Molto interessante. Se ho capito bene, non essendo giurista :-), la Corte Suprema sostiene che il diritto alla libertà di parola garantito dal Primo Emendamento non può essere probito in modo generalizzato, come nel caso in questione in cui ad un pregiudicato di reati sessuali si voleva proibire l'accesso a Facebook. Ed anche la considerazione che siti social quali FB, Twitter e LinkedIn sono ormai parte integrale della struttura sociale e culturale contemporanea e vanno trattati conseguentemente è notevole. La Corte USA rimane l'ultimo baluardo contro la voglia di censura che sta crescendo in modo allarmante? Ciao, Enrico Il 21/06/2017 12:49, Nicola Lugaresi ha scritto:
Segnalo, per chi non l'avesse visto, il caso Packingham v. NC, su cui si è espressa la Corte Suprema USA. riguarda l'uso di social media da parte di sex offenders registrati. Interessante per questo, ma anche per le considerazioni su Internet, cybespace, social media.
https://www.supremecourt.gov/opinions/16pdf/15-1194_08l1.pdf
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