Grazie Juan Carlos, non lo conoscevo. On Thu, 24 Mar 2022 11:12:08 +0100 J.C. DE MARTIN wrote:
https://www.slow-news.com/lideologia-sociale-della-macchina/
Lo condivido in questa sede anche se non parla di digitale perché mi sembra metodologicamente utile quando si riflette di tecnologia (digitale incluso).
Una lettura interessantissima: di seguito provo a riproporne alcuni passaggi sostituendo poche parole nel testo, giusto per evidenziarne l'estrema attualità nel contesto cibernetico attuale. Prima però non posso che osservare con estrema tristezza che, nonostante la lucidità dell'analisi, dopo 50 anni, la città (e la società) è ancora dominata dall'automobile e solo la tecnologia (reti ad alta velocità, processori molto potenti, nuovi sistemi di codifica audio video etc...) hanno potuto sottrarre _alcuni_ cittadini al dominio dell'autoveicolo. Ed evidentemente (ma non ovviamente) la pandemia. Solo 2 anni fa, anche in un'azienda informatica relativamente moderna come quella in cui lavoro, il lavoro a distanza avrebbe ricevuto forte opposizione dal management (ed in effetti HA ricevuto forte opposizione all'inizio della pandemia, quando molti erano spaventati dal virus e chiedevano di lavorare da casa). Nulla di nuovo sotto il sole, peraltro. Solo la tecnologia può spodestare un potere fondato sulla tecnologia. Ma oggi ci ritroviamo in una società cibernetica dominata da automatismi che rafforzano i rapporti di potere precedenti. E noi, come Gorz e Illich, ne siamo consapevoli. Dunque ti/vi chiedo: perché la loro analisi non ha prodotto cambiamenti? Che errori hanno compiuto? Quali occasioni non hanno sfruttato? Non sono domande retoriche: per favore, provate a rispondere. Dobbiamo urgentemente imparare dal passato. Giacomo _______ Il vizio profondo dei sorgenti del software è che sono come i castelli o le ville in costiera: dei beni di lusso inventati per il piacere esclusivo di una minoranza di ricchissimi e di cui nulla, nella loro concezione e nella loro natura, era destinato al popolo. [...] Per questo, nella sua concezione come per la sua destinazione originale, il sorgente del software è un bene di lusso. E il lusso, per sua stessa essenza, non si può democratizzare: se tutto il mondo ha accesso al lusso, nessuno ne può più trarre vantaggio [...] la diffusione del software proprietario ha spodestato il software libero, modificato l’informatica e l’habitat e trasferito sulle macchine le funzioni che la sua stessa diffusione ha reso necessarie. Paradosso del software as a service: in apparenza, concede ai suoi proprietari una indipendenza illimitata, permettendo loro di non possedere hardware o amministrare software. Ma, in realtà, questa autonomia apparente aveva come lato oscuro la dipendenza totale [...] l'utente avrebbe avuto un rapporto definito da ToS incomprensibili, e non di possessore e gestore, con il device di cui formalmente era proprietario. [...] I capitalisti della sorveglianza sono stati i primi a godere dei benefici che potevano derivare dall'uso diffuso del SaaS [...] La situazione che ogni capitalista sognava si stava per realizzare: tutti sarebbero diventati dipendenti per i propri bisogni quotidiani di un prodotto di cui una sola industria deteneva il monopolio. [...] [NOTA: la frase precedente non ha subito alcuna sostituzione!]