Salve. Grazie per questa interessantissimo intervento.
Anzitutto mi corre l'obbligo di puntualizzare, a difesa dell'accademia tutta, che qualunque imprecisione nei miei interventi non va addebitata all'università (nemmeno per le poche nozioni che arrivano dai miei studi incompiuti di Scienze Politiche).
Appena possibile lo leggerò. Ahimè non sarà presto... e mi dispiace.
Direi anche legale!
Io sono tristemente consapevole della sudditanza culturale di cui parli.
Parte della responsabilità è, come spesso accade, politica (sto pensando alla Olivetti, che sarebbe potuta diventare una straordinaria potenza innovativa ma fu costretta ad inseguire un treno ormai passato).
In parte è del nostro sistema economico e industriale: dopo ridicoli eccessi del passato, oggi lo stipendio medio di uno sviluppatore in Italia è circa la metà di uno con pari esperienza in Inghilterra, Francia e Germania e meno di un quarto di quello negli stati uniti.
In parte però è anche dovuta ai meriti oggettivi della informatica statunitense, che per una ragione o per l'altra ha cambiato il mondo.
Il mondo è stato a guardare, principalmente per ignoranza delle autorità.
Ma la lingua dell'informatica è l'inglese e non per caso.
D'altro canto questa sudditanza è una caratteristica piuttosto italiana: il termine sudditanza accostata a nomi come Wirth, Torvalds, Tanenbaum o Dijkstra non può che far sorridere.
(Ci sarebbe sicuramente molto altro du cui riflettere, tocchi temi molto profondi e complessi... ed una analisi seria richiederebbe più di quanto posso offrire)
Certamente.
E ad alcuni degli hacker più in gamba che conosco viene l'orticaria a parlare di etica del software...
La realtà è sempre più ricca e complessa delle categorizzazioni che ne facciamo.
Purtuttavia, senza categorie diventa difficile ragionare.
Puoi elaborare?
Io come puoi immaginare preferisco l'italiano, Software Libero.
Ancora di più preferirei qualcosa tipo Hackers' Software, ad indicare che lo sviluppo è guidato anzitutto dalla curiosità e che libertà e condivisione sono logiche conseguenze.
Ma Free Software è una buona approssimazione, ed è quella che la storia ha scelto.
Vero, da un lato perché sfrutta l'ambiguità, dall'altro perché è un efficace strumento commerciale.
Ma in sé, non è peggiore del sistema capitalista in cui viene utilizzato.
Per chiarezza di ragionamento è meglio non confondere la critica del capitalismo con l'etica hacker.
Non si tratta qui di sudditanza culturale, ma di reale ortogonalità.
Gli hacker sono pronti a mettere in discussione qualunque cosa, incluso naturalmente il capitalismo.
Ma questo non significa, di per sé, che dispongano di alternative. Nè degli strumenti culturali per analizzarlo: l'onestà intellettuale aiuta, la curiosità aiuta... ma non si può sapere tutto.
Inoltre è sciocco pensare che un hacker impronti tutto il proprio sistema normativo intorno alla sola curiosità.
La curiosità caratterizza la sua attività come hacker ma sono persone complesse come le altre e sugli altri valori si possono confrontare e scontrare.
Gli hacker condividono una visione politica, ma solo per quanto riguarda la diffusione della conoscenza e la ricerca di tale conoscenza.
Sul resto discutono... e non sempre con la razionalità che adottano nei propri campi di competenza.
Non saprei...
La facoltà di vendere un software libero non è un obbligo.
E la licenza CC BY-NC-SA viene spesso usata non per impedire ma per controllare lo sfruttamento commerciale di un opera.
Inoltre lo sfruttamento economico del software libero ne può diffondere i valori.
Ricordo in Brasile a Teofilo Otoni, un gruppo di ragazzi che vendeva, legittimamente, una distribuzione brasiliana di GNU/Linux.
Attraverso questa attività intessevano relazioni economiche ma, come può immaginare chi conosca il Brasile, non solo economiche.
Insomma... la realtà è complessa. :-)
No. Direi che la FSF si limita al software.
Solo un idiota pretenderebbe di definire quali contributi culturali siano cultura libera e quali no.
La contraddizione è evidente!
Posto che la definizione della FSF si limita al software... questa affermazione rimane comunque interessante.
Chi siete? E cosa proponete?
Quali software avete sviluppato?
Che licenza avete utilizzato?
E questo è perfettamente legittimo!
Non delegittima però la definizione di Software Libero.
Non amo la confusione, ma le differenze fini a se stesse non superano il rasoio di Occam.
Me ne compiaccio.
Lo terrò presente per i miei prossimi manuali.
Non mi è chiara però quale sia la tua obbiezione.
Giacomo