Cari amici Bellissima discussione. Vorrei contribuire con qualche ulteriore riflessione, avendo visto il supervisore europeo per la protezione dei dati personali, dire con emozione - davanti a una platea di migliaia di persone - che per lui, giurista, l’etica viene prima della legge… Aiutiamoci a discernere che cosa questo significhi. Sta diventando strategico e decisivo… Ci sono tanti modi per oltrepassare la legge sentendosi nel giusto. Ma come si fa a essere nel giusto? Esiste un modo per discernere? Un americano che ammazzi la gente per difendere la sua proprietà si comporta in modo legale. Un italiano nelle stesse condizioni aspetta la nuova legge di Salvini per avere le stesse “certezze” (e non le avrà). Ma lo sconfinamento della legge per l’italiano che non aspetti Salvini e spari è giusto o sbagliato? Ho alcuni punti di riferimento. Quando Gandhi infrange la legge in modo non violento e raggiunge l’indipendenza dell’India dall’impero britannico fa bene, in assoluto. Come Rosa Park. Lui, infrange la legge, ma si sente nel giusto ed è nel giusto perché adotta un mezzo non violento e ha uno scopo umanamente importante (la libertà). Quando si usa un mezzo violento per ottenere uno scopo giusto (Malcom X) o un mezzo giusto per uno scopo meno chiaramente condivisibile (mettiamo il caso dell’indipendenza della Catalogna) che cosa fa fede? E tutto quello che riguarda le guerre di religione non finisce per sconfinare in questa difficoltà? Se il radicale islamico pensa che il “libro” del profeta sia più legittimo della legge democratica che regola l’iraq dopo la guerra americana ha ragione o torto? Non può essere quello che pensa la maggioranza. Non può essere quello che dice la costituzione. Forse valgono le dichiarazioni dei diritti umani? Queste sono frutto di una cultura illuministica, ma molti oggi la mettono in discussione… Temo che rispondere a queste domande sia urgente. Può darsi che nel prossimo futuro dovremo sapere che cosa è giusto indipendentemente dalle leggi che i governi potenzialmente autoritari ma democraticamente eletti faranno. Non vado oltre per non intasare la lista.. magari vi scrivo un post.. devo parlare a Lione di rete e populismo e certamente prenderò spunto anche dal pezzo di Fabio e questa discussione.. per cui grazie! Luca
Il giorno 29 apr 2019, alle ore 10:19, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:
Davvero una lettura interessante.
come relazionarsi al gap, enorme e trasversale, di evidenze scientifiche sui molteplici temi trattati nel documento. L'idea è promuovere la ricerca contestualmente all'instaurazione del nuovo regime di regole per la Rete, ma buonsenso imporrebbe di disporre di una base di dati ben più solida prima di legiferare, non durante il processo legislativo o addirittura dopo. Di nuovo, un problema che accomuna l'approccio britannico con quello di svariate altre istituzioni in tutto il mondo. Le politiche tecnologiche, per qualche ragione, sembrano potersi sottrarre al vaglio della realtà, e accontentarsi di quello dello scandalismo mediatico.
Come dice il proverbio? Chi sa fa, chi non sa... DECIDE!
Le buone ragioni per procedere con estrema prudenza, insomma, ci sarebbero tutte. Ma non paiono interessare a chi legifera.
Per comprendere queste ragioni ci vuole competenza informatica. Per acquisirla da adulti ci vuole l'umiltà di riconoscersi ignoranti. E tempo. E tanta Curiosità.
Vi è però un passaggio finale decisamente discutibile:
che se si chiudono i social media perché, solamente esistendo, avrebbero commesso una qualche sorta di pre-crimine, tutto sommato, è comunque un "bene"
Questa difesa dei social media è piuttosto superficiale.
Tutti i social media _centralizzati_ sono strutturalmente pericolosi. Il pericolo è intrinseco nel loro business model e nella loro tecnologia. E' piuttosto evidente e non è dovuto allo streaming di attentati o alle fake news ma alla profilazione degli utenti e al controllo sugli stessi attraverso i loro bias. Un pericolo che è tanto maggiore quanto più governi hanno accesso ad esso.
Un tetto di amianto che si sgretola non rappresenta una "sorta di pre-crimine" ma lo smantelliamo comunque (o dovremmo farlo) per ridurre il rischio di salute pubblica.
Dunque smantellare questi social media CENTRALIZZATI è sicuramente un bene. Sarebbe un piccolo passo avanti, ma pur sempre un passo avanti.
Per contro, i social media distribuiti non costituiscono un rischio enorme per la democrazia, pur permettendo la diffusione di "fake news".
L'idea che le Fake News siano un problema risolvibile tecnologicamente è una dette tante manifestazioni di profonda ignoranza Informatica che si rivela a tutti i livelli della società civile. Ignoranza cui prima o poi dovremo trovare i soldi per far fronte.
Le Fake News SONO un problema Informatico: un problema di Informazioni.
Ma non è un problema risolvibile tecnologicamente, perché non è possibile stabilire se una informazione sia vera attraverso un'altra informazione che potrebbe essere falsa lei stessa: Garbage In, Garbage Out.
Il problema è a monte. O meglio, "a mente"! :-D
Perché tutta questa spazzatura spopola sui social network?
Sicuramente c'è il conflitto di interesse delle piattaforme stesse che vogliono massimizzare l'engagement: le Fake News producono più interazioni (e dunque più dati e più pubblicità) dei paper accademici.
Ma anzitutto c'è un problema culturale: le persone che usano quei social network non sanno SCEGLIERE LE FONTI in modo critico. E questo è un problema EDUCATIVO.
La crisi della Democrazia non nasce su Internet ma a scuola!
On 27/04/2019, Carlo Blengino <blengino@penalistiassociati.it> wrote:
Ricordo solo che tutte le battaglie per i diritti civili, tutte, sono iniziate infrangendo regole, scardinando concetti consolidati e ritenuti dai più giusti e sacrosanti, spesso sono stati commessi reati per permettere all'umanità di fare un passo avanti. Rosa Park fu arrestata legittimamente per aver violato il posto riservato dalla legge ai bianchi (nell'IOT di domani probabilmente un software non l'avrebbe neppure lasciata salire sul bus) e meno di 30 anni fa decine di giovani italiani rischiarono la galera rifiutandosi di fare il servizio militare...per dire.
Grazie Carlo per questa riflessione.
Durante una delle lezioni che ho fatto alla 5a elementare di mia figlia, un bimbo mi ha chiesto "perché gli hacker fanno cose illegali?". Con un certo stupore della maestra la mia risposta è stata "Perché mettono la propria Curiosità a servizio della Democrazia".
Ho spiegato ai bambini che ci sono così tante soluzioni inesplorate a problemi urgenti che un hacker può tranquillamente dirigere la propria Curiosità nei limiti della Legge per buona parte della propria esistenza.
Ma quando trova una legge ingiusta sulla propria strada, l'hacker la ignora o la aggira esattamente come fa con un programma bacato, perché prima di rispondere alla Legge e alla società tutta, l'Uomo deve rispondere alla propria Coscienza.
Sfortunatamente gli esempi che hai fatto non mi erano venuti in mente. Me li segno per le prossime lezioni di Informatica!
Grazie! ;-)
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