Buongionro Italo, grazie mille per la tua testimonianza. Approfitto di questo tuo intervento per chiedere un tuo parere sul tema degli standard dei formati. Italo Vignoli <italo@vignoli.org> writes: [...]
le considerazioni sulla scarsa conoscenza dei formati standard è comunque valida perché è un problema che affronto quotidianamente, sia quando cerco di aiutare le aziende a sganciarsi dal lock-in del formato OOXML - che è molto più solido e strutturato di quanto si pensi - sia nel mio ruolo di chairman del progetto ODF Advocacy di OASIS.
Conosco il tuo forte impegno sui formati standard e vorrei che sia chiaro oltre ogni ragionevole dubbio che di questo sono profondamente grato a te e tutti quelli che se ne sono occupati e se ne occupano. Detto questo, voglio semplicemente sottolineare che il problema del sabotaggio dell'interoperabilità dei formati (dei contenuti digitali) e del relativo lock-in che ne deriva è qualcosa che a livello di organi di standardizzazione si sta affrontando da circa 20 anni... e siamo ancora nella situazione che tu descrivi sotto: [...]
Comunque, oggi il lock-in è legato ai contenuti, e non alle tecnologie, perché altrimenti Microsoft non avrebbe alcun problema a supportare in modo corretto ODF - che invece continua a supportare in modo intenzionalmente pedestre - e non spenderebbe milioni di dollari per gestire tutte le versioni di OOXML (una diversa per ciascuna versione di MS Office, che cambia quasi completamente ogni quattro/sei settimane).
Ovvero una situazione nella quale, dopo anni di battaglie e milioni di anni in ore/uomo a fare reverse engineering per ottenere software interoperabile, tu con la tua esperienza ci informi che MS spende milioni di dollari per /scombinare/ (cambiare quasi completamente) il formato OOXML /non standard/ [1] ogni 4/6 settimane. Ho l'impressione quindi che gli standard dei formati non stiano riuscendo nella loro "mission" di interrompere il fenomeno del lock-in, in questo purtroppo aiutati da una certa qual ambiguità tra formato standard e sua denominazione commerciale, tanto che ancora oggi, nel 2021, ci sono amministrazioni che richiedono ai cittadini di utilizzare software proprietario per compilare form in PDF... che sono in PDF ma non in "standard PDF" (anzi sì, ma lo standard prevede delle estensioni proprietarie, olè) e /quindi/ l'amministrazione _per questo_ se ne lava le mani. Quindi da una parte abbiamo gli standard (sort of) dall'altra abbiamo l'Art. 68 del CAD che NON stanno riuscendo a impedire situazioni come questa: https://www.ils.org/2020/12/20/formati-digitali-esposto-corte-conti.html --8<---------------cut here---------------start------------->8--- uno dei maggiori fornitori di software gestionale documentale, adottato da circa 1700 comuni in tutta Italia, supporta esclusivamente documenti prodotti nei formati proprietari gestiti da Microsoft Office, di cui raccomanda caldamente l’utilizzo (alimentando inoltre la sua propria attività di rivendita di licenze). --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Secondo te cosa sta andando storto? Ho l'impressione che se ad un certo punto non ci sarà una volontà POLITICA di /rottura/ del lock-in con conseguenti seri piani di migrazione al **software libero**, che /automaticamente/ si porta dietro interoperabilità dei formati (che siano standardizzati o meno), allora tra 20 anni saremo ancora qui a chiederci cosa sta andando storto e a "litigare" tra di noi per decidere di chi è la colpa di tale inefficacia. Cosa ne pensi? Ciao, Giovanni. [...] [1] molti non sanno che per una serie di strani tecnicismi consentiti dalle norme sugli standard dei formati è possibile far approvare un formato standard e /contemporaneamente/ estenderlo con parti NON standard continuando a /giocare/ con l'ambiguità dichiarandolo come standard: esempio le /estensioni/ standard proprietarie del formato PDF: https://en.wikipedia.org/wiki/PDF#History -- Giovanni Biscuolo Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché.