Ringrazio JC per la segnalazione:

http://blogs.berkeley.edu/2013/03/06/the-good-not-so-good-and-long-view-on-google-mail

Considerazioni molto interessanti e quesiti concreti che sarebbe bene porre in tema di big data mining e data privacy assurance.

La considerazione finale però contraddice l'esposizione:

Google will have few if any incentives to develop privacy-enhancing technologies for our communications platform, such as a workable encryption infrastructure.  As it stands, the contract creates no incentives or requirements for development of such technologies, and in fact, such development runs counter to Google’s interests.

Lo stesso autore menziona la two-factor authentication e l'adozione di standard governativi e bancari di protezione dei dati, inclusa l'opzione di escludere la possibilità di deep data mining.

A mio modesto parere si dovrebbero meglio definire e standardizzare questi diversi livelli di protezione dei dati in modo da renderli standard opzioni di mercato. Questo dovrebbe fare la unione europea, invece di perdere tempo nella guerra contro i cookies.

Se lo stesso autore ammette che la two-factor authentication non viene usata in Berkeley (contraddicendo le esposte esigenze di data security) significa invece che Google e altri fornitori centrali di servizi di outsourcing diffuso, come Amazon, Microsoft e molti altri stanno rendendo disponibili a tutti le migliori tecnologie di protezione dei dati.

Google ha anche implementato variazioni alla vm java per garantire con la sandbox una separatezza dei dati e la stessa google ha il peso per indirizzare lo sviluppo di chi agisce sui dati come Cisco Systems e VMware.

In sostanza ne beneficiamo tutti, anche a livello consumer. :-)

Buona Pasqua!

MAB