Questa discussione permette di riflettere sulla
tragica situazione italiana
(in particolare a me, expat da 15 anni). Oltre ad un
sentimento di rinuncia, vi
è anche qualche volontà di trovare soluzioni a breve termine,
insieme a
strategie per il futuro - per contrastare la perdita di
competenze e di sovranità
tecnologica - che scaturirebbero da una mancanza di
provvedimenti e da un trend
inerziale.
Scelte su temi strategici - quali la gestione e
la riservatezza di dati
personali e accademici sensibili - non vengono percepite come
tali, ma viste come
pure scelte tecnico/amministrative; quindi delegate - senza
alcun dibattito
preliminare - all'amministrazione dei servizi tecnici di
ateneo. Perfino nelle
università Italiane più prestigiose e di maggiore rilevanza
scientifica - dove
vi sarebbero le risorse umane
per
affrontare adeguatamente il tema, e per sviluppare le
competenze associate si
migra verso Google (la prossima settimana la migrazione dell
Scuola Normale
Superiore, ovviamente con tutti i dati pregressi: La
Scuola Normale passa a Gmail http://normalenews.sns.it/la-normale-passa-a-gmail/
Il tema è complesso e multidisciplinare (non è
un caso chi abbia immediatamente
percepito il rischio e attivato questa discussione, sia stato
un docente del
dipartimento di cultura, politica e società e non del
dipartimento di
informatica o di ingegneria).
La complessità, l'opacità di contratti, la non
trasparenza del trattamento
dei dati e degli algoritmi di analisi e aggregazione, la
rapida evoluzione di
questi algoritmi (in particolare di quelli proprietari), rende
difficile
perfino a gruppi di lavoro che si occupano da decenni dei temi
da decenni in
gruppi di lavoro, comprendere pienamente le implicazioni e
rischi.
Personalmente penso che proporre che possa
essere una scelta individuale:
di un individuo che è occupato in altro e non ha né tempo né
interesse né
strumenti per valutare le implicazioni, sia velleitario (un
po' come il
consenso informato). E' - come scrive Quintarelli -, una
scelta politica che
spetta al governo; in un paese democratico spetta a noi
preparare
interrogazioni, creare e sostenere proposte e soluzioni
concrete. Dire:
"non abbiamo fondi, Google funziona, trascuriamo le
implicazioni" mi
sembra un pericoloso alibi, che può essere applicato a tutti i
servizi
immateriali nel futuro.
Come dice
J.Carlos
"l'email di un ateneo richiede personale qualificato", quindi
competenze che stiamo perdendo.
La specifica questione dell'email va collocata
nel contesto più ampio,
che riguarda non solo
la specifica
università, ma il futuro del paese: vogliamo perdere
competenze nel settore
postindustriale di maggiore sviluppo: quello dei servizi
(insieme ai servizi
finanziari) ?
Qualunque governo serio - insieme ai suoi
cittadini - dovrebbe porsi queste
domande: quale il ruolo del paese nella divisione
internazionale del lavoro;
cosa si produce e esporta oggi e cosa si vorrebbe produrre e
esportare in
futuro; come andare in questa direzione; come riconquistare
l'indipendenza e la
sovranità economica e tecnologica nei settori scelti; come
sviluppare i saperi
e le competenze locali, come formare e attrarre intelligenze e
saperi,
competenze e cervelli invece di esportarli....... quale in
questo il ruolo
dello stato, ruolo che ricomincia ad essere nuovamente
riconosciuto, vedi ad esempio il libro di una
altra expat: Mariana
Mazzuccato The entrepreneurial state (appena tradotto anche in
Italiano).
Tornando alla gestione delle e-mail degli atenei
italiani.
Escluderei le soluzioni estreme:
- continuare la gestione attuale ateneo per
ateneo
- delega completa a Google
- una gestione opaca e centralizzata, ma
italiana
A seguito di un approfondimento, e ad una
discussione che renda espliciti
bisogni e requisiti - si può trovare una soluzione intermedia.
Decentrata e distribuita, con server in Italia,
un sistema risultato
dell'integrazione di moduli software esclusivamente in open
source e con
licenze aperte; sviluppati in comune da più istituti di
ricerca e università (molto
esiste già); con sistemi di criptaggio che garantiscano
privacy e rispetto dei
requisiti. Da implementare in modo distribuito (ed evolutivo)
in alcuni atenei e centri CNR, con personale (che
svilupperebbe competenze a più
ampio spettro, quale security interoperability...), e che possa anche
formare gli utenti ad un uso responsabile dei sistemi di
comunicazione
elettronica.
Francesco Nachira
Sarei cauto nel prospettare soluzioni centralizzate patrocinate dal MIUR. Al 90% si finirebbe con una soluzione CINECA che potrebbe anche essere valida dal punto di vista tecnico ma avrebbe probabilmente una semplicità di utilizzo prossima allo zero. IL risultato finale sarebbe quindi quello di continuare ad avere docenti e altro che utilizzano soluzioni private (gmail) per la loro posta istituzionale. Porto i miei 2 cents alla discussione perché per molti anni sono stato in un ateneo (Urbino) dove il passaggio a G Edu è stato fatto già da molti anni. Ovviamente la cosa è stata decisa centralmente sulla base di considerazioni tecniche (il servizio sarà migliore e più affidabile di quello interno) ed economiche (l’ateneo risparmierà x mila euro e l’ateneo non ha i soldi per piangere). C’è da dire che l’intero sistema offerto da Google è assolutamente interessante ed è molto più della sola email ed in prospettiva includerà anche classroom (http://www.google.com/edu/classroom/). A urbino le voci contro furono minime (o nulle) e tutto il personale è felicemente migrato su gEdu dopo anni di terribili esperienze con il mailer interno. Un aspetto interessante per la discussione potrebbe essere che in Danimarca - mia attuale collocazione - l’areneo ha optato per la soluzione Outlook di MS essenzialmente perché (a quanto mi è stato detto) era l’unica che permetteva di avere i server del servizio in territorio Danese. Attenzione però i server sono sempre di MS (quindi in realtà la soluzione è molto simile a quella di Google) ma MS può cagantire che i dati siano fisicamente su server in territorio danese. Può essere utile notare che in questo caso la soluzione non sia stat guidata da necessità di budget ma esclusivamente dalla volontà di usare in maniera più razionale le risorse. Può sempre essere utile sottolineare come, almeno nel mio ateneo, al momento il nodo dolente sia rappresentato da Dropbox. Regolamenti nazionali e locali che vietano la conservazione di dati su server privati esterni all’ateneo e TUTTI i docenti o ricercatori che per poter collaborare agevolmente oramai non ne possono più fare a meno. A quanto ne so era in sviluppo una soluzione “interna” una sorta di Dropbox danese… ma non mi sorprenderebbe se fosse solo un tentativo di retroguardia. l. Luca Rossi Assistant Professor Section: Culture, Aesthetics, Organisations and Society Digital Media & Communication Research Group (DMC) Digital Culture Research Group (DC) IT University of Copenhagen Rued Langgaards Vej, 7 2300, København S. Danmark lucr@itu.dk On 07/Monday/, at 12:24, M. Fioretti <mfioretti@nexaima.net> wrote:On Mon, Jul 07, 2014 11:03:19 AM +0200, J.C. DE MARTIN wrote:per far capire a tutti che gestire bene l'email di un ateneo richiede euro e richiede personale qualificato.Non è forse inutile complicare questo particolare caso con gli atenei che non hanno più una lira? è cosa verissima e drammatica, ma è davvero rilevante? Oppure è un modo per spingere direttamente verso una soluzione seria? Dire no a Gmail mica vuol dire "ogni ateneo deve farsi pagarsi e gestirsi la sua posta da solo". Sono anni che quasi tutti noi più o meno "dell'ambiente" stiamo facendo due scatole così sul (G) cloud a chiunque sia tanto sfigato da finirci davanti, perché abbatte moltissimo i costi di gestione, personale ecc. Se è così, questo non è proprio un caso fatto su misura per essere risolto in quel modo? Chiedendo al MIUR SOLO di mettere subito su UN sistema comune, anziché soldi per server "scollegati" di ogni ateneo? Marco http://mfioretti.com _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa