Sapevate che in Italia la commissione responsabile di allocare
1 milione di euro per sperimentare il voto elettronico remoto
non produce verbali e i cui componenti sono stati nominati in
sordina?
Ecco inchiesta giornalistica che spiega bene:
Questo nasce dalla interrogazione parlamentare della deputata
Nissoli alla Ministra Lamorgese dell'11 Settembre, dalla cui
risposta emerge l'esistenza del comitato.
Il 4 Ottobre ho fatto una richiesta FOIA ai ministeri
competenti, ottenendo l'elenco dei membri e la notizia
dell'assenza di verbalizzazione:
https://www.linkiesta.it/wp-content/uploads/2020/11/commissione-voto-elettronico.pdf
Ricordiamo come negli US è talmente sensibile il tema, che è
affrontato con audizioni pubbliche di esperti presso il
congresso e gli apparati di sicurezza nazionale hanno detto la
loro ben prima.
A questo punto auspichiamo un prossimo intervento del
Copasir con richiesta di audizioni dei soggetti coinvolti sul
tema, ma sopratutto un intervento della politica per audizioni
pubbliche di esperti giuristi, politici, tecnologhi e di
sicurezza delle informazioni.
Questo è anche un invito, come Comitato per i Requisiti del
Voto in Democrazia
https://crvd.org, a tenere
"attenzionato" il tema, troppo spesso sottovalutato fino al
patatrack.
Facciamoci un film dell'orrore:
Cosa sarebbe accaduto negli USA in questo transition period
se avessero avuto un sistema di voto elettronico remoto?
Ok, ora proviamo a riportarlo nello stivale:
Cosa sarebbe accaduto se non solo fosse stato introdotto un
sistema di voto elettronico remoto, ma fosse stato fatto sulla
base del prodotto software Terminus di Casaleggio?
La democrazia richiede fiducia nel sistema di voto, e
l'unico modo è non fidarsi, architetture distribuite di umani
e carta per riconteggio.
Fabio