Pezzo scritto da Daphne Keller, former associate general counsel di Google. Una delle più prolifiche autrici di blog, articoli divulgativi etc. contro il right to be forgotten in E.U. Soliti accostamenti fra E.U. e China, con la new entry dell’Iran (l'ultima volta in un altro articolo sul NYtimes si citava la Russia)… tecniche giornalistiche da “accostamento suggestivo” direbbe la Cassazione nostrana (v. più sotto il riferimento ai Panama Papers, che non si coglie come siano correlati al tema). E' poi errato dire che "a European government can control what people all over the world get to see on the Internet". In primo luogo l'effetto di de-indicizzazione non è conseguente alla scelta di un governo, ma deriva dall’esercizio di un diritto fomentale da parte del soggetto interessato, previo il sindacato di un’autorità indipendente (salvo l’accoglimento della pretesa da parte del gestore del motore di ricerca, che ne condivida la fondatezza). Secondariamente, non sono dei generici “French regulators” ad avere deciso, ma un’autorità indipendente (il garante francese, CNIL), in applicazione delle disposizioni attuative di una direttiva europea. Uno scenario un po’ diverso da quanto accade altrove in cui sono i governi ad agire con mandato politico sui contenuti online. L’autrice vede il right ot be forgotten come “a big step away from the Internet’s promise of universally accessible information”? Può essere, ma è anche un passo avanti verso la tutela dei diritti. Accedere a tutte le informazioni possibili online non necessariamente è in linea con la tutela dei diritti. Forse la Keller dovrebbe leggersi quanto suggerisce lo stesso Eric E. Schmidt http://www.nytimes.com/2015/12/07/opinion/eric-schmidt-on-how-to-build-a-bet... Quando poi vedo i riferimenti alle barriere d’ingresso al mercato, mi viene in mente che forse il problema principale qui non è il right to be forgotten e pare questo sentore sia diffuso anche dalle parti dell’antitrust europeo. Vero che "applying those national laws to the Internet needs to be handled with more nuance and concern", ma vale per molte altre normative (non solo quelle sulla data protection) e vale su entrambi i lati dell'Atlantico (v. attività agenzie US in materia di national security, law enforcement and public interests purposes). Molti spunti dunque, ma necessiterebbero di un’analisi di altro tenore, in cui potrebbero più compiutamente trovar posto le opportune critiche a certe pulsioni di extraterritorialità che talvolta connotano alcune autorità garanti europee ed alle motivazioni con cui la CNIL ha ritenuto inadeguata la soluzione proposta da Google basata sul geo-blocking (https://www.cnil.fr/en/right-be-delisted-cnil-restricted-committee-imposes-e... ). AM -- Alessandro Mantelero Politecnico di Torino Nexa Center for Internet and Society | Director of Privacy European Data Protection Law Review | Associate Editor http://staff.polito.it/alessandro.mantelero On Mon, 25 Apr 2016 19:45:30 +0200 Guido Gorgoni <guido.gorgoni@unipd.it> wrote:
Un'opinione forse scontata ma interessante sulle implicazioni del diritto all'oblio publicata sul NY Times di oggi:
"In a concession to regulators, Google is changing that now, using “geo-blocking” technology to control what European users can see. Under the new system, Google will not only remove links on, say, google.fr, but it will block users in France from seeing those links on any other Google country site, or google.com itself. Unless they use tools like virtual private networks to disguise their locations, users in those countries will see pruned search results.
Some say this is a logical solution — avoiding global deletion, while letting a sovereign state enforce its laws, within its borders. But it is a big step away from the Internet’s promise of universally accessible information, and a big step toward a world of “splinternets.” [...]
Privacy is a real issue, and shouldn’t be ignored in the Internet age. But applying those national laws to the Internet needs to be handled with more nuance and concern. These developments should not be driven only by privacy regulators. State departments, trade and justice ministries and telecom regulators in France and other European countries should be demanding a place at the table. So should free-expression advocates."
full text: http://www.nytimes.com/2016/04/25/opinion/europes-web-privacy-rules-bad-for-...
Ciao Guido
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Guido Gorgoni Ricercatore in Filosofia del Diritto (Assistant Professor in Legal Theory) Dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali (Department of Political Science, Law, and International Studies) Università di Padova (University of Padua) via VIII febbraio, 2 35122 - Padova, Italy tel (+39) 049 827 3441 fax (+39) 049 827 3479 guido.gorgoni@unipd.it _________________________________________________________