Ciao Giovanni, On 5/10/21 2:33 PM, Giovanni Biscuolo wrote:
Detto questo, voglio semplicemente sottolineare che il problema del sabotaggio dell'interoperabilità dei formati (dei contenuti digitali) e del relativo lock-in che ne deriva è qualcosa che a livello di organi di standardizzazione si sta affrontando da circa 20 anni... e siamo ancora nella situazione che tu descrivi sotto:
Ovvero una situazione nella quale, dopo anni di battaglie e milioni di anni in ore/uomo a fare reverse engineering per ottenere software interoperabile, tu con la tua esperienza ci informi che MS spende milioni di dollari per /scombinare/ (cambiare quasi completamente) il formato OOXML /non standard/ [1] ogni 4/6 settimane.
Facendo una semplicissima analisi su un documento di testo di due pagine, ricreato ogni volta per evitare di trascinarsi dietro la storia delle modifiche, si dimostra facilmente come nel caso di un file DOCX la sintassi dei contenuti XML cambia con una frequenza compresa tra il mese e i due mesi, e che le modifiche avvengono sempre dopo l'aggiornamento periodico alla sicurezza (ovviamente, nel change log non c'è nessun riferimento al formato dei documenti, ma parliamo di software proprietario, per cui non c'è da meravigliarsi). Tanto per dare un'idea della portata delle modifiche, a fronte di un ODF che descrive le due pagine con 222 righe di XML (per totale trasparenza, in un caso 223), andiamo da poco meno di 1000 righe di XML a oltre 13000 righe di XML per gli stessi (identici) contenuti, con passaggi da small a large che non hanno alcun senso e non seguono nessuna logica. In un primo momento, MS Office scriveva i file in modo diverso - la sintassi XML - in base a fuso orario e ora, ma dopo che questo è stato dimostrato dal sottoscritto durante un talk pubblico, a cui assisteva il CTO di Microsoft Italia, è passato alla modalità attuale. Ovviamente, la versione desktop scrive XML diverso dalla versione cloud, e questo per ciascuna "coppia" di software: MS Office Desktop Full e il suo corrispettivo cloud, MS Office Home & SMB e il suo corrispettivo cloud, eccetera.
Ho l'impressione quindi che gli standard dei formati non stiano riuscendo nella loro "mission" di interrompere il fenomeno del lock-in, in questo purtroppo aiutati da una certa qual ambiguità tra formato standard e sua denominazione commerciale, tanto che ancora oggi, nel 2021, ci sono amministrazioni che richiedono ai cittadini di utilizzare software proprietario per compilare form in PDF... che sono in PDF ma non in "standard PDF" (anzi sì, ma lo standard prevede delle estensioni proprietarie, olè) e /quindi/ l'amministrazione _per questo_ se ne lava le mani.
Adobe ha imparato la lezione da Microsoft, per cui il "vecchio" PDF ante standardizzazione ISO - quello rilasciato nel 1992/3 da John Warnock, il suo inventore, con cui ho collaborato dal 1989 al 2006 - era molto più standard di quello attuale, riconosciuto da ISO, perché John difendeva a spada tratta il rispetto delle specifiche (proprietarie ma pubbliche) in quanto sosteneva che solo in questo modo il formato avrebbe garantito la necessaria trasparenza agli utenti (ma parliamo di un genio, che nella sua vita ha inventato EPS e PDF, e sviluppato PhotoShop). ISO ha bisogno di soldi, e quindi se ne fotte ampiamente degli standard se questi non garantiscono soldi a sufficienza. Ovviamente, Microsoft lo sa benissimo, e sfrutta la situazione. Inoltre, sfrutta la sua capacità di affrontare qualsiasi problema in modo strategico, per cui - proprio nel caso di XML - ha fatto il diavolo a quattro perché nel team ci fosse anche un suo esponente, Jean Paoli, perché voleva introdurre il concetto di flessibilità nelle specifiche dello XML Schema, che è stato l'unico contributo dello stesso Jean Paoli (mentre tutto il resto lo ha fatto il canadese Tim Bray, all'epoca dipendente Sun). Oggi, l'introduzione della flessibilità nello XML Schema porta a OOXML e al suo XML Schema assolutamente illeggibile (mentre XML dovrebbe essere sempre "human readable") che è alla base delle schifezze di cui sopra.
Quindi da una parte abbiamo gli standard (sort of) dall'altra abbiamo l'Art. 68 del CAD che NON stanno riuscendo a impedire situazioni come questa:
Secondo te cosa sta andando storto?
Dire tutto è quasi riduttivo. Bisognerebbe fare tabula rasa, e ripartire da zero con nuove regole certe sugli standard, per cui - per esempio - è impossibile usare la stessa estensione per un formato standard e un formato non standard.
Ho l'impressione che se ad un certo punto non ci sarà una volontà POLITICA di /rottura/ del lock-in con conseguenti seri piani di migrazione al **software libero**, che /automaticamente/ si porta dietro interoperabilità dei formati (che siano standardizzati o meno), allora tra 20 anni saremo ancora qui a chiederci cosa sta andando storto e a "litigare" tra di noi per decidere di chi è la colpa di tale inefficacia.
Ci vorrebbe una volontà politiva trasversale sia a livello europeo sia nei singoli Paesi, e questo parlando solo dell'Europa. In questo momento l'unica cosa che mi viene in mente è affidare a Audrey Tang, ministra transgender dell'innovazione del Governo di Taiwan, i pieni poteri, così come ha fatto a Taiwan (il suo primo messaggio agli altri ministri, a cui aveva appena dettato la strategia sulla trasparenza, per cui tutti i contenuti delle riunioni che avvengono negli uffici dei ministri vengono trascritti da volontari e pubblicati online entro 24 ore, è stato: e non dite che non potete farlo perché non avete le risorse, perché ho appena rilasciato il software open source per il server che gestisce tutto il sistema, e pago io l'infrastruttura). Audrey Tang ha scelto ODF, e Taiwan sta migrando a ODF a tutti i livelli con corsi di formazione a cui partecipano migliaia di persone. Scusate la lunghezza. Ciao, Italo -- Italo Vignoli - italo@vignoli.org mobile/signal +39.348.5653829 GPG Key ID - 0xAAB8D5C0 DB75 1534 3FD0 EA5F 56B5 FDA6 DE82 934C AAB8 D5C0