Il 17/09/20 08:25, Roberto Resoli ha scritto:
Era solo un esempio, Stefano. Se vuoi posso citarne un altro, forse piú pertinente.
Antonio è uno dei maggiori esperti italiani di Firma Digitale, che forse è una delle materie strutturalmente piú importanti nella PA.
Antonio è stato il primo a pubblicare in sw libero codice che permetteva di utilizzare gli strumenti di firma di allora, ed è collaboratore stabile di OpenSC.
Eppure da un certo momento in poi nel suo ente è apparso un regolamento che vieta ai dipendenti di pubblicare codice relativo alla firma digitale.
rob
Essendo questo il modo in cui la PA sfrutta il talento dei suoi dipendenti più capaci, posso solo immaginare cosa succederebbe se si chiedesse ai bravissimi componenti del Team digitale di lavorare a tempo pieno in una pubblica amministrazione. (Che tra l'altro si sono già accorti di alcune cose, magari cercando di utilizzare una cosa semplice semplice come il Codice di Avviamento Postale in una delle loro app ...) Il problema fondamentale di chi lavora con coscienza nella PA è di essere molto spesso considerato poco più di un parassita che, raggiunto l'agognato "posto sicuro", tira i remi in barca e vivacchia pensando alle ferie. E' anche un problema strutturale della PA, perché questa immagine repellente scaccia i talenti che ovviamente vogliono crescere in professionalità dove è loro consentito. Come dice Mariana Mazzucato: "Per esempio in Inghilterra hanno creato un’agenzia che si chiama Government Digital Service ed è estremamente innovativa: la gente preferisce andare a lavorare lì invece di collaborare con le startup. All’inizio il governo aveva affidato la gestione del sito web a una famosa IT company, che poi però ha fatto cose che al governo non servivano, perché non aveva una visione pubblica e sociale. Il valore sociale deve essere un obiettivo e sì, certo, si può lavorare con Amazon e con le altre Internet company, però se non riusciamo a investire nella capacità interne e a diventare learning organizations non riusciremo mai ad attirare i giovani più brillanti e convincerli a lavorare per l’amministrazione pubblica. Se deve essere una Amazon o una Google ad aiutare la PA italiana, i giovani brillanti preferiranno farsi assumere direttamente lì. Perché devo lavorare per il governo se posso lavorare per Amazon che poi va a insegnare al governo come fare? Innovare si può, ma partendo da noi." E' stato lo stesso con il principio del "cloud first". Non si può parlare di cloud in astratto, e obbligando di fatto le amministrazioni ad utilizzarlo bloccando gli acquisti in hardware, senza prevedere *prima* una solida infrastruttura in mani pubbliche, o quantomeno in accordo con realtà nazionali, su cui migrare i servizi. Il doppio risultato è che: 1) le PA concepiscono il cloud come "mettere i server in Amazon oppure in Azure", versando fiumi di denaro e di dati nelle casse di aziende che, come ha sancito la Corte Europea in luglio, non possono garantire una protezione adeguata ai dati personali dei cittadini UE. 2) I dipendenti della PA perderanno le competenze sul lato infrastrutturale, aumentando la dipendenza dalle suddette aziende. I privati italiani che hanno fatto investimenti lungimiranti (penso al bellissimo data center di Aruba a Bergamo) continueranno tra gli stenti, oppure stringeranno accordi con le suddette ditte (vedi TIM e Google). rob