Gentilissime e gentilissimi nexiani, tecnicamente parlando, e anche strategicamente, avere un sistema di posta elettronica on-premise è sicuramente la soluzione migliore. Ma un sistema di questo tipo, che offre caselle mail a decine di migliaia di utenti (qualche volta anche centinaia di migliaia) richiede competenze sistemistiche non banali e una attenzione e cura quasi quotidiana, come ben sa chi si è trovato a gestire sistemi di questo tipo. Già questo aspetto, a fronte dei continui tagli ai fondi di finanziamento, al blocco delle assunzioni e alle retribuzioni per il personale tecnico-informatico assolutamente non adeguate, è uno scoglio difficile da superare e non tutti gli Atenei potrebbero permetterselo. Ma se ne aggiunge un'altro, politico, che forse è ancora più grande: la posta elettronica è considerata una commodity, non un asset strategico. Significa che averla in casa non porta alcuna percezione di valore aggiunto alla governance ma, in caso di problemi (e ce ne sono, di problemi tecnici...) le ripercussioni sotto gli aspetti reputazionali per l'ufficio IT e relativi responsabili/dirigenti sarebbero enormi. La posta elettronica **deve** funzionare e se c'è chi mi offre il servizio a costo zero (Google, MS...), senza dover investire in personale, competenze e "ferro", perché mai io **Governance** non dovrei approfittarne? E poi, sono ormai tutti su Google/MS, Ministero compreso, quindi perché io Ateneo non dovrei farlo, accollandomi costi non indifferenti? Da parte del Dirigente, il ragionamento è analogo: perché mai dovrei rischiare ripercussioni anche sul piano di carriera per un servizio che ormai deve funzionare? Passo su Google/MS e, nel caso ci siano problemi (perché anche Google/MS qualche volta hanno problemi...), la responsabilità sarà loro. Semplicemente questo. MP Il giorno mar 16 set 2025 alle ore 11:13 Flavia Marzano < flavia.marzano@gmail.com> ha scritto:
Alla faccia della normativa (Codice dell'Amministrazione Digitale) Alla faccia della sovranità dei dati e della privacy Alla faccia dell'interoperabilità e degli open data Alla faccia...
"adottare una soluzione open source per la posta elettronica permette a un’università di essere *autonoma, trasparente, sostenibile e coerente con la propria missione educativa*, oltre a proteggere meglio dati sensibili e investimenti a lungo termine" così dice chatgpt
Flavia Marzano
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Il giorno mar 16 set 2025 alle ore 10:40 Giuseppe Attardi < attardi@di.unipi.it> ha scritto:
L’Università di Pisa, che finora gestiva in proprio il servizio di posta elettronica, prima con SW OS (https://garr.tv/w/poQX2ELhBFoFUcZWSyjNnH <https://garr.tv/w/poQX2ELhBFoFUcZWSyjNnH>) e poi con Microsoft Exchange, (e)migra sul Cloud Microsoft.
— Beppe
-- Michele Pinassi Ufficio Esercizio e tecnologie - Università degli Studi di Siena tel: 0577.(23)5000 - helpdesk@unisi.it PGP/GPG key fingerprint 6EC4 9905 84F5 1537 9AB6 33E7 14FC 37E5 3C24 B98E