascuno e non solo del potente di
turno).
Non intendo
qui riesaminare tutti gli aspetti della questione che già emergono dagli
articoli di Sabadin e di Bardazzi. Ma desidero rilevarne uno. Lei è rimasta
prigioniera dell'immagine giornalistica di internet come autostrada. Siccome
però la funzione di internet e quella delle autostrade sono assai differenti
quanto a contenuti diffusi e quanto alla pervasività di ciò che vi transita, il
paragone da Lei proposto non regge.
Primo, i
siti non sono caselli autostradali. Mentre i reati contestati a Google sono
possibili solo in quanto sussiste il servizio di Google, quello di guidare senza
patente preesiste al casello e non ha bisogno dell'autostrada per essere
commesso. Oltretutto, a quanto si è capito, quello che il giudice milanese
contesta a Google non è il fatto di aver pubblicato i filmati ma il fatto
di non aver rispettato l'indirizzo europeo di rimuovere i contenuti illeciti non
appena informati della loro esistenza ( Google lo ha fatto circa due mesi dopo,
dato che la reclame è l'anima del commercio).
Secondo, il
nocciolo degli affari pubblicitari di Google , diversamente da quello delle
autostrade, consiste proprio nel poter mettere in rete senza controllo. Di
nuovo, al casello non servono controlli perché vi si arriva dopo aver già
commesso il reato ( anche se privi di patente) . Invece Google
pretende di non dover controllare niente proprio in nome dei propri interessi
commerciali, dimenticando che gli interessi commerciali non sono una questione
di principio equiparabile al come dare regole per la libera circolazione delle
idee e di per sé necessitano il rispetto di regole ( del tipo igienico oppure
antisofisticazioni oppure antimonopolio, etc.).
In ambo i
casi non è pensabile che Google (in questo caso) possa fare liberamente tutto
senza avere la responsabilità di quello che fa. Questa connessione tra libertà e
responsabilità è l'abc del liberalismo che non a caso i liberisti vogliono
travolgere nel segno della legge della giungla ( che liberale non è).
La ho
disturbata perché si tratta di questioni molto importanti ( costruire norme per
organizzare l'esercizio della libertà) su cui penso sia indispensabile
l'apporto di ogni persona che la voglia davvero.
I migliori
saluti
Raffaello
Morelli