On Tue, 5 Feb 2019 at 21:48, Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net> wrote:
Più che vietare la pubblicità, il legislatore può obbligare le piattaforme a erogare contenuti anche a utenti con adblocker attivi, cioè lasciare al consumatore la libertà di scegliere se bloccare o meno la pubblicità (cominciando da quella online).
Certo credo sia un ottimo primo passo. Qualche tempo fa, discutendo con lo sviluppatore del browser Odisseus https://odysseus.adrian.geek.nz/ su come potremmo avere un Web migliore senza JavaScript (discorso da cui è nato il progetto Memex, ancora in fase embrionale ma estremamente interessante https://git.sr.ht/~alcinnz/memex ) riflettevo che abbandonare XHTML è stato funzionale a rendere inaffidabile il parsing automatizzato delle pagine web. L'idea è che un browser dovrebbe permettere la navigazione di ipertesti, non rappresentare una piattaforma di deploy ed esecuzione di applicazioni distribuite. Altrimenti oggi avremmo il tag <ADVERTISEMENT> e l'adblocker sarebbe questione di poche righe XSLT. Naturalmente Google non permetterebbe mai l'introduzione di tale tag in Chrome o Mozilla (e Edge è un morto che cammina). E questo ci dice quanto ipocrita sia parlare di open source aziendale, e chi detenga il potere politico nel mondo contemporaneo. Rimarrebbe comunque il problema dei default. La pubblicità dovrebbe essere opt-in. Perché posso NON leggere un giornale ma non posso non vedere un messaggio progettato per abbindolarmi? E di certo, il tracking dovrebbe essere vietato/impossibile di default: come dici, il vero problema geo-politico non è rappresentato dagli gli ads, ma dal tracking effettuato con la scusa di personalizzarli. Giacomo