Quello in oggetto è il titolo di un articolo di Alessandro Longo di un paio di giorni fa [1] che termina con: "A volte la cosiddetta innovazione va fermata. A volte, almeno, dobbiamo (sof)fermarci noi (per un po’): per riflettere sulla bontà di quell’innovazione e di come integrarla nell’umano, rendendola umana. Come dicono sempre più esperti di intelligenza artificiale e come suggerisce lo stesso Regolamento UE. Vanno tutelati così gli interessi di fruitori di quella tecnologia, ma anche dei lavoratori, sui cui diritti non possiamo permetterci passi indietro. Appunto: un’innovazione che fa fare passi indietro alla società non è un’innovazione; ma ha una funzione regressiva." Avevo scritto cose simili in questa lista un paio di mesi fa, sono quindi d'accordo con quanto detto da Longo. Una piccola chiosa storica. Agli inizi degli anni Sessanta, a guidare l'ARPA c'era Jack Ruina [2]. Anni dopo, ad una intervista, a chi gli chiese cosa si aspettassero i militari dall'ARPA e dall'intelligenza artificiale, rispose: "L'idea che avevano era di immettere in un potente calcolatore informazioni qualitative del tipo: 'Il comandante dell'aviazione ha bevuto due Martini' oppure ' Khrushchev non legge la Pravda il lunedì' e il computer avrebbe recitato la parte di Sherlock Holmes, e ne avrebbe concluso che i russi stavano costruendo un missile MX-72, o qualcosa del genere." Sia Ruina che Joseph Licklider [3] cercarono di mettere un freno a questo "modo idiota di procedere" [parole loro]. Poco tempo dopo un altro "pioniere dell'informatica moderna", tale Douglas Engelbart [4] (se usiamo il 'mouse' è anche grazie a lui) faticò a far passare l'idea di "intelligenza aumentata", il suo "Augmenting Human Intellect" [5] anticipava il computer e internet di qualche decennio. Engelbart capì subito che i fautori dell'intelligenza artificiale erano i suoi nemici filosofici. La loro "missione" era rimpiazzare gli esseri umani con della macchine, mentre la sua visione consisteva nell'estendere le capacità dell'uomo. Ruina, Licklider, Engelbart, e poi Stallman e molti altri, gente che non si limitava a seguire il "mainstream". Sessant'anni dopo le cose non sono cambiate di molto Al posto dei tecnici in camice bianco che inseriscono schede perforate negli enormi mainframe per "individuare modelli comportamentali fra gli alti ufficiali sovietici", ci siamo noi che, volontariamente e gratuitamente, immettiamo continuamente dati nella "megamacchina" che è la rete. E dall'altra parte c'è ancora chi, per interesse economico, politico o militare, prova ancora a "individuare modelli comportamentali", stavolta non degli odiati russi ma di tutti noi. Se c'è un compito a cui l'università dovrebbe adempiere è quello di formare degli "Engelbart" dotati di spirito critico e la forza e il coraggio di sapere andare controcorrente (anche se questo dovesse significare abbandonare il "proprio settore" per dedicarsi ad altri "campi di ricerca"). Antonio [1] https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/se-linnovazione-ci-fa-male-da... [2] https://en.wikipedia.org/wiki/Jack_Ruina [3] https://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Licklider [4] https://it.wikipedia.org/wiki/Douglas_Engelbart [5] https://www.dougengelbart.org/content/view/138